Sabato, 27 Febbraio 2021

Terapie intensive: le 7 regioni in pericolo

Raggiunta la soglia critica del 30%: in Lombardia, Liguria, Piemonte, Umbria e nella P.A di Bolzano i dati più allarmanti

Foto di repertorio

Qual è la percentuale di pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva? Dalla scheda aggiornata pubblicata sul sito dell’Agenzia Nazionale per  i Servizi  Sanitari Regionali emerge un dato allarmante: la soglia del 30%, il valore individuato come critico dal Ministero della Salute per non compromettere il funzionamento degli ospedali, è stata ormai raggiunta. La situazione è particolarmente delicata in alcune regioni, meno compromessa in altre: benché potrà sembrare paradossale, nonostante sia finita tra le aree più a rischio è la Calabria la regione italiana che in rapporto al numero di posti disponibili ha la minore percentuale di pazienti Covid: solo il 9%. Il perché va ricercato nei criteri alla base della definizione delle varie zone di rischio, che tengono in considerazione ben 21 parametri (ad esempio l’indice Rt e la capacità effettiva degli ospedali) oltre alla percentuale di posti di terapia intensiva occupati.  

In generale, sono  7 le regioni che supereano la soglia critica del 30%: Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Umbria, e Valle d'Aosta. La situazione è difficile anche nella P.A. di Bolzano con il 51% dei letti occupati. 

  • Abruzzo 23%
  • Basilicata 23 %
  • Calabria 9%
  • Campania 27%
  • Emilia Romagna 29%
  • Friuli Venezia Giulia 23%
  • Lazio 26%
  • Liguria 43%
  • Lombardia 46%
  • Marche 38%
  • Molise 21%
  • Piemonte 40%;
  • Pa Bolzano 51%,
  • Pa Trento 22%
  • Puglia 29%
  • Sardegna 27%
  • Sicilia 22%
  • Toscana 38%
  • Umbria 48%
  • Valle D’Aosta 37%
  • Veneto 15%

regioni rischio terapia intensiva-2

(Credit immagine Quotidiano Sanità)

La situazione nei reparti Covid "ordinari"

Per quanto riguarda i posti letto occupati dai pazienti Covid in condizioni non critiche, la media nazionale è pari al 43%. Ancora una volta Lombardia e Liguria sono tra le regioni meno virtuose con il 67 e 64% dei posti occupati, ma ad impressionare è il dato del Piemonte (97%) e della Valle D’Aosta (87%).

Coronavirus, il report di Gimbe

Secondo l’ultimo report della fondazione GIMBE , il monitoraggio della settimana 28 ottobre-3 novembre, rispetto alla precedente, conferma un incremento esponenziale (195.051 vs 130.329), in parte per l’aumento dei casi testati (817.717 vs 722.570), ma soprattutto per l’ulteriore incremento del rapporto positivi/casi testati (23,9% vs 18%).

contagi italia gimbe oggi 5 novembre 2020-2

Crescono del 63,9% i casi attualmente positivi (418.142 vs 255.090) e, sul fronte degli ospedali, si rileva un ulteriore aumento dei pazienti ricoverati con sintomi (21.114 vs 13.955) e in terapia intensiva (2.225 vs 1.411). Incrementano del 72% i decessi (1.712 vs 995). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: 1.712 (+72,1%)
  • Terapia intensiva: +814 (+57,7%)
  • Ricoverati con sintomi: +7.159 (+51,3%)
  • Nuovi casi: 195.051 (+49,7%)
  • Casi attualmente positivi: +163.052 (+63,9%)
  • Casi testati +95.147 (+13,2%)
  • Tamponi totali: +163.945 (+14%)

"Nell’ultima settimana - afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE - si conferma l’incremento di oltre il 60% dei casi attualmente positivi che si riflette sul numero dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva, portando gli ospedali verso la saturazione. Questo impatta anche sul numero di decessi, che nell’ultima settimana ha superato quota 1.700 con un trend che, con una settimana di ritardo, ricalca di fatto le altre curve. L’ulteriore incremento del rapporto positivi/casi testati, prossimo al 24%, certifica definitivamente il crollo dell’argine territoriale del testing & tracing". 

La situazione nazionale rimane molto eterogenea con notevoli variabilità regionali. In generale, rispetto alla settimana precedente gli indicatori peggiorano in tutte le Regioni, ad eccezione dell’incremento percentuale dei casi che in alcune Regioni fa registrare lievissimi rallentamenti. Per Cartabellotta "l’introduzione di misure proporzionate a differenti livelli di rischio regionale è totalmente condivisibile" tuttavia "parametri e indicatori su cui si basa l’assegnazione dei 'colori' non sono sufficientemente chiari e oggettivi da escludere valutazioni discrezionali, rischiando che il meccanismo delle chiusure e riaperture, lungi dall’essere automatizzato, richieda sempre e comunque un passaggio politico con le Regioni, come peraltro previsto dallo stesso DPCM che stabilisce che le ordinanze del Ministro della Salute siano emanate d’intesa con il presidente della Regione interessata". 

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