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Mercoledì, 30 Novembre 2022
IL PROCESSO

Strage dei bambini, la procura chiede l'assoluzione della Marina

Secondo i pm il fatto non sussiste, gli ufficiali hanno rispettato le procedure. Nel naufragio dell'11 ottobre 2013 morirono 268 siriani, tra i quali 60 minori. Ecco il video con le comunicazioni del disastro

Avere ordinato al pattugliatore Libra di allontanarsi e avere negato il suo impiego, mentre un barcone carico di profughi siriani stava affondando ad appena un'ora di navigazione, non è reato. Su questo presupposto la Procura di Roma ha chiesto l'assoluzione degli ufficiali della Marina e della Guardia costiera sotto processo per il naufragio dei bambini. 

"Aiuto, stiamo morendo", "Il Libra fuori dai c...": il video con le telefonate shock

Alle 17.07 dell'11 ottobre 2013 a sessanta miglia a sud di Lampedusa sono annegate 268 persone, tra le quali 60 bimbi, per il ribaltamento del peschereccio con cui la sera prima erano partiti dalla Libia. Ma per quasi cinque ore, dalla prima di tante richieste di soccorso fino alla strage, il Libra è stato tenuto in attesa a oltre diciassette miglia: una distanza che avrebbe potuto coprire in sessanta minuti.

Gli imputati sono due. Il capitano di vascello Leopoldo Manna, 61 anni, all'epoca dei fatti era capo della centrale operativa del comando generale delle capitanerie di porto, con compiti di coordinamento della Guardia costiera. Il capitano di fregata Luca Licciardi, 52 anni, era invece il capo della sezione operazioni correnti del Cincnav, il comando della squadra navale della Marina. Sono sotto processo per rifiuto di atti d'ufficio e omicidio colposo.

Le accuse erano state formulate dal giudice per le indagini preliminari, Giovanni Giorgianni, che aveva respinto la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura. Il Gip aveva deciso di mandare a giudizio Manna e Licciardi sulla base di un'ampia documentazione depositata dagli avvocati Alessandra Ballerini di Genova e Emiliano Benzi di Roma, legali di alcuni medici che nella tragedia hanno perso mogli e figli, da allora dispersi in mare insieme a gran parte delle vittime. Soltanto dodici corpi sono stati recuperati.

“Gli imputati vanno assolti perché il fatto non sussiste", hanno detto il procuratore aggiunto, Sergio Colaiocco, e il pubblico ministero, Santina Lionetti, davanti alla seconda sezione penale del Tribunale. Sul processo grava anche la prescrizione: restano dodici giorni. I termini sono stati comunque sospesi e l'udienza è stata rinviata all'8 novembre per l'assenza per covid di uno degli avvocati della difesa.

“Non c'è stata alcuna volontà degli imputati nel volere la morte dei migranti – hanno dichiarato in aula i due pubblici ministeri -. Non c'è stato alcun dolo, le procedure sono state rispettate e la loro missione era salvare persone in mare. I due ufficiali non si sono disinteressati e hanno compiuto le procedure previste all'epoca. Le modalità con cui è avvenuto il naufragio non hanno permesso di stabilire un bilancio ufficiale, c'è un deficit di conoscenza sul numero dei morti, sulle cause e sulla riconducibilità al presunto ritardo”.

I naufraghi in mare dopo il ribaltamento del loro peschereccio (foto Forze Armate di Malta)-4

“Nave Libra non sarebbe potuta arrivare prima – hanno quindi sostenuto il procuratore aggiunto e la pm -. Non ci sono elementi per affermare la penale responsabilità degli imputati”. I legali dei sopravvissuti, in gran parte medici fuggiti da Aleppo durante la guerra civile in Siria, hanno invece ricordato le numerose telefonate via satellitare con le quali un papà a bordo supplica l'intervento dei soccorsi, dopo che l'acqua nello scafo aveva superato il mezzo metro. E anche le comunicazioni con cui il comandante della sala operativa della Marina nega, sia alla Guardia costiera italiana sia ai colleghi di Malta, che coordinavano l'operazione, l'impiego del pattugliatore Libra.

Sotto accusa in particolare, da parte dei familiari delle vittime, una telefonata interna. L'ufficiale di servizio spiega che il Libra è a 19 miglia e i maltesi vorrebbero dar ordini direttamente alla nave per coordinare i soccorsi. Ma una voce, attribuita a Licciardi, rifiuta l'invio immediato del pattugliatore militare: “Stand-by, stand-by, allora aspetta un attimo... Digli va be', 'sti cazzi, ti facciamo sapere. Stand-by, stand-by!”. Il Libra arriverà sul luogo del disastro soltanto alle 18.15, preceduto addirittura da una motovedetta maltese partita da 120 miglia di distanza. I sopravvissuti, tra i 480 passeggeri del peschereccio, erano in acqua da oltre un'ora: 268 persone, tra le quali 60 bambini, sono scomparse così, tra le onde.

Agghiaccianti le testimonianze ascoltate in aula: “Mezz'ora circa, dopo il naufragio – ha raccontato un sopravvissuto – vedo il corpo di una donna. Si trattava di mia moglie. Era supina, cioè a dorso, in acqua. Ho cercato di smuoverla, di scuoterla in qualche modo. Insomma, ecco, per farmi rispondere. E in effetti ha risposto. Non era morta ancora”. Tra le tante testimonianze, anche il dolore di un padre che ha visto annegare tutti i suoi bambini, senza poterli aiutare: "A un certo punto vedo uno dei miei figli in braccio a una signora, che cercava disperatamente di salvarlo. Mi chiama lui: papà, aiuto aiuto, non mi lasciare, vieni".

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