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Martedì, 25 Giugno 2024
Misteri di Stato

Strage di Ustica, 42 anni senza la verità: "Sono stati gli alieni?"

E' la provocazione lanciata nel giorno dell'anniversario della morte di 81 persone, tutti colori quali il 27 giugno 1980 erano sul Dc9 Itavia Bologna-Palermo sparito dai radar e trovato in mare. I familiari delle vittime: "Fu un atto di guerra, vogliamo giustizia"

Quarantadue anni fa l'Italia veniva segnata da una delle sue pagine più dolorose e, a dispetto del tempo passato, ancora oscure: la strage di Ustica. La sera del 27 giugno 1980 il Dc9 dell'Itavia partito da Bologna e diretto a Palermo all'altezza dell'isola di Ustica esce dai radar e viene dato per disperso. Solo il giorno dopo vengono avvistate le prime vittime. Alla fie il conteggio è spaventoso: 81 morti cioè tutte le persone che erano a bordo. Le numerose rogatorie internazionali (indirizzate a Usa, Belgio, Germania, Francia e per finire anche al governo transitorio della Libia dopo la caduta del regime di Gheddafi) che la Procura di Roma ha avviato negli anni scorsi, nell'ambito dell'inchiesta bis aperta per strage contro ignoti, non hanno consentito di arrivare a risultati concreti: alcuni Paesi hanno fornito informazioni senza alcuna rilevanza penale mentre altri hanno totalmente ignorato la richiesta. Di fatto, a oggi, non c'è chiarezza su cosa è accaduto.

Di "profonda ferita" parla il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.  "La memoria delle sofferenze - dice Mattarella - è stata tenuta viva anche grazie all'impegno civile dei familiari e così è per Ustica. La loro sofferenza è divenuta patrimonio comune mentre è responsabilità della Repubblica custodire la memoria delle tragedie che hanno caratterizzato il percorso della storia italiana per scongiurare che possano ripetersi"..

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I familiari delle vittime: "Fu un atto di guerra"

Cosa può aver causato la caduta del Dc9? Forse un cedimento strutturale, un missile terra-aria, una battaglia tra jet militari che colpisce per sbaglio un volo civile oppure una bomba. Tutte ipotesi che si avvicendano e si sovrappongono su uno sfondo di reticenze e depistaggi. Solo alla fine dell'agosto del 1999, il giudice Rosario Priore concludendo la più lunga istruttoria della storia giudiziaria del nostro Paese dice che "l'incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento”. Nessuno però ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto.  Inchiesta chiusa, poi riaperta. Indagini su indagini, ipotesi, tutto e il contrarrio di tutto. Documenti spariti. SOno tutti elementi che scandiscono questi 42 anni.

I familiari delle vittime non hanno mai smesso di lottare per sapere cosa è accaduto, perché i loro cari sono morti. "E' il momento di chiedere ai giudici una parola definitiva e di chiedere, allo stesso tempo, un impegno forte e chiaro al Governo e alla diplomazia affinchè forniscano agli inquirenti ogni tipo di informazione dagli Stati amici e alleati che avevano aerei in volo quella sera", dice la presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime, Daria Bonfietti, dall'aula del Consiglio comunale di Bologna dove oggi si sta ricordando il 42esimo anniversario della strage. Su questa vicenda "è sempre sceso un muro di silenzi, menzogne e depistaggi - afferma Bonfietti - ma bisogna fare i conti, in maniera definitiva, con quella che è sempre stata una ferita profonda alla dignità di un Paese". Per Bonfietti "fu propriamente un atto di guerra, di fatto e non dichiarata", eppure "nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto", aggiunge Bonfietti. 

Non a caso le iniziative in programma oggi data dell'anniversario della strage, hanno uno slogan provocatorio: "Sono stati gli alieni?". "C'è un pezzo di verità importante - aggiunge Bonfietti - che deve ancora essere scritta, quello che sappiamo dalle sentenze è che è stato abbattuto nell'ambito di un episodio di guerra aerea. Dopodiché mancano ancora gli autori. Visti i drammi di questo momento nel mondo sarà difficile ricreare attenzione su Ustica, ma visto che quelli a cui ci rivolgiamo sono Paesi alleati che fanno parte della Nato, devono avere il coraggio etico e civile di raccontare quell'indicibile che quella notte hanno deciso fosse quello che dovevano fare".

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