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Martedì, 23 Aprile 2024
La nuova inchiesta

Sprechi Covid, indagato il super manager che piaceva a Beppe Grillo

Cosa ha deciso la Procura nei confronti di Marcello Minenna, il direttore generale delle Dogane sostituito da Giorgia Meloni. E cosa c'entra con l'importazione di mascherine non a norma

La premier Giorgia Meloni lo aveva sostituito a gennaio. Marcello Minenna, il supermanager gradito a Beppe Grillo, è stato l'unico dei tre direttori generali delle agenzie fiscali, a perdere il posto con il cambio di governo. La ragione la si scopre ora: la Procura di Roma ha concluso le indagini che, indirettamente, confermano come è stata bloccata l'inchiesta sull'importazione e la distribuzione di mascherine non a norma, durante la prima ondata di Covid-19. Minenna, allora al vertice dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, secondo il pubblico ministero è indagato per “violenza o minaccia per costringere a commettere un reato” (articolo 611 del codice penale), con l'aggravante di “avere commesso il fatto contro un pubblico ufficiale o una persona incaricata di un pubblico servizio... nell'atto o a causa dell'adempimento delle funzioni o del servizio” (articolo 61, comma 10), avere indotto i funzionari del suo ufficio in errore con l'inganno (articolo 48). E, infine, per calunnia (articolo 368) nei confronti di un investigatore, Miguel Martina, che stava indagando sulle commesse del governo di Giuseppe Conte durante l'emergenza. Dopo queste accuse infondate, Martina era stato privato degli accessi alle banche dati, tanto da dover sospendere gli accertamenti. “Uno stop voluto dalla politica”, rivela un dirigente in un audio, pubblicato in esclusiva da Today.it.

Si tratta di ipotesi di reato, non ancora confermate dal giudice per le indagini preliminari. Il sostituto procuratore, Antonia Giammaria, deve ora valutare le eventuali prove in difesa dell'indagato, che è assistito dagli avvocati Mario Casellato e Roberto D'Atri. Sempre secondo la Procura, Marcello Minenna avrebbe abusato del suo ruolo apicale e della sua qualità di pubblico ufficiale durante un colloquio avvenuto nel proprio ufficio nel febbraio 2020, alla presenza del funzionario dell'Antifrode Miguel Martina e del suo superiore gerarchico Gianfranco Brosco. Una condotta che sarebbe stata mantenuta fino al 26 novembre 2020 e nei giorni immediatamente successivi, quando il funzionario Martina viene interrogato durante un'audizione interna disposta dall'ex direttore generale.

ESCLUSIVO - L'audio dell'incontro che ha bloccato l'inchiesta

In tutto quel periodo, sostiene la Procura nell'avviso della conclusione delle indagini preliminari, Marcello Minenna, “abusando della sua qualità e dei suoi poteri di direttore dell'Agenzia delle dogane, usava minaccia, intesa quale prospettazione di un male ingiusto, per costringere Miguel Martina a compiere atti contra ius: cioè a rivelargli indebitamente notizie coperte dal segreto istruttorio, con particolare riguardo sia alle indagini che Martina stava conducendo sull'Agenzia delle dogane su delega dall'autorità giudiziaria e per le quali aveva eseguito numerosi accessi al sistema informatico dell'Agenzia, sia ai soggetti dipendenti di quest'ultima coinvolti nelle predette indagini”.

L'ipotesi di reato: minacce e calunnia

Dal documento della Procura di Roma si scopre inoltre che, sempre secondo le indagini, Marcello Minenna avrebbe ordinato al vicedirettore delle Dogane, Alessandro Canali, di licenziare Miguel Martina. Ma, al rifiuto di Canali, avrebbe chiesto al diretto superiore di Martina di revocargli tutte le password di accesso ai sistemi informatici dell'Agenzia delle dogane. All'ulteriore rifiuto del diretto superiore, Gianfranco Brosco, il blocco delle credenziali sarebbe poi stato disposto, sempre su richiesta di Minenna, dalla direzione generale, che trasferirà il funzionario Martina – “improvvisamente e senza alcuna fondata giustificazione”, spiega la Procura – all'Ufficio giochi dell'Agenzia: “Provocando così alla parte offesa un male ingiusto consistente nel demansionamento di fatto, con l'aggravante di aver commesso il fatto nei confronti di un altro pubblico ufficiale, cioè Miguel Martina, nella sua duplice veste di funzionario dell'Agenzia delle dogane e di polizia giudiziaria”.

