Giovedì, 13 Maggio 2021

"La terapia intensiva dove lavoro è piena, ci sono anche 40enni intubati"

La testimonianza di un infermiere dell'ospedale Civile di Brescia: "Non è possibile di nuovo essere in queste condizioni. Bisogna chiudere tutto"

Foto di repertorio

"La terapia intensiva dove lavoro è piena, abbiamo anche diversi quarantenni intubati, bisogna darsi una mossa e chiudere tutto, non si può intervenire sempre in ritardo" . È il drammatico appello di Paolo Gobbini, infermiere di terapia intensiva presso l'ospedale Civile di Brescia, intervistato al telefono da Radiondadurto.org. 

In provincia di Brescia, la soglia di sicurezza per i posti letto riservati ai pazienti Covid risulta ampiamente superata: siamo vicini ai 1.200 ricoverati, di cui un centinaio in terapia intensiva (pari al 90% dei posti disponibili). In tutta la Lombardia, invece, sulla base dei dati Agenas (l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) la percentuale di posti letto di terapia intensiva già occupati è del 40%, quelli in area non critica del 44%. Una situazione a dir poco drammatica, dunque, per i nosocomi bresciani. E dopo l'sos lanciato ieri da Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, arriva un altro grido di allarme, questa volta lanciato da un infermiere che lavora in prima linea in un reparto di Rianimazione.

"Quando un letto si libera, per dimissione o morte del paziente, viene occupato in poche ore" ha detto ancora Gobbini. "Questa terza ondata ci ha esasperato perchè non è possibile di nuovo essere in queste condizioni, rincorrere la situazione quando abbiamo i reparti già invasi dai malati Covid che non sappiamo più dove mettere: noi adesso per almeno un mese saremo con l’acqua alla gola e siamo ancora in zona arancione quando dovremmo blindare tutto". 

Ieri il presidente dell'Ordine dei Medici aveva parlato della stanchezza dei camici bianchi che cominciano a dare "segni di burnout". "È un anno che siamo sulla corda a causa della pandemia" aveva detto Anelli. "È necessario trovare soluzioni. Pensiamo che le zone gialle o le zone arancioni mantengano un plateau, non risolvono, non abbassano la curva come vorremmo. Funzionano invece le zone rosse. Al governo diciamo meglio misure molto dure per un breve periodo che misure più leggere e prolungate. Solo così possiamo uscirne una volta per tutte".

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