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Giovedì, 6 Ottobre 2022
Il taglio in Manovra

Tampon tax, la vittoria dell'Iva agevolata sugli assorbenti: il ciclo non sarà più un lusso?

Nel documento programmatico di Bilancio c'è la proposta di abbassare l'Iva al 10% sugli assorbenti. Bisognerà attendere e vedere, ma per le associazioni che da tempo si battono contro la tampon tax si tratta di un passo importante, come spiegano a Today. Ma quanto costerebbe?

Dopo anni di tira e molla, anche in Italia si va verso l'abbassamento dell'Iva dal 22% al 10% sugli assorbenti. Nel comunicato di palazzo Chigi dopo l'approvazione in Consiglio dei ministri del documento programmatico di Bilancio c'è scritto nero su bianco infatti che si prevede di mettere mano alla cosiddetta "tampon tax", proponendo un taglio al 10% sui "prodotti assorbenti per l'igiene femminile". La tampon tax è un'imposta che grava sulle donne, per le quali l'acquisto di quei prodotti non è una scelta ma una necessità, pesando inoltre su tutti i nuclei familiari in cui sono esse sono presenti. Il 10% previsto nella manovra di Draghi rappresenta comunque una sorta di compromesso rispetto al 4% chiesto da più parti. Nel Regno Unito la tampon tax è stata eliminata e in altri Paesi Ue, come Germania, Francia e Spagna, l'imposta è stata abbassata rispettivamente al 7%, al 5,5% e al 4. La mobilitazione per considerare i prodotti per il ciclo beni primari di prima necessità parte da lontano e oggi numerose associazioni che negli anni si sono impegnate per quella che è considerata una vera e propria battaglia culturale, oltre che economica, non nascondono la loro soddisfazione anche se restano vigili, in attesa della definitiva approvazione e della sua applicazione.

"Stop alla tampon tax"

"Crediamo che il governo possa provare a portare l'Iva al 4% ma siamo felici di questo importante risultato che, dopo tre leggi di bilancio, aspettavamo con ansia", dice a Today Silvia De Dea dell'associazione Onde Rosa, che tre anni fa aveva lanciato su Change.org una petizione per dire stop alla tampon tax che ad oggi ha superato le 645mila firme. "Finalmente si discute di tampon tax in Consiglio dei ministri per trovare la quadra dopo anni in cui questo tema per la politica è stato fonte di imbarazzo o considerato una questione da prendere sottogamba", ricorda De Dea. I primi a parlare di tampon tax in Italia furono gli esponenti di Possibile, la formazione politica di Giuseppe Civati, che nel 2016 presentò una proposta di legge. "Ci riservarono dileggio e prese in giro, in un clima da scuola media", aveva ricordato parlando a Today Beatrice Brignone, segretario di Possibile. Il tema era poi sparito dall'agenda politica, salvo riemergere a ondate negli anni, tra altre proposte di legge, emendamenti bocciati e un primo, parziale e criticato risultato di avere l'abbassamento al 5% ma per i soli prodotti "compostabili e biodegradabili" (Brignone in quell'occasione parlò di "pink washing del green washing", puntando il dito contro un'operazione di facciata e non di sostanza rispetto alla vera questione al centro della tampon tax). È passato del tempo e per De Dea oggi "abbiamo comunque conquistato una battaglia culturale importante, per quella economica invece la nostra speranza è si possa scendere al 4%. Si tratta in ogni caso di una battaglia di parità che riguarda tutti e che è stata portata avanti non solo dalle donne ma anche dagli uomini". Oggi una delegazione del Pd, organizzata dalla Conferenza delle Democratiche guidata da Cecilia D'Elia, ha invitato Onde Rosa a un incontro al Mef per parlare del tema.

