Sabato, 20 Luglio 2024
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Carceri, l'appello a Conte: "Ogni detenuto telefoni ai familiari per 20 minuti al giorno"

L'appello dell'associazione Antigone al premier e al ministro della Giustizia. Oggi un detenuto può telefonare solo per 10 minuti a settimana. Patrizio Gonnella: "Hanno paura e vivono con angoscia la solitudine"

Antigone - associazione che si occupa della tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale e penitenziario - ha scritto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, chiedendo che ogni detenuto possa telefonare ai propri familiari per venti minuti al giorno, a fronte dei dieci minuti a settimana previsti dalle norme dell'ordinamento penitenziario.

"La richiesta – sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – si giustifica con l'emergenza coronavirus che sta portando importanti limitazioni anche in ambito penitenziario. I detenuti hanno paura e vivono con angoscia la solitudine".

Telefonate e Skype per i detenuti: l'appello di Antigone al governo

Cosa succede oggi nelle carceri dal punto di vista delle comunicazioni con gli affetti esterni e dei colloqui a distanza? Lo spiega Gonnella: "In molte carceri non sono consentiti colloqui visivi e sono impediti gli accessi ai volontari. Le indicazioni emanate dall’Amministrazione Penitenziaria servono a prevenire il diffondersi dell'epidemia anche in questi luoghi. Non sono omogenee sul territorio nazionale. Stiamo comunque assistendo a una compressione dei diritti delle persone detenute. In alcuni casi inevitabile. Proprio per questo – afferma il presidente di Antigone – invitiamo il governo a concedere 20 minuti di telefonate al giorno (che tra l'altro inciderebbe positivamente sull'uso illecito di cellulari), ad attivare dappertutto Skype per i colloqui a distanza".

Secondo il presidente di Antigone, aumentare la possibilità di telefonare e di usare Skype è un "provvedimento che con poco dispendio organizzativo sarebbe capace di tutelare quel contatto con gli affetti esterni che è fondamentale per le persone recluse e che tante volte si è dimostrato essenziale anche nella prevenzione di gesti tragici. Allo stesso modo - conclude Patrizio Gonnella - pensiamo sia utile favorire la concessione di provvedimenti di detenzione domiciliare e affidamento, che riducano la pressione sulle carceri e sugli operatori, per tutti coloro che sono a fine pena e hanno fatto un positivo percorso penitenziario".

"Chiediamo in tal senso alla magistratura di sorveglianza grande apertura. Infine si valutino anche misure di incentivo per lo staff carcerario impegnato in un momento così duro e si preveda la distribuzione di linee guida di prevenzione a tutti i detenuti".

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