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Domenica, 21 Aprile 2024
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Cosa ci dice lo sciame sismico in corso in Emilia-Romagna: oggi nuove scosse

I terremoti si susseguono da settimane, sempre con magnitudo moderata. Cosa ci dice la rapida sequenza? Un nuovo studio prova a individuare segnali "premonitori" di eventi di devastanti cosa è emerso

Continuano i terremoti nel Parmense nella faglia preappenninica. Nelle ultime ore sono state registrate dai sismografi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia diverse scosse: otto solo oggi, 21 febbraio. L'ultima alle 6.12 a 6 chilometri da Felino di magnitudo 2.4. La più forte della notte quella di magnitudo 3.1 registrata 6 km a nord ovest di Langhirano.  

Siamo in presenza di uno "sciame sismico" iniziato il 7 febbraio, ovvero di una sequenza sismica caratterizzata da una serie di terremoti localizzati nella stessa area, in un certo intervallo temporale, di magnitudo paragonabile e non elevata. 

ingv

Anche se le scosse registrate sono state tutte di entità lieve o moderata e non hanno causato danni c'è chi teme siano il preludio di un fenomeno di portata maggiore. In uno studio appena pubblicato sulla rivista Journal of Geophysical Research e rilanciato sul sito dell'Ingv un team di ricercatori dell'università Sapienza di Roma, dell'Ingv stesso, del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e dell'Università di Atene si interroga proprio sulla presenza di segnali precursori in grado di fornire informazioni circa l'avvicinarsi di un forte sisma.

I ricercatori hanno studiato la sismicità della California degli ultimi trent'anni combinando dei modelli teorici con analisi statistiche: la ricerca ha evidenziato che i cosiddetti "foreshocks", cioè i terremoti di lieve e moderata entità che possono precedere i terremoti più violenti, tendono a diffondersi su aree più grandi, hanno magnitudo con maggiore variabilità e sono più numerosi ed energetici degli sciami, ovvero di quei gruppi di terremoti caratterizzati da magnitudo contenute che non evolvono in un forte terremoto. Al contrario, sciami e "foreshocks" sono indistinguibili dal punto di vista della durata, dell'intensità, della frequenza degli eventi. 

I risultati, supportati da test statistici, suggeriscono dunque che in presenza di gruppi di terremoti numerosi ed estesi su superfici significative, le probabilità che una attività sismica minore possa culminare in un evento maggiore sia più elevata che in altre condizioni.

La ricerca si spinge anche oltre, tentando di spiegare le osservazioni. L'ipotesi è che i volumi di roccia sotto stress inizino progressivamente a destabilizzarsi a vicenda su periodi e aree più o meno estese.  

Se i risultati di questa ricerca fossero confermati, allora sarebbero limitate le speranze di poter stimare la probabilità di un grande evento sismico a partire dalle caratteristiche della sismicità precedente; al contrario, si renderebbe necessaria una caratterizzazione dello stato di stabilità dei sistemi di faglie al fine di comprendere quali siano le chances di un piccolo sciame di evolvere in una vera e propria sequenza sismica. 

A supporto di questa ipotesi vi sono le numerose evidenze di grandi terremoti avvenuti senza essere preceduti da "foreshock" o in presenza, persino, di una diminuzione dell'attività sismica, come nel caso del terremoto di Amatrice nel 2016, e il fallimento di numerosi test statistici circa l'ipotesi che i foreshocks si comportino come precursori in modo affidabile e non sporadicamente. I risultati della ricerca spingono a superare il concetto di "foreshocks" per spostare l’attenzione sulle condizioni di stabilità dei volumi rocciosi in cui la sismicità si verifica. 

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