Domenica, 7 Marzo 2021
Il sonno delle Regioni genera mostri

Di chi è la colpa se le terapie intensive sono al collasso e rischiamo il lockdown

Oggi sono 477 i posti letto disponibili per i malati Covid senza far collassare le emergenze. Il commissario Arcuri dice che si possono ampliare. Ma indica un responsabile se non lo si è fatto finora

Soltanto ieri le terapie intensive per i malati di Covid-19 sono cresciute di 115 unità per un totale di 1651 persone in rianimazione e i ricoverati ordinari hanno sfiorato quota mille (e sono 15.964 pazienti in totale), come certificato dal bollettino della Protezione Civile. E mentre lo Scenario 4, il peggiore dell'epidemia, è ormai realtà in cinque regioni e  il governo si prepara a un nuovo Dpcm in arrivo entro il 9 novembre, oggi sono 477 i posti letto disponibili per i malati Covid senza rischiare di far collassare le emergenze.

Di chi è la colpa se le terapie intensive sono al collasso e rischiamo il lockdown

Ieri le terapie intensive occupate erano aumentate di 125 unità, martedì di 127, lunedì di 141. La Stampa scrive oggi che un Lombardia, Campania, Umbria e Valle d’Aosta quel 30% dei letti che secondo gli esperti dell’Iss può essere riservato ai pazienti Covid è già finito.

Inoltre, continuando al ritmo di oltre cento ricoveri al giorno, anche nel resto d’Italia tra non più di dieci giorni si accenderà la spia rossa se le regioni non schiacceranno il piede sull’acceleratore, attivando al più presto i 1.300 letti per i quali il commissario Domenico Arcuri ha già pronti in magazzino i macchinari.

Tutto questo mentre si scopre che dei 1.044 cantieri per la messa in sicurezza degli ospedali nemmeno uno ha aperto i battenti e che, come informano dalla stessa struttura commissariale, ci vorranno in media due anni per realizzarli. 

Per questo negli ospedali cominciano a mancare percorsi separati e pronto soccorso dedicati per pazienti Covid e non Covid, con il rischio di trasformare i luoghi di cura in focolai, come durante la prima ondata epidemica. E per questo i medici potrebbero dover cominciare a fare scelte dolorose: «Potremmo essere messi nelle condizioni di dover rinviare quegli interventi chirurgici importanti, che richiedono un trattamento post operatorio nelle intensive. E anche gestire le emergenze legate a ictus e infarti sarà molto complesso», spiega al quotidiano il professor Massimo Antonelli, direttore della terapia intensiva del Gemelli di Roma e componente del Comitato tecnico scientifico (Cts).

Il sonno delle Regioni genera mostri

Nei giorni scorsi il Corriere della Sera aveva scritto che con più di 2300 persone nelle terapie intensive il governo sarebbe stato costretto al lockdown per non intasare i nosocomi. Ma di chi è la colpa se le terapie intensive sono al collasso? Ieri Arcuri, annunciando la possibilità di allargare il numero delle rianimazioni a 10337 posti, ha accusato le Regioni: “In queste settimane si è detto più volte che il piano di rafforzamento degli ospedali Covid sarebbe in ritardo perché il commissario, avendo ricevuto i piani di rafforzamento regionali il 28 luglio e avendo prodotto gli atti propedeutici alla loro attivazione il primo ottobre, avrebbe perso tempo, motivo per cui le Regioni non avrebbero potuto attrezzarsi per fronteggiare la seconda ondata”.

E poi, come spiega il Fatto, Arcuri esibisce l’articolo 2 del decreto Rilancio del 19 maggio, in cui si legge che “qualora la regione abbia già provveduto in tutto o in parte alla realizzazione delle opere nteriormente al presente decreto-legge il Commissario è autorizzato a finanziarle”. Le Regioni quindi avrebbero potuto attivarsi fin da maggio. Ma non l'hanno fatto. 

Il nuovo Dpcm entro il 9 novembre per fronteggiare lo Scenario 4 e il lockdown in Italia

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