Domenica, 21 Luglio 2024
Cosa succede?

Quando si accendono i termosifoni quest'anno: la nuova proposta

La stretta sui riscaldamenti da ottobre per l'emergenza gas è stata annunciata dal ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani. Cosa faranno i comuni e quali sono le sei zone climatiche con fasce dalla A alla F in base al clima medio registrato

Una cosa è certa: la crisi energetica e il caro bollette in atto impongono di ridurre la temperatura dei riscaldamenti di qualche grado e di accorciare di qualche ora la durata di accensione dei termosifoni. Ecco perché la bozza del piano del governo guidato da Mario Draghi per la riduzione del consumo di gas, nell'ambito del programma per rendere il paese gradualmente indipendente dalle forniture dalla Russia, deve fare i conti con le regole che disciplinano l'erogazione del riscaldamento in autunno e inverno. Cosa dobbiamo aspettarci? Termosifoni con la temperatura inferiore di uno o due gradi e accesi per un'ora o due in meno al giorno a partire da ottobre. È una delle misure annunciate dal ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, durante la riunione del Consiglio dei ministri di qualche giorno fa.

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La stretta sui riscaldamenti dovrebbe arrivare con un decreto ministeriale che lo stesso Cingolani firmerà nei prossimi giorni. A meno di modifiche dell'ultimo minuto, dal prossimo ottobre i termosifoni saranno abbassati di un grado o forse due, da 20 a 19 o 18 gradi, e tenuti accesi un'ora o due in meno al giorno. Un piano di risparmio che dovrebbe far parte di una più ampia strategia che il governo intende mettere in campo per fronteggiare il caro bollette. Nel corso dell'informativa il ministro non avrebbe fatto accenno ad eventuali ricorsi allo smart working nel servizio pubblico, né tantomeno a interventi sull'illuminazione delle vetrine dei negozi. Le novità, come ha assicurato Cingolani, dovrebbero entrare in vigore a partire da sabato 1° ottobre.

La nuova proposta sull'accensione dei riscaldamenti

Sul tema dell'accensione dei termosifoni c'è una nuova proposta. L'associazione Assopetroli-Assoenergia, che rappresenta le imprese attive nel settore dei prodotti e dei servizi energetici, ha inviato una lettera al ministro Cingolani per chiedere di ritardare l'accensione dei termosifoni di 15 giorni e anticipare la fine della stagione termica di altre due settimane. Una mossa che secondo Assopetroli "consentirebbe una riduzione del 10% dei consumi annui delle famiglie (circa 1,5 milioni di metri cubi di gas), alla quale si sommerebbero ulteriori risparmi conseguibili dalle pubbliche amministrazioni e dal terziario".

"Al fine di implementare un piano concreto e realmente misurabile di risparmio energetico, Assopetroli-Assoenergia invita il governo a valutare la riduzione della stagione termica di 30 giorni, da attuarsi mediante l'accensione ritardata degli impianti di 15 giorni e lo spegnimento anticipato di ugual periodo". Per l'associazione, questa riduzione andrebbe differenziata per zona climatica, con "la necessità di procedere con la massima urgenza al posticipo di 15 giorni dell'accensione degli impianti in fascia E (prevista oggi per il 15 ottobre), dalla quale dipenderebbero oltre il 70% dei possibili risparmi. Un mancato intervento tempestivo su questo segmento rischierebbe di compromettere gli effetti dell'intera misura".

In attesa di possibili provvedimenti quadro nelle prossime settimane da parte del Consiglio dei ministri, per ora i comuni procedono in ordine sparso ad attuare eventuali iniziative autonome per il risparmio energetico in vista dell'autunno e dell'inverno. Singoli interventi municipali potrebbero riguardare lo spegnimento oppure la riduzione dell'illuminazione di monumenti, fontane ed edifici pubblici, in linea con quanto già avviene in alcuni paesi europei.

Le date di accensione dei termosifoni per fasce climatiche

Di fatto, un decreto del presidente della Repubblica del 1993 divide l'Italia a seconda delle zone climatiche, con fasce dalla A alla F in base al clima medio registrato, indipendentemente dalla latitudine. Per la collocazione di un territorio in una singola zona viene utilizzato un coefficiente di calcolo "gradi-giorno" che misura la differenza tra la media della temperatura tra ambienti interni ed esterni. La zona F, la più fredda, comprende le Alpi di Belluno e Trento. Qui al momento non ci sono limitazioni per il periodo e l'orario di accensione del riscaldamento.

Nella zona E, invece, i termosifoni si possono accendere dal 15 ottobre al 15 aprile, per un massimo di 14 ore al giorno. Qui ricadono province come Alessandria, Bergamo, Brescia, Bolzano, Milano, Padova, Torino, Bologna, L'Aquila, Parma, Trieste, Udine, Venezia, Verona, Arezzo, Perugia e Potenza. Nella zona D, la data di accensione del riscaldamento è il primo novembre e il periodo va avanti fino al 15 aprile, con un orario massimo di funzionamento che non può superare le 12 ore. Comprende, tra le altre, le province di Avellino, Caltanissetta, Firenze, Genova, Livorno, Pisa, Roma, Siena e Vibo Valentia.

Nella zona C, invece, il riscaldamento si accende dal 15 novembre al 31 marzo, fino a 10 ore al giorno. Qui ci sono le città della fascia adriatica nord e le province di Bari, Cagliari, Cosenza, Napoli, Oristano, Salerno e Taranto. Chiudono le aree con il clima più mite. Nella zona B c'è il via libera ai termosifoni dal primo dicembre al 31 marzo, per massimo 8 ore al giorno. Qui ricadono le province di Agrigento, Catania, Palermo, Reggio Calabria, Siracusa e Trapani. Infine la zona A, dove il riscaldamento è consentito dal 1° dicembre al 15 marzo, per sei ore massimo al giorno. Si tratta però di una ridotta porzione del paese, che comprende isole come Linosa e Lampedusa o la zona di Porto Empedocle nell'agrigentino.

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