Martedì, 22 Giugno 2021
Dubbi

Perché i test rapidi sono uno strumento di confusione di massa (secondo Crisanti)

Il microbiologo: "La percentuale di positivi è molto più bassa di quelli molecolari, qualche problema ce l'hanno. Il problema del controllo della trasmissione sul territorio non si risolve così". E poi: "I veri casi sono 30mila al giorno, anche considerando quanti sono i decessi"

Lui i dubbi sul senso di impostare una strategia di contenimento del contagio basata anche sui tamponi rapidi li ha sempre avuti e li ha sempre esplicitati. "Quello che si sarebbe dovuto fare? Le misure che si possono attuare per risolvere questa situazione purtroppo non si realizzano nel giro di uno o due giorni o una settimana, si sarebbe dovuto costruire un efficiente sistema di tracciamento e sorveglianza per impedire che una volta che i numeri si sono abbassati il contagio riprenda". Parola di Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell'Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia a SkyTg24.

"La percentuale di test rapidi positivi è molto più bassa di quelli molecolari"

"Ora la situazione è complicata dall'uso dei test rapidi che a mio avviso sono veramente uno strumento di confusione di massa - ha aggiunto Crisanti - e lo dimostra il fatto che la percentuale di test rapidi positivi è molto più bassa di quelli molecolari quindi significa che questi test antigenici qualche problema ce l'hanno. Il problema del controllo della trasmissione sul territorio non si risolve con i test rapidi. E' chiaro si sarebbe dovuto costruire un sistema che non è stato fatto e a questo punto nessuno ha la bacchetta magica".

"Si sarebbe dovuto intervenire a maggio - giugno - ha proseguito Crisanti - potremmo teoricamente essere ancora in tempo anche visto i dati che ci sono sulla distribuzione del vaccino, tenga presente che le due cose hanno un effetto sinergico potentissimo, perché se da una parte aumenta il numero delle persone vaccinate e dall'altro si investe su un sistema di tracciamento a interruzione della trasmissione sul territorio, le due cose avrebbero un effetto moltiplicatore". A dicembre Crisanti aveva criticato "l’uso non appropriato dei test rapidi, che hanno una sensibilità bassa e come tali non possono essere usati come misura di prevenzione per proteggere comunità vulnerabili. Anziché una barriera mettiamo così una gruviera“. I test rapidi invece possono avere una utilità considerevole quando si tratta di fare screening di massa, per Crisanti, che è consulente della Regione Sardegna per la campagna di screening di massa con postazioni diffuse sul territorio.

Crisanti: "I reali nuovi positivi sono 30mila al giorno"

Il numero reale di positivi al coronavirus in Italia? "Dovremmo viaggiare intorno ai 30mila casi al giorno, anche considerando quanti sono i decessi, visto che muoiono l'1,5% degli infetti''. Lo ha affermato Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell'Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia a Sky Tg24. Secondo Crisanti "il numero di positivi dipende dal tipo di tamponi e la situazione è complicata dall'uso dei test rapidi, strumento di confusione di massa, lo dimostra il fatto che la percentuale dei positivi è molto più bassa di quella rilevata dai molecolari, questi test antigenici qualche problema ce l'hanno".

'L'Rt - spiega ancora - ci dice quanto è stata la trasmissione una settimana fa, non fotografa la situazione attuale, sarebbe stato meglio basarsi sull'incidenza, sui casi giornalieri, è un valore che riflette la situazione attuale. Le Regioni si sono strenuamente battute sull'utilizzo dell'incidenza, sul quale non ci sarebbero stati dubbi di interpretazione. Il sistema con l'Rt è macchinoso''.

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