Bologna, il ricordo a 40 anni dalla strage: "C'era una bimba accanto a me, chiedeva un gelato"

Nell'attentato rimasero uccise 85 persone e oltre 200 rimasero ferite. Nel 1995 furono condannati Valerio Fioravanti e Francesca Mambro quali "appartenenti alla banda armata che ha organizzato e realizzato l'attentato di Bologna". Nel 2007 si aggiunse anche la condanna di Luigi Ciavardini e nel 2020 quella di Gilberto Cavallini

"Ho occupato una delle poche sedie libere nella sala d'aspetto. Alla mia destra un uomo e alla mia sinistra una bambina che chiedeva ai genitori di poter avere un gelato. Faceva caldo e tanti treni erano in ritardo, compreso il mio. Trascorso un tempo che non so definire quell'uomo e quella bambina erano morti mentre io, che stavo fra loro, sono qui a raccontare la mattina del 2 agosto 1980 in cui le lancette dell'orologio si fermarono alla 10:25". Un racconto da pelle d'oca quello che Eliseo Pucher rilascia a Bolognatoday nel giorno della commemorazione della strage della stazione di Bologna

Eliseo fa parte da tempo del direttivo dell'Associazione fra i parenti delle vittime del 2 agosto 1980 e ogni anno torna a Bologna per le celebrazioni dell'anniversario. Il ricordo di quella mattina è molto lucido: "Dal Friuli stavo rientrando al lavoro, in un albergo di Salsomaggiore Terme e alle 10.05 avrei dovuto prendere un treno al quarto binario ma ne era stato annunciato il ritardo. Inizialmente avevo pensato di uscire dalla stazione per un caffè in Piazza XX Settembre, poi vedendo che tanti altri treni erano fuori orario ho preferito stare nei paraggi che magari qualche altro convoglio comodo mi avrebbe portato a Fidenza".

Un cambio repentino di programma che ha portato Eliseo a stare dentro la stazione in attesa di poter riprendere il viaggio: "Avevo un biglietto di seconda classe, ma sono entrato nell'area dedicata alla prima classe: ho individuato una sedia libera e ho chiesto se non fosse già di qualcuno. Mi sono accomodato dando la schiena all'atrio delle partenze circa a metà della sala d'attesa. Di fianco a me, da un lato dei signori e dall'altro una bambina di cui sentivo bene la voce mentre chiedeva ai genitori di comprarle un gelato. Era una mattina piuttosto calda". 

"A un certo punto ho sentito come un sibilo molto forte e immediatamente dopo un botto secco e poi un colpo in testa. Era tutto buio per il gran polverone che si era sollevato e non vedevo niente. C'era un silenzio assoluto e non saprei quantificare il tempo di questa totale assenza di suoni. Quando l'aria si è schiarita mi sono accorto di avere un'emorraggia dalla mano sinistra mentre quella destra la usavo per togliere il sangue che dalla testa mi colava sugli occhi. Ero sprofondato nelle macerie fino all'ombelico e provavo a emettere dei suoni per attirare l'attenzione, ma mi mancava la voce". 

Dopo il silenzio le prime urla e le richieste di aiuto della gente hanno invaso la stazione.

"La bambina che stava di fianco a me era morta e l'uomo che era alla mia sinistra in sala d'aspetto giaceva inerme sul pavimento. Io mi ero salvato ed è stato un miracolo. I soccorsi sono stati tempestivi e quando mi hanno estratto dalle macerie ho chiesto dove mi portavano. Ero lucido e mi ricordavo perfettamente dove mi trovavo e perchè. Una ragazza mi puliva la faccia dal sangue che continuava a zampillare dalla mia testa e un uomo a pancia in giù aveva come una finestra aperta sulla schiena. Allucinante. Tutti quelli che vedevo ancora vivi erano ridotti malissimo. Mi hanno portato all'ospedale Maggiore, dove sono stato ricoverato una decina di giorni". 

