Venerdì, 14 Maggio 2021

Super zona rossa: cos’è questa storia di un nuovo lockdown per la vaccinazione di massa

Una nuova stretta di tre settimane per abbassare la curva dei contagi e immunizzare quante più persone possibili. Il governo ci sta pensando, ma per ora non c'è nulla di deciso. Sul tavolo ci sono almeno 4 opzioni

Foto di repertorio

Da qualche ora sui giornali si parla con insistenza di una nuova ipotesi al vaglio del governo: quella di istituire una "super zona rossa" nazionale (o quasi) di tre settimane per abbassare la curva dei contagi e al contempo cambiare marcia sui vaccini immunizzando quante più persone possibili. Si tratterebbe a tutti gli effetti di un nuovo lockdown, ma di durata limitata. L’obiettivo è quello di aggredire il virus su due fronti: da una parte aumentando le restrizioni potremmo riportare i dati epidemiologici sotto controllo rendendo più efficace il tracciamento dei contatti; dall’altro, con il progredire della campagna vaccinale, aumenterebbero le persone che non sviluppano i sintomi del Covid-19. E che dunque, alla riapertura delle attività, non necessiterebbero di assistenza.

Cos'è questa storia di una "super zona rossa" per abbassare i contagi

Dalla super zona rossa potrebbero essere escluse solo le regioni con tassi di contagio da zona bianca. Per ora, sia chiaro, parliamo di ipotesi. Certo è che l’idea di istituire una "zona rossa" nazionale non è più un tabù. E del resto, con i dati epiemiologici in costante peggioramento, non poteva essere altrimenti. Se dovesse essere necessario una nuova stretta per vaccinare più in fretta, ragionano fonti di governo, "siamo pronti". Anche di questo, scrive oggi "Repubblica", si discuterà nella riunione straordinaria che si terrà tra i ministri Roberto Speranza e Mariastella Gelmini, il capo del Cts Agostino Miozzo e il commissario per l'emergenza, Giuseppe Figliuolo. Anche Salvini non sembra del tutto contrario. Un nuovo lockdown? "Se è per una mega operazione di messa in salute e in sicurezza perché no" ha detto oggi il leader della Lega parlando con i giornalisti. "Ma chiudere adesso senza i vaccini temo che non serva a niente e a nessuno". 

Le nuove (ed eventuali) restrizioni dovrebbero dunque permettere di abbattere la curva epidemiologica e fare un decisivo passo in avanti nella campagna di vaccinazione. Del resto i vaccini stanno arrivando: entro la fine di marzo saranno (o dovrebbero essere) consegnate circa 9 milioni di dosi, mentre altri 45 milioni verranno inviati alle Regioni nel secondo trimestre dell’anno. Si tratta di 15 milioni di dosi al mese, una quantità di vaccini che, a patto di saperli distribuire, ci permetterebbe di fare il tanto atteso cambio di passo e mettere in sicurezza almeno gli over 70 nel giro di qualche settimana.

Super zona rossa: Ricciardi e i "rigoristi" favorevoli ad un nuovo lockdown nazionale

L’ipotesi di un nuovo lockdown è caldeggiata, tra gli altri, da Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Speranza, che ieri su “Avvenire” ha spiegato che l'Italia si avvia ad essere "travolta" dalla recrudescenza dei contagi.  "Avevamo avvertito e non siamo stati ascoltati, e ora l’Italia si avvia a essere travolta da una terza ondata epidemica, resa più impetuosa dalla contagiosità delle varianti virali e dalla irresponsabile arrendevolezza di molti decisori politici, a livello sia nazionale sia locale, che anziché anticipare il virus basando le decisioni sull’evidenza scientifica lo inseguono sulla base di fallaci opinioni o di pressioni di lobby di diversa tipologia", afferma, prima di stigmatizzare valutazioni e giudizi in tema di vaccini forniti da soggetti incompetenti. "Naturalmente, molti di loro avrebbero saputo negoziare molto meglio della più brava negoziatrice dell’Unione Europea e avrebbero acquistato o prodotto milioni di dosi in pochi giorni per vaccinare tutti gli italiani".

Che Ricciardi sia favorevole ad una nuova stretta non sorprende. Come non sorprende che il ministro Speranza, da sempre tra i più "rigoristi", sia favorevole all’adozione di nuove misure per piegare la curva dei contagi e dei ricoveri. Ma non è affatto detto che a spuntarla saranno proprio i più rigoristi. Tra le ipotesi che il governo sta studiando per evitare il peggio ci sono anche misure meno drastiche, come ad esempio quella di una zona arancione rafforzata su tutto il territorio nazionale della durata di un mese, o l'idea di anticipare il coprifuoco alle 19 o alle 20. Un’altra possibilità di cui si parla sui giornali è quella di una zona rossa nazionale ma valida solo nei fine settimana.

