Domenica, 24 Gennaio 2021
Il 5% dei positivi in ospedale ma i posti scarseggiano

Terapie intensive, l'allarme in 17 regioni e il caso dei letti promessi ma che non ci sono

Ospedali sotto pressione e i dati sono in peggioramento nella maggior parte delle regioni. Non basta il calo della crescita dei contagi: occorre considerare 20 giorni tra l'acclarata positività e (in media per il 5%) l'eventuale ricovero

In un momento in cui è ancora difficile capire se le misure adottate dal Governo abbiano consentito una inversione di tendenza nella seconda ondata della pandemia di coronavirus in Italia, possiamo oggi apprezzare un raffreddamento del trend di aumento delle terapie intensive per il Covid nelle ultime 24 ore: sono 58 i nuovi malati in rianimazione nelle ultime 24 ore, ieri erano +120. Il totale dei posti in terapia intensiva occupati dai malati di Covid è di 3.670 a fronte di 33.504 ricoveri in area non critica. 

Tanti? Pochi? Qual è l'attuale livello di allarme per la pandemia? Dopo il fallimento della politica del contact tracing è ormai evidente che l'unico dato che abbiamo per monitorare la curva epidemica è il numero dei ricoveri in terapia intensiva e il conseguente impatto sul sistema sanitario. Come mostra il monitoraggio Agenas i pazienti Covid occupano attualmente circa il 42% dei posti in terapia intensiva, ovvero il 12% in più della soglia critica fissata al 30%.

Un allarme che ormai suona in ben 17 regioni su 21, in peggioramento visto che una settimana fa erano 'solo' 10. Inoltre i posti nei reparti di medicina occupati da pazienti Covid sono il 51% a livello nazionale, rispetto a una soglia del 40%: anche questo un dato stabile ma che ora riguarda 15 regioni, a fronte delle 12 di 7 giorni prima.

A mostrare una criticità diffusa da Nord a Sud è il monitoraggio Agenas, aggiornato con i dati del 17 novembre. 

dove problemi ospedali-2

I dati dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas) sono basati su una rielaborazione di quelli della Protezione Civile e del Ministero della Salute. Per quanto riguarda le terapie intensive la soglia del 30%, individuata dal decreto del Ministro della Salute del 30 aprile 2020, risulta superata da: Abruzzo (37%), Basilicata (33%), Calabria (34%, in forte aumento rispetto al 13% rilevato dai dati del 10 novembre), Campania (34%), Emilia Romagna (35%), Lazio (32%), Liguria (53%), Lombardia (64%), Marche (45%), P.A. Bolzano (57%), P.A. Trento (39%), Piemonte (61%), Puglia (41%), Sardegna (37%), Toscana (47%), Umbria (55%), Valle d'Aosta (46%). Mentre la Sicilia è sul valore limite del 30%.

Per quanto riguarda invece i ricoveri in area 'non critica', ovvero nei reparti di malattie infettive, pneumologia e medicina interna, la soglia dei posti letto occupati da pazienti Covid, in questo caso definita pari al 40%, da: Abruzzo (47%), Calabria (43%), Campania (47%), Emilia Romagna (47%), Lazio (49%), Liguria (74%), Lombardia (53%), Marche (52%), P.A. Bolzano (95%), P.A. Trento (65%), Piemonte (92%), Puglia (51%), Toscana (41%), Umbria (50%), Valle d'Aosta (73%, in netto calo rispetto all'85% del 10 novembre).

In questi successivi grafici si nota anche la percentuale di pazienti Covid-19 ospedalizzati sul totale dei pazienti Covid-19 e la percentuale di pazienti Covid-19 ricoverati in reparti di terapia intensiva sul totale dei pazienti Covid-19 ospedalizzati. Tranne per il Trentino e la Liguria che presentano dati fuori scala, è evidente come sia più o meno costante il rapporto del 5% tra i positivi al coronavirus e le persone che hanno sviluppato i sintomi dalle Covid-19 e necessitano di un ricovero in ospedale. Con un picco di malati gravi in Umbria e Basilicata. Tutti i dati in pagina successiva.

malati covid dove-2

Ma quanti sono davvero i posti letto disponibili in Italia? Secondo il commissario all'emergenza coronavirus i posti letto in terapia intensiva sono stati elevati a 10mila.

Critiche tuttavia arrivano dagli anestesisti che rivelano come rispetto ai 5.000 pre Covid, di posti letto in terapia intensiva ora se ne contino non più di 8.000. "I dati sono particolarmente sovrastimati in alcune regioni, come la Calabria, dove molti dei posti annunciati sono poco più di un cantiere e dove preoccupa la carenza di specialisti" spiega all'ANSA è Alessandro Vergallo, presidente nazionale dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani.

posti letto terapia intensiva-2"Se le attrezzature e i posti letto sono di facile reperibilità, il sistema sanitario soffre per la carenza di personale. La forza lavoro, a differenza, non è acquistabile o formabile nel breve termine e la pressione in questo caso è diventata insostenibile". commenta Mario Riccio, noto per essere stato l'anestesista di Piergiorgio Welby e consigliere dell'Associazione Luca Coscioni.

"Rispetto alla prima ondata - prosegue il primario di rianimazione a Casalmaggiore, in provincia di Cremona - nelle aree di maggiore sofferenza non si stanno attuando trasferimenti di tecnici e infermieri, così come non stiamo importando personale dall'estero. Occorre - aggiunge Riccio - innanzitutto sospendere in alcune aree tutte quelle attività chirurgiche non urgenti e coinvolgere nel settore pubblico anche il personale, come anestesisti infermieri specializzati normalmente impiegati, delle strutture convenzionate o accreditate minori, come le piccole case di cura, spostandolo nei reparti Covid. Tutte cose che non stanno avvenendo".

I posti letto ci sono, mancano i medici

mancanza medici italia in prima pagina su the guardian-2

Secondo i dati pubblicati anche dal quotidiano britannico The Guardian dall'inizio della pandemia sono stati assunti solo 625 anestesisti e rianimatori in più.  "I letti e i ventilatori sono aumentati, ma le cifre del personale sono rimaste praticamente le stesse" spiega Giovanni Leoni, vicepresidente dell'ordine dei medici italiano.  “E quelli che sono lì hanno un carico di lavoro molto più pesante.  Questo è il problema più grande in quanto non è facile trovare anestesisti o infermieri in grado di lavorare in terapia intensiva, poiché è una specializzazione di questo tipo ".

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