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Martedì, 23 Aprile 2024
Lunghe attese

Quanto tempo aspettiamo in coda agli uffici pubblici

Aumentano i tempi d'attesa presso gli sportelli pubblici: nel 2023 quasi 2,5 milioni di cittadini hanno aspettato almeno 20 minuti per accedere ai servizi. Le stime della Cgia: penalizzati gli over 64, la situazione più critica è al Sud

Durante il Covid, con gli ingressi scaglionati e le prenotazioni obbligatorie, le lunghe attese in fila agli uffici pubblici erano diventate un lontano ricordo. Ma con la fine della pandemia, i cittadini sono tornati gradualmente a frequentare gli sportelli, portando ad un nuovo e cospicuo aumento dei tempi d'attesa. Ma quanto tempo "perdiamo" in coda? Quali sono le regioni più virtuose da questo punto di vista? A fare il punto della situazione è uno studio della Cgia di Mestre: secondo le stime, rispetto al 2021, nel 2023, tra tutti i cittadini che hanno dovuto recarsi presso uno sportello pubblico (di una Asl o dell’ufficio anagrafe del comune) in quasi 2,5 milioni (il 17,3% del totale) hanno aspettato più di 20 minuti. A "pagare" il prezzo maggiore in questo aumento dei tempi d'attesa sono soprattutto gli over 64 che rispetto ai giovani hanno minori conoscenze informatiche per poter accedere ai servizi on line.

Sportelli pubblici, aumentano i tempi d'attesa

Tra il 2021, ancora anno di crisi pandemica, e il 2023, primo anno post Covid, le persone che si sono recate presso una Asl sono aumentate del 12,9% (+ 2.246.000 persone), mentre quelle in attesa da più di 20 minuti sono incrementate del 24,4% per cento (+1.926.000 persone).

E sempre nello stesso arco temporale, coloro che hanno dovuto interfacciarsi fisicamente con l’ufficio anagrafe del proprio comune sono aumentati del 13,4%(+1.976.000 persone), mentre si è protratta l’attesa oltre i 20 minuti per il 14,1% degli intervistati (+553.000 persone).

Regioni "lumaca": la classifica

Per quanto riguarda le regioni italiani, sempre secondo i numeri della Cgia, gli sportelli Asl più "lumaca" nell’espletare i referti e le pratiche tecnico/burocratiche sono stati quelli ubicati in Sicilia dove il 68,4% degli over 18 ha dichiarato di aver atteso più di 20 minuti.

Seguono le Asl di Molise con ritardi denunciati dal 67,6% dei cittadini, la Calabria con il 67,2%, la Campania con il 65,8% e la Basilicata con il 65%. Tra il 2021 e il 2023 le regioni dove “idealmente” la fila agli sportelli Asl è aumentata maggiormente sono l’Abruzzo (+11 persone), il Veneto e la Basilicata (entrambe con +10 persone) e la Sardegna (+9 persone). 

Per gli sportelli degli uffici anagrafe, invece, i più lenti a consegnare i certificati richiesti dai propri residenti sono stati quelli relativi ai comuni del Lazio: il 44,1% degli over 18, infatti, ha dichiarato di aver atteso più di 20 minuti. Seguono i comuni della Sicilia con il 43,3%, quelli della Puglia con il 34,7%, quelli della Calabria con il 33,5% per cento e quelli della Campania con il 32,2%. Tra il 2021 e il 2023 i comuni dove “ipoteticamente” la fila agli sportelli dell’anagrafe è aumentata maggiormente sono la Calabria (+8 persone), l’Umbria (+6 persone) e l’Abruzzo (+5 persone).

Diversamente, le amministrazioni comunali che in questi due ultimi anni hanno visto diminuire la fila sono state quelle del Molise (-6 persone), delle Marche (-3 persone), dell’Emilia Romagna, Piemonte e Campania (tutte e tre con -2 persone). Una efficienza, quella degli uffici anagrafe dei comuni, inversamente proporzionale al crescere della dimensione di questi ultimi: infatti, il numero delle persone che nel 2023 ha denunciato di essere stato in attesa più di 20 minuti davanti allo sportello dell’anagrafe nelle amministrazioni con meno di 10 mila abitanti è stato del 12,6%, nei comuni tra i 10 e i 50 mila abitanti è salito al 23,3%e per quelli con più di 50 mila abitanti ha toccato il 36,4%.

Il confronto con l'Europa

Emergono delle differenze molto marcate anche tra le persone che abitano nei comuni limitrofi o più lontani alle grandi città. Quelli che si trovano verso la periferia di queste grandi città hanno atteso più di 20 minuti “solo” nel 23,8% dei casi, in quelli che risiedono nelle aree centrali la media “schizza” al 55,5%. Anche per le Pmi la Pa è un "grosso problema": per più di 8 imprenditori su 10, infatti, la Pubblica Amministrazione italiana obbliga le imprese a delle procedure amministrative complicatissime. Esclusa la Francia, nessun altro paese dell’Area dell’Euro ha registrato un sentiment così negativo come quello italiano. Rispetto alla media dei 20 Paesi monitorati nel 2023, l’Italia sconta un differenziale di quasi 25 punti percentuali in più.

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