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Martedì, 18 Gennaio 2022
Il dibattito sul fine vita

Suicidio assistito: cosa dice la legge e perché la destra è contraria

La discussione sul ddl è iniziata in un'aula semivuota. Il testo ricalca la "sentenza Cappato" sul caso di dj Fabo: il sì del Parlamento non è scontato

Non è iniziata sotto i migliori auspici alla Camera dei deputati la discussione sulla legge che dovrebbe introdurre il suicidio assistito in Italia. Solo una quindicina i parlamentari presenti nell'emiciclo che appariva quasi completamente deserto. Il deputato del Misto Giorgio Trizzino ha stigmatizzato l'episodio parlando di "distanza siderale tra politica e diritti veri e cioè i diritti civili dei cittadini"; per Massimiliano Iervolino, segretario dei Radicali Italiani, quanto accaduto "è letteralmente una vergogna", così come "scandalosi sono i tempi che il potere legislativo continua a farsi dettare dall'esecutivo", infatti "il dibattito su una proposta di legge attinente ad un argomento così importante riprenderà solo a marzo".

L'iter di approvazione della legge potrebbe durare mesi: se ne riparlerà, forse, dopo l'elezione del Capo dello Stato, ma i tempi sono incerti. Così come incerto è il destino del ddl. In commissione Giustizia e Affari sociali della Camera, il testo è passato con i voti a favore di M5s e centrosinistra, ma senza il placet dei partiti di centrodestra.

A nulla è servito l'ok dei relatori a una delle principali richieste di Lega, Fi e Fdi, ovvero la possibilità per il personale sanitario di fare obiezione di coscienza. Al Senato i voti sono risicati e in caso di ricorso al voto segreto il pericolo dei franchi tiratori è in agguato. 

La "sentenza Cappato" della Corte Costituzionale

Il ddl - che accorpa varie proposte di legge presentate sul tema - ricalca con poche modifiche quanto stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale sul caso di Marco Cappato, il tesoriere dell'associazione Luca Coscioni rinviato a giudizio (e poi assolto) per aver accompagnato dj Fabo in Svizzera perché si sottoponesse alla morte volontaria assistita. Cappato era stato accusato di istigazione e aiuto al suicidio in base a quanto previsto dall'articolo 580 del codice penale: "Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l'altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni". 

Con la sentenza n. 242 del 2019, la Corte aveva dichiarato la parziale illegittimità dell'articolo 580 escludendo la punibilità di chi "agevola l'esecuzione del proposito di suicidio" di "una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili". In questi casi dunque non c'è reato a patto che la persona sia "pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli". 

La stessa Corte aveva chiesto alla politica di colmare il vuoto normativo sul suicidio assistito, ma il parlamento finora se l'è presa con comodo. 

Cosa prevede la legge sul suicidio assistito

Il ddl ora c'è. Rispetto alla sentenza della Corte Costituzionale, il testo unificato delle commissioni prevede anche la diagnosi di "prognosi infausta" come condizione per poter ricorrere al suicidio assistito. Un altro paletto è che il paziente sia stato coinvolto "in un percorso di cure palliative al fine di alleviare il suo stato di sofferenza e le abbia esplicitamente rifiutate"

La stessa legge inoltre istituisce dei "Comitati per la valutazione clinica" presso le Asl chiamati ad esprimere, entro 30 giorni dalla richiesta, "un parere motivato sulla esistenza dei presupposti e dei requisiti stabiliti dalla presente legge a supporto della richiesta di morte volontaria medicalmente assistita".

Qual è la procedura per chiedere il suicidio assistito

L'iter dunque è il seguente: il paziente che ha deciso di ricorrere al suicidio assistito deve farne richiesta "nelle forme dell'atto pubblico o della scrittura privata" al proprio medico di medicina generale (o al medico che lo ha in cura), il quale redige un rapporto sulle condizioni cliniche, psicologiche, sociali e familiari del paziente e lo inoltra al Comitato per la valutazione clinica. Quest'ultimo ha un mese di tempo per decidere se accogliere o no la richiesta.

