Venerdì, 5 Marzo 2021

Come una Asl ha rifiutato il suicidio assistito a un tetraplegico andando contro la legge

A denunciare il caso di Mario è stata l’associazione Luca Coscioni, che ha annunciato un’azione legale contro l’azienda sanitaria: la sentenza della Corte Costituzionale sul caso di Marco Cappato e dj Fabo ha valore di legge, dicono

Dieci anni fa un incidente stradale gli causò la frattura della colonna vertebrale e una lesione al midollo spinale. Da allora Mario, 42 anni, è tetraplegico: non può muoversi, parlare, alimentarsi, ma è cosciente. Dopo dieci anni così, prigioniero in un letto del suo stesso corpo, scrive La Stampa, Mario ha deciso che continuare questa vita non ha più senso e ha chiesto a fine agosto alla sua Asl di riferimento di poter ricorrere al suicidio assistito ma la richiesta gli è stata negata.

La sua domanda era arrivata dopo la sentenza della Corte Costituzionale che nel settembre 2019 aveva definito in talune condizioni “non punibile” chi agevola l’esecuzione del suicidio in riferimento al caso di Marco Cappato dell’associazione Luca Coscioni che rischiava fino a dodici anni di carcere per aver accompagnato Fj Fabo in Svizzera a morire. I giudici avevano ritenuto infatti “non punibile" chi "agevola l'esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli".

La Corte Costituzionale aveva inoltre sollecitato il Parlamento a stabilire attraverso una norma “le condizioni che devono sussistere” e le “modalità di esecuzione” del suicidio assistito. Ad oggi però quella legge ancora non c’è e la Asl ha fatto sapere a Mario che non è possibile accettare la sua richiesta.

Senza l’autorizzazione della Asl, per Mario l’unica via possibile offerta attualmente dalla legge è quella di rinunciare alle cure vitali e affidarsi alle cosiddette “Dat” (disposizioni anticipate di trattamento), iniziando quindi le cure palliative in attesa della morte, senza però avere alcuna certezza dei tempi e dei modi della sua fine, “dopo enormi sofferenze e tanti giorni di attesa”, ha spiegato a La Stampa Filomena Gallo, avvocata e segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, che sta seguendo il suo caso.

La Asl rifiuta richiesta di suicidio assistito: la denuncia dell'associazione Luca Coscioni

L’associazione ha denunciato la vicenda ricordando che la sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale “ha valore di legge”, e ha deciso di avviare un’azione legale contro l’azienda sanitaria.

La risposta negativa della Asl “disconosce gravemente” quanto annunciato dalla sentenza 242\2019 della Corte Costituzionale, che, “con valore di legge, stabilisce dei passaggi specifici per tutti quei pazienti affetti da patologie irreversibili che in determinate condizioni, possono far richiesta di porre fine alle proprie sofferenza, attraverso un iter tramite Ssn", ha dichiarato in una nota Filomena Gallo. “Il Servizio Sanitario Nazionale dunque tramite questa Asl ha negato ufficialmente quanto previsto dalla Consulta. Per questo stiamo preparando un'azione giudiziaria contro questo diniego di gravità assoluta e continuiamo a  ribadire l’urgenza di una legge che regolamenti le scelte di fine vita a garanzia di diritti fondamentali”. 

“Ci sono Asl che calpestano una sentenza della Corte Costituzionale e impongono ai malati di soffrire impedendo loro l'aiuto a morire. Su questa gravissima violazione dei rapporti tra istituzioni, chiediamo risposte al Ministro Speranza, al segretario Zingaretti, al Presidente della Repubblica Mattarella, al Presidente Giuseppe Conte”, ha dichiarato Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni e promotore della campagna Eutanasia Legale. “Insieme a Mina Welby e Gustavo Fraticelli ribadiamo pubblicamente l’impegno a portare avanti nuove disobbedienze civili. Se queste persone che si sono rivolte a noi - e tutte le altre che vorranno chiedere il nostro aiuto - non troveranno risposte alle quali hanno diritto, nei tempi giusti e rispettosi della loro malattia e del loro dolore, noi li aiuteremo ad andare in Svizzera, per porre fine alle loro sofferenze”. 

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Marco Cappato (C), Mina Welby (D) e Filomena Gallo (S), segretaria nazionale dell'Associazione Luca Coscioni, dopo la sentenza della Consulta sulla legittimità dell'articolo 580 del Codice penale, che punisce l'istigazione o l'aiuto al suicidio, Roma, 25 settembre 2019. ANSA/ANGELO CARCONI

"Ora gli italiani hanno il diritto di essere aiutati a morire"

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