Lunedì, 8 Marzo 2021

Il Tar annulla l'ordinanza della Regione Lazio sul vaccino antinfluenzale obbligatorio per gli over65

"Al di là della ragionevolezza della misura, la sua introduzione non rientra nella sfera di attribuzioni regionale ma, semmai, soltanto in quella statale", ha stabilito il tribunale amministrativo

Il Tar del Lazio ha annullato l'ordinanza con la quale il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti lo scorso il 17 aprile aveva previsto l'obbligo di vaccinazione antinfluenzale per la popolazione al di sopra dei 65 anni, pena il divieto di frequentare luoghi di possibili assembramenti come centri sociali o case di riposo.

Il Tar ha accolto il ricorso presentato dall'Associazione Codici regionale e del Lazio, che chiedeva la sospensione dell'ordinanza recante "Disposizioni in merito alla campagna di vaccinazione antinfluenzale e al programma di vaccinazione anti-pneumococcica per la stagione 2020-2021", la quale prevede inoltre l'obbligo di vaccino anche "per tutto il personale sanitario e sociosanitario operante in ambito regionale (pena il divieto di avere accesso ai rispettivi luoghi di lavoro)".

Ufficiale: nel Lazio le mascherine diventano obbligatorie anche all'aperto 

La posizione del Tar: "Competenza statale"

"La normativa emergenziale Covid non ammette simili interventi regionali in materia di vaccinazioni obbligatorie", si legge nella sentenza del Tar, e "le disposizioni in materia di igiene e sanità nonché di protezione civile non recano previsioni che possano autorizzare le regioni ad adottare questo tipo di ordinanze allorché il fenomeno assuma, come nella specie, un rilievo di carattere nazionale". Inoltre, rilevano i giudici amministrativi "l'’ordinamento costituzionale non tollera interventi regionali di questo genere, diretti nella sostanza ad alterare taluni difficili equilibri raggiunti dagli organi del potere centrale".

"In conclusione si deve affermare che, al di là della ragionevolezza della misura (peraltro comunque auspicata dal Cts nei verbali agli atti del giudizio depositati), la sua introduzione non rientra nella sfera di attribuzioni regionale ma, semmai, soltanto in quella statale - spiega il Tar - Sede quest’ultima cui va dunque ascritta ogni competenza e responsabilità, anche di matrice politica, in merito alla decisione di introdurre o meno obblighi di questo genere".

D'Amato: "La decisione del Tar sui vaccini non cambia nulla"

"Per noi non cambia nulla, più che l'aspetto formale ci interessa quello sostanziale. Dobbiamo lavorare perché ci sia la più ampia copertura vaccinale" contro l'influenza, ha commentato l'assessore alla Sanità della Regine Lazio Alessio D'Amato.

"Sapevamo che l'ordinanza aveva degli elementi di difficoltà in quanto sono atti che competono allo Stato. Pensiamo sia utile che il governo rifletta sull'obbligatorietà. Ci interessa in questa fase somministrare 2,4 mln di dosi di vaccino già ottenuto".

Codici: "Ci sono altre strade per contrastare Covid-19"

“Come abbiamo sempre sostenuto e come ha riconosciuto il Tar Lazio un provvedimento del genere è di competenza statale", ha dichiarato in una nota Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici. 

"Vista l’enorme portata della pandemia, è il Governo che deve assumere decisioni simili e grazie a questa sentenza viene riportato il giusto ordine a livello normativo. Ci teniamo a chiarirlo, per sgombrare il campo da equivoci: per noi il problema non è vaccino sì-vaccino no, ma la necessità di affrontare in maniera globale e coerente la situazione, adottando iniziative che siano fondate su basi scientifiche certe e che non calpestino i diritti dei cittadini. Il vaccino antinfluenzale oggetto del ricorso non protegge da tutti i ceppi circolanti, non ha valenza a livello di immunità di gregge, in quanto si considera quella regionale quando a contare è quella nazionale, e risulta efficace solo in una quota che tra 70% e 85% dei vaccinati. A nostro avviso sono altre le strade da perseguire per contrastare il Covid19”.

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