Per la valutazione, si legge nel testo del ddl, il Comitato clinico "può convocare il medico di riferimento o l'equipe sanitaria per una audizione" e può anche recarsi "al domicilio del paziente per accertare che la richiesta di morte medicalmente assistita sia stata informata, consapevole e libera". Se il parere è favorevole il medico curante lo trasmette alla Asl di competenza che "deve attivare le verifiche necessarie a garantire che il decesso" avvenga nel rispetto della legge "presso il domicilio del paziente o, laddove ciò non sia possibile, presso una struttura ospedaliera".

Se la richiesta di suicidio assistito non viene accolta il paziente ha 60 giorni di tempo per ricorrere in via giudiziaria contro la decisione del Comitato per la valutazione clinica. 

Ricapitolando, un paziente può chiedere il suicidio assistito solo in presenza di determinate condizioni. 

  • deve essere pienamente capace di intendere e volere.
  • deve avere una patologia irreversibile e con prognosi infausta che sia causa di sofferenze psichiche o fisiche intollerabili;
  • deve sopravvivere grazie a trattamenti di sostegno vitale;
  • deve essere stato coinvolto in un percorso di cure palliative;

Perché la legge non piace al centrodestra

Come abbiamo scritto sopra, i partiti di centrodestra hanno chiesto e ottenuto che nel testo unificato uscito dalla Giustizia e Affari sociali della Camera fosse prevista la possibilità per i sanitari di ricorrere all'obiezione di coscienza. Ci sarebbero però altri due paletti ritenuti imprescindibili: ovvero che il suicidio assistito venga concesso solo se c'è "l'imminente pericolo di morte" del paziente e che la sofferenza sia solo fisica e non anche psicologica.

Difficile comunque che si arrivi a un accordo: il centrodestra si schierò (quasi) compatto già contro la legge sul testamento biologico e non risulta che sul tema del fine vita ci sia stato un ripensamento. D'altra parte la leader di Fdi Giorgia Meloni criticò aspramente la sentenza della Consulta sul caso di dj Fabo parlando di uno "scenario preoccupante e sconcertante" perché "quella dei giudici costituzionali è una decisione che apre un varco alla possibilità di legalizzare il suicidio assistito e introdurre l'eutanasia nel nostro ordinamento". "Per noi - aveva ribadito Meloni - la vita è sacra ed è degna di essere difesa dall'inizio alla sua fine". 

Una legge che non tutela i malati? 

Secondo l'associazione Luca Coscioni la legge è invece fin troppo timida. Intanto viene stabilito che i pazienti non collegati a macchinari non possano ricorrere al suicidio assistito. Una discriminazione, spiegano dall'associazione, che ad esempio taglierebbe fuori molti malati di cancro o di altre patologie che "non necessitano ancora di trattamenti sanitari di sostegno vitale". Nei confronti di queste persone, "l'accordo tra i partiti è che debbano continuare a vivere la propria condizione di sofferenza". 

Altro punto contestato è che la trafila burocratica possa dilatare troppo i tempi. Un percorso complicato anche dall'obbligo di cure palliative perché "solo dopo essere stati coinvolti in un percorso di questo tipo e averlo rifiutato si potrà infatti fare richiesta di assistenza medica alla morte volontaria". Insomma, il rischio è che ci sia un rimpallo di responsabilità continuo e che si ripetano casi come quello di Mario, il paziente tetraplegico marchigiano che ha aspettato 16 mesi per avere il via libera. 

Il referendum sull'eutanasia

Se la legge non dovesse passare c'è comunque il referendum promosso proprio dall'associazione Coscioni che andrebbe ad abrogare l'articolo 579 del codice penale sul cosiddetto omicidio del consenziente ("chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni").  In tal modo sarebbe di fatto permessa l'eutanasia attiva e il medico potrebbe somministrare un farmaco eutanasico al paziente che lo richiedesse. Un consenso che comunque dovrebbe muoversi all'interno delle leggi già previste, sia del fine vita che dei paletti posti dalla Corte Costituzionale.

Il quesito passerà intorno al mese di gennaio al vaglio della Consulta, e se questa lo riterrà ammissibile il presidente della Repubblica fisserà la data di convocazione degli italiani in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno 2022.

Referendum sull'eutanasia: l'intervista a Filomena Gallo (ass. Coscioni)

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