Studentesse morte in Erasmus, nessun colpevole: "Ma la strage si poteva evitare"

Ieri la giustizia spagnola ha archiviato per la terza volta il caso. A Today la denuncia del padre di una delle vittime: "Il conducente non aveva dormito e su quell'autostrada c'era un guard rail non a norma. Non è concepibile una cosa del genere"

Il luogo dell'incidente e in alto le vittime italiane (ANSA)

Una tragica fatalità o una strage che si poteva evitare e su cui bisognerebbe far chiarezza? Ieri la giustizia spagnola ha archiviato per la terza volta le indagini sulla tragedia che il 20 marzo 2016 costò la vita a 13 studentesse del progetto Erasmus tra le quali sette italiane. Quella mattina, forse a causa di un colpo di sonno del conducente, l'autobus su cui viaggiavano le ragazze è uscito di strada, ha sfondato il guard rail ed ha invaso la corsia opposta scontrandosi con una macchina. Poi ha concluso la sua corsa ribaltandosi su un fianco in una cunetta.

Secondo il giudice che aveva in mano il caso non ci sono elementi per arrivare a processo. Nessun colpevole. Una decisione che lascia l’amaro in bocca alla famiglie delle vittime che però hanno già annunciato di voler presentare appello al Tribunale di Tarragona, lo stesso che nel 2018 accolse le loro ragioni disponendo nuovi accertamenti.

Strage Erasmus, le due versioni dell'autista del bus

Gli elementi da chiarire non mancano, a cominciare dal ruolo dell’autista che in questi tre anni si è mostrato piuttosto reticente nei confronti dei magistrati e alcune sue dichiarazioni sono apparse contraddittorie. Poco dopo l’incidente - prima di perdere conoscenza - l’uomo disse ai soccorritori di essersi addormentato al volante, ma otto mesi dopo, di fronte al giudice istruttore, fornì una versione diversa.

Secondo Gabriele Maestrini - papà di Elena, una delle vittime - in una dichiarazione spontanea rilasciata al giudice il conducente ha addotto come motivo dello schianto l’asfalto reso viscido dalla pioggia parlando tra l’altro di presunte anomalie al sistema frenante. "Le indagini della polizia catalana hanno però stabilito che la strada era asciutta e una perizia eseguita da tecnici Mercedes ha permesso di accertare che i freni funzionavano perfettamente", spiega Maestrini a Today.

"Il conducente non aveva dormito"

E poi ci sono le testimonianze dei ragazzi che poco prima dell’incidente hanno visto il conducente aprire e chiudere il finestrino - forse per prendere aria e tenersi sveglio - e poi sbandare pericolosamente verso il centro della carreggiata. Avrebbe potuto fermarsi prima? Può essere. Di sicuro il 62enne era stanco, molto stanco. Su quel bus diretto da Valencia a Barcellona viaggiavano 57 persone di ventidue nazionalità diverse, di ritorno da una gita organizzata. Una gita di 24 ore, massacrante anche per dei ventenni, figurarsi per un uomo prossimo alla pensione.

"Il conducente era sveglio da un giorno intero e da quanto ne sappiamo non ha riposato in un letto, ma al massimo qualche ora sulla poltrona di un pullman fermo. Non è concepibile una cosa del genere. È proprio vergognoso".

"Sotto questo punto di vista - aggiunge Maestrini - in Italia siamo un pochino avanti e lo dico anche con un po’ di orgoglio. Da qualche anno c’è l’obbligo del secondo autista, che è comunque una sicurezza in più". E poi, al di là delle responsabilità penali, "la cosa più importante dovrebbe essere quella di imparare dagli errori e da queste tragedie" adeguando la legge e le normative sulla sicurezza. Cosa che in Spagna non è stata fatta. 

"Il guard rail ha fatto da rasoio"

Un altro punto da chiarire riguarda la sicurezza passiva: "Su quell’autostrada - dice Maestrini - c’era un guard rail ad una sola onda e una canaletta di 38 centimetri". Il pullman, sbandando, si è adagiato sul guard rail che "ha fatto da rasoio e le persone che si trovavano in quel punto dell’autobus ci hanno rimesso la vita". "Se ci fosse stato un guard rail a due onde come ce ne sono su molte statali italiane, l’autobus avrebbe rimbalzato come in un ping-pong, ci sarebbe stato qualche ferito, ma non una strage con tredici morti".

"Da una relazione di un docente universitario - sottolinea ancora Maestrini - è emerso infatti che il sistema di sicurezza passivo di quella strada non rispettava le norme europee". Il discorso è complesso perché sono previste delle deroghe temporali per adeguarsi alle normative Ue e pertanto "ci sono elementi che dovremo verificare, fatto sta che quell’autostrada c’era un guard rail di una strada di campagna". 

Di materiale su cui indagare ce n’è. Finora però tutti questi elementi non sono stati giudicati sufficienti per arrivare a processo. "Non riusiamo a capire se questa indagine è stata data in mano ad un persona incompetente o non so… Anche il pubblico ministero sta preparando un ricorso che ovviamente presenterà attraverso i suoi canali". 

La lettera al governo italiano

Per ora l’unico a finire sotto la lente della giustizia è stato proprio il conducente, indagato - e poi prosciolto - per omicidio colposo plurimo. I familiari delle vittime hanno invocato (per ora invano) anche l’intervento del governo italiano che "fino ad adesso non ha preso una posizione ufficiale", nonostante la lettera inviata proprio da Maestrini al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ai due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio e al presidente della Camera, Roberto Fico. Era lo scorso gennaio e non ha ancora ricevuto risposta: "Ho chiesto loro di fare un po’ di pressione sulle autorità spagnole per arrivare almeno alla fine dell’istruttoria". Cosa vogliamo? "Solo giustizia, verità e giustizia. Sarebbe già un risultato arrivare in aula".

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