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"Dopo la degenza a Bologna sono tornato a Udine e ho continuato a curarmi lì. Le ferite erano tante e le mie gambe faticavano a tornare a posto, ma alla fine quelle sono guarite. Più dura invece l'aspetto psicologico di tutta la vicenda: ogni volta che sentivo un boato mi bloccavo e avevo paura, ero impossibilitato a muovermi. Ci sono volute tante sedute dallo psicologo per superare i traumi. E la verità in 40 anni non è mai arrivata". 

Come ha cambiato la sua vita questa terribile esperienza dalla quale è uscito vivo?

"Mi sento un miracolato. Ma non posso dire se la mia vita sarebbe proseguita diversamente. Credo molto nel destino. Ho ripreso comunque la mia strada e continuato a fare il mio lavoro (il cuoco) dopo i primi due anni di stop obbligato. Ho continuato a usare il treno, anche se in modo più guardingo. Non riesco ancora a stare seduto nelle stazioni. Specialmente in quella di Bologna, ci ho provato, ma nulla, dopo pochi secondi sudo freddo e bisogna che esca. 

Negli ultimi anni purtroppo abbiamo vissuto nel mondo e in Europa una serie di terribili attentati terrorristici. Cosa ha provato vedendo scene di morte in qualche modo simili a quelle vissute?

"Un'attentato è sempre un attentato che sia per ideali politici o religiosi ed è sempre da condannare. I nostri terroristi erano nostrani e di venti di sangue nel periodo degli anni di piombo erano all'ordine del giorno con l'Esercito mobilitato in alcune zone sensibili come Piazza Fontana. E proprio Piazza Fontana fu il clou di quegli anni". 

Quando ci è riuscito per la prima volta?

"Torno a Bologna ogni anno dal 2005 per i tre giorni di commemorazione e prima comunque ci venivo in giornata. Dal 2006 è un appuntamento fisso e a parte il disagio di cui parlavo (non riesco a stare seduto) non ho sofferto di particolari problemi tornando in questo luogo anche se il ricordo è ancora limpido e certamente indelebile". 

Quanto è importante non dimenticare? Quanto tasmettere la storia alle giovani generazioni?

"L'importanza della memoria e del non dimenticare è fondamentale perchè quello che è successo è storia. Quando porto la mia testimonianza nelle scuole vedo con i miei occhi che non è vero che ai bambini e ai ragazzini non interessa quello che racconti, anzi. Hanno sempre voglia di sapere ed è giusto trasmettere quello che è successo. Anche se non era in guerra, lo si sentiva il sacrificio di vite umane". 

La strage della stazione di Bologna: le verità processuali

Nell'esplosione di una valigia piena di tritolo che alle 10:25 del 2 agosto 1980 devastò la sala d'aspetto della seconda classe della stazione di Bologna, rimasero uccise 85 persone e oltre 200 rimasero ferite. Come esecutori materiali furono individuati dalla magistratura alcuni militanti di estrema destra, appartenenti ai Nuclei Armati Rivoluzionari. 

Nel 1995 furono condannati Valerio Fioravanti e Francesca Mambro quali "appartenenti alla banda armata che ha organizzato e realizzato l'attentato di Bologna". Nel 2007 si aggiunse anche la condanna di Luigi Ciavardini e nel 2020 quella di Gilberto Cavallini.

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I mandanti sono rimasti sconosciuti. L'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980 ha sempre sostenuto che, come in altre stragi analoghe, chi posizionò la bomba era solo un esecutore.

La strage fu il più grave atto terroristico avvenuto in Italia nel secondo dopoguerra. Con una direttiva del 22 aprile 2014, tutti i fascicoli relativi a questa strage non sono più coperti dal segreto di Stato e sono perciò liberamente consultabili da tutti.

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La rabbia dell'avvocato dei familiari delle vittime: "Depistaggi non nel 1980, ma nel 2019"

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