Sabato, 15 Maggio 2021

Stato d'emergenza: proroga fino al 30 settembre?

Il governo Draghi pensa a un allungamento di cinque mesi. Il provvedimento è attualmente in vigore fino al 30 aprile, dopo la proroga dell'esecutivo Conte. È stato dichiarato la prima volta il 31 gennaio 2020 per i 10 comuni lombardi e veneti dove si sviluppò il primo focolaio italiano dell'epidemia di coronavirus

Il governo Draghi pensa a una proroga dello stato d'emergenza fino al 30 settembre. L'ultima scadenza era stata fissata dall'esecutivo di Giuseppe Conte il 30 aprile 2021 come disposto nella Gazzetta Ufficiale ma già oggi si riesce facilmente a comprendere che per quella data non sarà finita la necessità di governare con poteri speciali la pandemia e quindi l'emergenza coronavirus. Da qui la necessità di una proroga come è successo per il governo Conte tra gli ululati dell'opposizione a gennaio. 

Stato d'emergenza: proroga fino al 30 settembre?

La proroga dello stato d'emergenza fino al 30 settembre è quindi sul tavolo del governo Draghi, che in queste ore sta ragionando anche attorno all'ipotesi di un'Italia chiusa nei week end per frenare la Terza Ondata dell'epidemia. A gennaio il Consiglio dei Ministri ha deliberato la proroga, fino al 30 aprile 2021, dello stato d’emergenza dichiarato quale effetto della dichiarazione di "emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale" da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Lo stato d'emergenza era stato dichiarato la prima volta il 31 gennaio 2020 proprio mentre l'epidemia di coronavirus si avviava a diventare pandemia, ma non erano ancora stati registrati casi di focolai in Italia. Il giorno prima il governo aveva disposto il blocco del traffico aereo dalla Cina. È con lo stato d'emergenza che l'Italia ha cominciato ad avere familiarità con i decreti ministeriali o Dpcm, ovvero quegli atti che vengono emanati dalla presidenza del consiglio dei ministri che contengono la specificazione di regole e restrizioni contenute nei decreti legge.

Il 23 febbraio 2020 venne emanato il primo Dpcm che creava una zona rossa in dieci comuni tra Lombardia e Veneto tra cui Codogno e segnava l'inizio ufficiale dell'emergenza coronavirus in Italia. Lo scorso 29 luglio il Consiglio dei ministri ha prorogato l’emergenza fino al 15 ottobre. Poi nel mese di ottobre è arrivata una nuova proroga fino al 31 gennaio. Secondo le norme è possibile prorogare l’emergenza soltanto fino al 31 luglio 2021, ma in realtà l'ultima scadenza può essere ulteriormente prolungata, come già avvenuto per alcuni casi come quelli delle emergenze legate al sisma del Centro Italia o al terremoto dell’Emilia (in tal caso cambia l'iter, con la proroga che necessita di un apposito decreto che deve essere approvato anche dal Parlamento). Con la dichiarazione dello stato d'emergenza vengono attribuiti poteri straordinari al governo e alla Protezione civile, tra cui la possibilità di operare in deroga alle disposizioni di legge vigenti. Il provvedimento permette inoltre di effettuare alcuni interventi speciali con ordinanze in deroga alle disposizioni di legge (sempre però nel rispetto dei limiti costituzionali), tra i quali rientrano i Dpcm e le ordinanze ministeriali a cui il governo ha fatto ampiamente ricorso in questi mesi di emergenza coronavirus.

Zona rossa nel week end e gialla rafforzata a marzo: le modifiche al Dpcm di Draghi per il lockdown nel fine settimana 

Lo stato di emergenza consente, per motivi sanitari, anche di bloccare i voli da e per gli Stati ritenuti a rischio, oppure di limitare gli ingressi da alcuni Paesi. Probabilmente, come avvenuto finora, si consentirà ancora di adottare lo smart working senza necessità degli accordi individuali previsti dalla legge (81/2017). E ancora: con la proroga dello stato di emergenza non cessa il coordinamento attribuito alla Protezione civile così come non decadono i poteri straordinari assegnati ai soggetti attuatori, che nella maggior parte dei casi sono i presidenti di regione. Resta attiva anche la funzione del Comitato tecnico scientifico. Il provvedimento dovrebbe incidere anche sulle pensioni. Con la proroga dello stato d’emergenza, infatti, probabilmente proseguirà anche per i prossimi mesi l’anticipo dei termini di pagamento dei trattamenti pensionistici, degli assegni, delle pensioni e delle indennità di accompagnamento per gli invalidi civili. L’obiettivo è consentire un accesso contingentato e scaglionato presso gli uffici postali.

La presunta "illegittimità costituzionale" dello stato d'emergenza

C'è da ricordare che qualche tempo fa il Consiglio di Stato, organo d'appello dei tribunali amministrativi regionali, ha accolto un ricorso del proprietario di una palestra, di un ristoratore e di un genitore di uno studente delle superiori presentato dall'avvocata di Bologna Silvia Marzot con una ordinanza che, nei fatti, supporta le argomentazioni di chi si ribella alle restrizioni. Il tribunale amministrativo regionale aveva rigettato la sua richiesta a dicembre. Il 15 gennaio il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza dell’avvocato Marzot e ha rinviato la questione al Tar, che viene chiamato a decidere in tempi brevissimi. Come ha raccontato La Verità:

Che cosa significa tutto ciò al netto delle sottigliezze giuridiche? Che il Consiglio di Stato ha accolto un ricorso in cui si chiede la sospensione dei dpcm e dello stato di emergenza. Non è roba da poco: per la prima volta si mettono seriamente in discussione le misure governative, ed è un organo giurisdizionale a farlo.

"Sarà il Tar a decidere se dichiarare illegittimi i dpcm, compreso quello attuale, o addirittura rinviare tutto alla Corte costituzionale", ha detto Silvia Marzot alla Verità . "Ricordo", aggiunge l’avvocata, "che la stessa Marta Cartabia disse che non esistono diritti speciali in momenti speciali". L'ordinanza fa capire che riguardo ai dpcm si pongono questioni di costituzionalità molto importanti, che vanno affrontate quanto prima, perché in gioco ci sono i destini di persone che, in fondo, non hanno tutti i torti a protestare. Ci sono anche dubbi giuridici sull'applicabilità dei Dpcm alle limitazioni agli spostamenti, che investono una libertà costituzionalmente garantita. Un Giudice di Pace a Frosinone (516/2020) aveva disapplicato il primissimo Dpcm per le limitazioni agli spostamenti perché è impossibile imporre un obbligo di permanenza domiciliare con atto amministrativo, anziché,mediante provvedimento dell’Autorità Giudiziaria. Il tribunale amministrativo regionale del Lazio ha invece espresso perplessità sull'obbligo di mascherine in classe e quello civile di Roma aveva ribadito l'interpretazione restrittiva sulle funzioni dei Dpcm e sulla possibilità di opporre l'argomento dell'illegittimità davanti alla Corte Costituzionale. Oggi il tema che potrebbe tornare d'attualità è quello della responsabilità penale per le violazioni degli obblighi che comprimono la libertà di movimento. E che potrebbe essere applicato nei confronti delle proteste che in queste ore stanno arrivando contro le chiusure dei pubblici esercizi e dei luoghi di somministrazione di cibo e bevande. 

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