Lo squalene ci aiuterà a sconfiggere il coronavirus e no, non dovremo sterminare gli squali

Fino a poco tempo fa lo squalene era una sostanza nota principalmente ai produttori di vaccini influenzali. Ora se ne torna a parlare come cura anti-covid ma che potrebbe portare ad uno sterminio degli squali: meglio fare chiarezza

Per salvarci dal coronavirus Sars-Cov-2 potrebbe essere necessario decimare la popolazione di squali. Se l'affermazione in se appare un po' ardita è bene capire perché l'allarme lanciato dall'associazione ambientalista Shark Allies è tutt'altro che campato per aria. Come spiega infatti Stefanie Brendl, fondatrice e direttrice dell'associazione, un ingrediente utilizzato in alcuni candidati al vaccino COVID-19 è lo squalene, un olio naturale prodotto nel fegato degli squali.

Sono necessari circa 3.000 squali per estrarre una tonnellata di squalene. Se la popolazione mondiale ricevesse una dose di un vaccino COVID-19 contenente l'olio di fegato, circa 250.000 squali dovrebbero essere macellati.

Che cosa è lo squalene

Lo squalene è un olio già utilizzato in medicina per aumentare la risposta immunitaria e l'azienda farmaceutica britannica GlaxoSmithKline attualmente lo utilizza come adiuvante nei vaccini antinfluenzali. La società ha detto che produrrà un miliardo di dosi di questo adiuvante per un potenziale utilizzo nei vaccini contro il coronavirus.

Lo squalene tuttavia non è una sostanza così rara: se nel fegato degli squali è infatti contenuto in grande quantità, lo si trova anche nei semi di amaranto, crusca di riso, germe di grano e nelle olive. Inoltre tutti gli organismi superiori producono squalene, inclusi gli esseri umani. Come spiega l'Istituto superiore di Sanità è stato dimostrato che la cute umana ne secerne una certa quantità nel sebo. Inoltre ce n'è abbastanza nell'uovo, nella carne e nell'olio di oliva.

Si tratta infatti di un composto addirittura essenziale per la vita in quanto viene usato dal nostro organismo come un "mattone" per costruire ormoni steroidei ed altre sostanze lipidiche. In particolare è l'intermedio essenziale per la sintesi di colesterolo che avviene nel fegato. Nella dieta media di un cittadino statunitense è stato calcolato che se ne ingerisce con la dieta normale circa 25 mg al giorno.

Lo squalene nei vaccini

Ma perché lo si usa? Fino a poco tempo fa lo squelene era una sostanza nota principalmente ai produttori di vaccini influenzali. Sia gli studi clinici che i dati di sorveglianza immunologica nei vaccinati, hanno dimostrato l'elevata capacità dello squalene come adiuvante nel potenziare la risposta anticorpale contro il virus influenzale, permettendo un notevole risparmio della quantità di antigene adoperato.

Pertanto il composto naturale viene adoperato artificialmente come emulsione in acqua ed iniettato per via intramuscolare e costituisce un potente adiuvante che rende possibile una efficace immunizzazione, in genere con una singola dose vaccinale (almeno negli adulti), a costi contenuti in termini di tollerabilità locale ed effetti sistemici lievi e generalmente transitori. 

L'uso degli adiuvanti infatti ha un contraltare: se piccoli fastidi e un po' di gonfiore si rileva nella sede dell'iniezione, è la risposta immune generalizzata che può essere indotta.

Come vuole la norma in immunologia - spiega l'Iss - la stimolazione di potenti risposte immunologiche ha il suo contraltare nell'evocazione di associate risposte infiammatorie. I vaccini formulati con emulsioni in acqua di squalene hanno una relativa maggiore tossicità e reattogenicità locale dei vaccini senza emulsioni, anche se si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di eventi transitori e limitati ai primi 2-3 giorni dalla vaccinazione. Questi eventi infiammatori possono colpire fino al 30% dei vaccinati. Oltre alla piressia ed alla cefalea, osservata in circa il 20% dei vaccinati, l'evento sistemico più frequente è l‟altralgia/mialgia, osservata nel 15% circa dei vaccinati, reminiscente dell‟induzione di artrite sperimentale negli animali geneticamente suscettibili.

Lo squalene è pericolo? 

Al di là della parola che richiama allo squalo, lo squalene non deve destare particolari preoccupazioni nel suo uso come adiuvante. Lo squalene fu ritenuto responsabile della "sindrome del Golfo" che colpì i veterani della guerra in Iraq impegnati nella missione "Desert Storm". 

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Durante la missione tanti soldati americani e inglesi hanno avuto il vaccino dell'antrace. A distanza di anni molti soldati si ammalarono. Quasi tutti avevano anticorpi antisqualene. Da lì a dire che la causa delle malattie dei veterani era lo squalene dei vaccini il passo è stato breve. Ma poi si scoprì che gli adiuvanti dei vaccini usati per i militari non contenevano squalene; molti di noi – incluso chi non ha mai ricevuto vaccini adiuvati con squalene – ha anticorpi antisqualene; chi riceve vaccini adiuvati con squalene non ha più anticorpi di chi non è mai stato vaccinato. Una cosa è sicura, lo squalene con i disturbi dei veterani  della guerra del Golfo non c'entra nulla e gli anticorpi antisqualene non venivano dal vaccino. E c'è un'altra cosa  quasi sicura, in medicina tante volte le cose non sono come appaiono a prima vista.

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