Tampon tax, period poverty e diritto alla salute: "Lo Stato deve intervenire"

Questa estate in diverse città italiane ha fatto tappa il Tampon Tax Tour organizzato in tutta Italia dall'associazione di promozione sociale Tocca A Noi per chiedere la riduzione dell'Iva sui prodotti igienico sanitari femminili, spiegare la necessità di un intervento sulla tampon tax, raccogliere testimonianze e sensibilizzare sulla questione della period poverty, vale a dire l'impossibilità per le donne in condizioni di difficoltà economica di avere accesso ai prodotti necessari per la propria igiene mestruale. "In Italia non c'è ancora uno studio approfondito sulla povertà mestruale ma sappiamo che ci sono milioni di donne che vivono in povertà assoluta e non posso permettersi quelli che sono a tutti gli effetti beni di prima necessità", dice a Today Lucrezia Iurlaro, presidente di Tocca A Noi e anima insieme alla consigliera comunale di Firenze Laura Sparavigna del Tampon Tax Tour. "Tra le storie che abbiamo raccolto c'è quella di una donna a Palermo che per tre anni della sua vita si è trovata in una situazione di disoccupazione e forte difficoltà economica. Le venivano passati tutti i beni considerati essenziali, ad esempio il cibo, ma non i prodotti igienico-sanitari femminili e lei si è trovata a dover usare panni o calzini, cioè tutte cose chiaramente non adeguate per i suoi bisogni. Come pure quelle di tante ragazze che per motivi vari avevano pochissimi assorbenti messi a disposizione da parte delle famiglie e che erano estremamente sollevate quando si sono trovate in un contesto scolastico in cui erano stati avviate ad esempio raccolte di assorbenti nei bagni, secondo la logica del chi può dà e chi non può prende", ricorda. "Dopo questo periodo di Covid bisognerebbe iniziare finalmente a capire quanto la salute sia centrale all'interno della vita di ogni essere umano. Se siamo uno Stato sociale che garantisce il diritto alla salute come uno dei più fondamentali e si basa sulla gratuità e sull'universalità del suo servizio sanitario nazionale, allora al tempo stesso non si possono prevedere prezzi così alti per prodotti che sono chiaramente necessari e dei quali non è possibile fare a meno. Senza quei prodotti ci si ammala, fisicamente e psicologicamente. Ne va della dignità della persona".

Quanto costerebbe la riduzione della tampon tax

Abbassare la tampon tax ha ovviamente un costo. Nel 2019 fu proposto e bocciato un emendamento a firma di Laura Boldrini per ridurre al 5% l'Iva sugli assorbenti. Secondo i calcoli della Ragioneria di Stato, la riduzione al 10% avrebbe comportato un buco per il fisco di circa 212 milioni di euro all'anno, mentre ridurre l'Iva al 5% sarebbe costato 300 milioni di euro. Quest'ultimo dato è stato contestato da più parti, giudicato poco accurato e calcolato su criteri poco oggettivi e realistici. L'associazione WeWorld aveva portato in Parlamento la richiesta di ricalcolare quella cifra poiché secondo le loro stime (partendo dal dato Nielsen sul valore del mercato dei prodotti per l'igiene mestruale in Italia considerato pari a 515 milioni di euro ogni anno e scorporandolo dell'Iva al 22%) con la tassazione al 5% sarebbe stata molto inferiore. "Anche grazie alla nostra azione l'anno scorso il Mef ha rivisto le stime valutando in 90 milioni la copertura per abbassare l'Iva dal 22 al 10 per cento. In realtà, secondo i nostri calcoli, a seguito dell'indagine realizzata da Nielsen, basterebbero 47 milioni per abbassare l'Iva al 10 e 67 milioni per abbassarla al 5%", ha dichiarato Elena Caneva, Responsabile centro studi WeWorld.

In attesa di vedere se la manovra sarà approvata entro la fine dell'anno, l'intenzione di abbassare l'Iva sugli assorbenti (ragion di cassa permettendo) rappresenta in ogni caso un primo passo importante, anche alla luce di una conquistata maggiore sensibilità sul tema.

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