Marcello Minenna nel 2019 con l'allora premier Giuseppe Conte (foto LaPresse)

Stando al risultato delle indagini, Martina andava insomma fermato. E su questa circostanza, i magistrati attribuiscono a Marcello Minenna – oggi assessore regionale all'Ambiente nella giunta di centrodestra in Calabria – anche i reati di calunnia e l'aver indotto gli altri dirigenti a sbagliare. L'ex direttore generale, scrive infatti il pubblico ministero, “induceva in errore il proprio direttore Maurizio Montemagno e gli faceva depositare presso la Procura della Repubblica di Roma la denuncia-querela nei confronti di Martina Miguel, datata 15 dicembre 2020, per accesso abusivo alle banche dati dell'Agenzia delle dogane e monopoli e dell'Agenzia delle entrate, incolpandolo falsamente, pur sapendolo innocente, di aver effettuato interrogazioni a predetti terminali senza alcuna autorizzazione. Mentre, al contrario, era pienamente a conoscenza della legittimità di quegli accessi in quanto avvenuti nell'ambito di indagini appositamente delegate dall'autorità giudiziaria, come lo stesso Martina gli aveva chiaramente riferito nel corso di diversi colloqui e nell'audit del 26 novembre 2020. Dunque avendo ben chiaro, all'atto della denuncia medesima, che il Martina fosse pienamente legittimato a espletare quegli accessi informatici”.

Le accuse infondate contro Miguel Martina

L'indagine appena conclusa si intreccia con la causa contro lo Stato avviata dall'ex vice di Minenna, Alessandro Canali, per presunte irregolarità subite. Canali, che secondo la Procura si era opposto alla denuncia contro il funzionario onesto, è stato licenziato dall'Agenzia delle dogane nel 2021. Dagli esposti di Canali sono confermati i rapporti tra Minenna e il fondatore del Movimento 5Stelle, Beppe Grillo, che non è coinvolto nell'indagine. “A tal proposito – segnala l'ex vicedirettore in un documento presentato in Procura – si depositano due messaggi whatsapp inviati dalla dottoressa B. e dal Minenna all'avvocato Canali all'inizio di settembre, dopo l'incontro avuto dalla B. e il Minenna con Beppe Grillo a Genova, in cui risulta evidente che la prospettazione di incarichi più elevati a Canali proveniva dalla coppia B.-Minenna”. I legali dell'ex direttore generale non hanno ancora risposto alla nostra richiesta di un commento. 

Dalla pagina Facebook dell'Agenzia delle dogane

Miguel Martina, denunciato ingiustamente dai suoi superiori, per il reato di cui era accusato rischiava fino a otto anni di carcere. Ma dopo gli accertamenti della polizia postale, la Procura di Roma ha dimostrato che si trattava di accuse infondate, come anticipato da Today.it, tanto da ottenere dal Tribunale l'archiviazione del procedimento. Una vicenda che lascia ancora in sospeso una domanda: perché tanto accanimento contro un funzionario onesto? Martina aveva già dimostrato il suo rigore facendo arrestare e condannare i responsabili di un tentativo di corruzione nei suoi confronti, che gli avevano offerto una tangente di due milioni. E per questo aveva anche ricevuto un encomio. Dagli atti dell'inchiesta archiviata risulta che lo 007 accusato ingiustamente stava indagando con la Procura non soltanto sulla truffa delle mascherine irregolari per un valore di centinaia di milioni esentasse: ma soprattutto su una presunta evasione fiscale nella vendita di carburanti alla pompa per oltre un miliardo e mezzo di euro.

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