Sul tavolo dunque ci sono almeno 4 ipotesi.

  • "Super zona rossa nazionale" di tre settimane
  • Zona arancione rafforzata nazionale per un mese;
  • Zona rossa solo nel week end;
  • Coprifuoco anticipato alle 19 o alle 20 su tutto il territorio nazionale.

Crisanti non crede più nel lockdown: "La gente è stufa"

Va da sè che la strada di concentrare le chiusure solo nel week end o anticipare il coprifuoco potrebbe avere un impatto non così decisivo sulla curva epidemiologica. D’altra parte anche l’ipotesi di un lockdown totale ha i suoi svantaggi: al di là del lato economico, bisogna tenere conto anche della stanchezza che c’è tra la popolazione, sempre meno disposta ad accettare restrizioni rigide come quelle adottate nella scorsa primavera. Insomma, il lockdown potrebbe non avere gli stessi risultati che ha avuto durante la prima ondata quando le regole le rispettavano tutti.

Così sembra pensarla anche Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova, che raggiunto dall’AdnKronos ha espresso qualche dubbio sull’ipotesi di una "super zona rossa".  

"Un lockdown nazionale per poter affrontare la sfida di una vaccinazione anti-Covid di massa, con numeri senza precedenti? Ma bisognerebbe farlo una volta per tutte. In realtà penso che la gente sia stufa, non ci crede più" spiega Crisanti. "A questo punto facciamo senza. È inutile farlo il lockdown, rimaniamo così. Altrimenti si stressa la popolazione, e li teniamo in casa per 3 settimane senza ottenere nulla". "Le persone - dice ancora il microbiologo - sono sfinite dalle zone" a colori. Un nuovo stop nazionale "sarà improponibile, a meno a che non sia veramente l'ultimo"

"Per fare uscire il Paese da questa crisi, serve un progetto con più gambe" osserva ancora lo studioso. "Va senz'altro aumentata la capacità di distribuire vaccini e ci penserà il commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo, ma non se ne esce se mancano due o tre punti fondamentali a questo progetto: uno è sicuramente avere un progetto nazionale di sequenziamento delle varianti, la seconda è creare finalmente una rete di laboratori in grado di fare una grande quantità di tamponi. Anche il lockdown - conclude il microbiologo - sarebbe una delle gambe su cui far camminare la strategia" anti-Covid, "ma siamo in un momento in cui la popolazione non ci crede più".

Galli: "Le misure adottate con il Dpcm non bastano"

E anche Massimo Galli,  primario di Malattie infettive all'ospedale Sacco di Milano, dice la sua sul preoccupante scenario che il governo Draghi si trova a dover gestire. "È successo quello che ci si poteva attendere accadesse - ha affermato l'infettivologo ospite questa mattina della trasmissione 'Agorà' su Rai3 - considerando le settimane precedenti, le esperienze dei Paesi a noi vicini e considerando che quello che è stato messo in campo era e si è dimostrato insufficiente. Anzi, ci sono state aperture proprio nel momento in cui era il caso di non riaprire nulla. Temo che le misure adottate" con il nuovo Dpcm "non bastino" ha spiegato Galli. "Quando si diffonde una variante che dimostra di avere un 30-40% in più di capacità infettante, coloro che la prendono per primi sono i giovani e i bambini che hanno più socialità", ha detto il camice bianco. "Poi la trasmettono a giovani adulti, adulti e anziani, e qui si rileva il momento critico e la pressione su ospedali e terapie intensive. Questa catena di eventi si è già innescata nelle scorse settimane e ora dobbiamo trovare il modo di gestirla".

Edit.  "Ci troviamo tutti di fronte, in questi giorni, a un nuovo peggioramento dell'emergenza sanitaria. Ognuno deve fare la propria parte nel contenere la diffusione del virus." Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi in un videomessaggio per la web conference "Verso una Strategia Nazionale sulla parità di genere". Nel messaggio il premier ha spiegato che il governo dovrà fare di più accelerando sulla campagna vaccinale indicata come una via d'uscita "non lontana" dalla pandemia.

"Il governo deve "moltiplicare ogni sforzo" ha spiegato il presidente del consiglio. "Siamo solo all'inizio. Il nostro compito - e mi riferisco a tutti i livelli istituzionali - è quello di salvaguardare con ogni mezzo la vita degli italiani e permettere al più presto un ritorno alla normalità. Ogni vita conta. Non perdere un attimo, non lasciare nulla di intentato, compiere scelte meditate, ma rapide".

Articolo aggiornato alle 16.33 dell'8 marzo 2021 dopo l'intervento del premier Mario Draghi.

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