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Mercoledì, 19 Giugno 2024
La decisione della corte d'appello

Lo stipendio è troppo basso: i lavoratori vincono la causa e ottengono un aumento

Per i giudici una paga di 950 euro lordi per 173 ore di servizio al mese non può garantire "un'esistenza libera e dignitosa". Il caso riguarda alcuni vigilantes del trasporto pubblico di Milano

Stipendi bassi a tal punto da non garantire "un'esistenza libera e dignitosa". In breve: 950 euro (lordi) al mese per 173 ore di servizio su turni di 11 ore (anche notturni); praticamente una paga oraria di 5,49 euro, tasse incluse. Per questo la corte d'appello del tribunale di Milano ha condannato Atm, l'azienda del trasporto pubblico milanese, e Ivri, suo sub appaltatore per i servizi di vigilanza e sicurezza, in una causa con alcuni suoi vigilantes che prestavano servizio sui mezzi. In sostanza, come spiega MilanoToday, i lavoratori contestavano la "costituzionalità" delle paghe ricevute negli anni sulla base del contratto collettivo nazionale dei servizi fiduciari firmato da alcuni sindacati. I giudici hanno dato ragione ai lavoratori che ora avranno diritto a un aumento di stipendio.

Ma vediamo ai fatti nel dettaglio. Con la sentenza depositata il 25 gennaio scorso i giudici Monica Vitali, Roberta Vignati e Andrea Trentin hanno respinto il ricorso presentato dalle due società. Non solo: hanno confermato per intero la sentenza di primo grado emessa ad aprile 2021 dalla giudice del lavoro Maria Grazia Florio che dava ragione ai lavoratori disponendo di aumentare lo stipendio mensile (lordo) a 1.218 euro.

Secondo i giudici "il limite della povertà assoluta per una persona fra 18 e 59 anni residente in un’area metropolitana del nord Italia" nel 2018 (anno in cui si sono concentrate le contestazioni) è "quello corrispondente a una capacità di spesa (e quindi a una retribuzione netta) di 834,66 euro elevata a 1.600 euro mensili nel caso di moglie e due figli a carico in età compresa fra 4 e 10 anni".

"È quindi agevole osservare - si legge nelle motivazioni - che la retribuzione corrisposta ai ricorrenti, al netto degli oneri fiscali, si colloca all'evidenza al di sotto della soglia di povertà". Per il tribunale di Milano "è intuitivo" che certe paghe non rispettino "il principio di proporzionalità e, ancor di più, quello di sufficienza a condurre un’esistenza libera e dignitosa e a far fronte alle esigenze di vita proprie e della famiglia della retribuzione stabiliti inderogabilmente dall’articolo 36 della Costituzione applicabile a tutti i rapporti di lavoro subordinato".

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