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Figli del terremoto: la storia di Angelo e Maria Elisa racconta la rinascita de L'Aquila

Angelo e Maria Elisa si sono conosciuti dopo il terremoto che dieci anni fa ha sconvolto l'Abruzzo. Lei già in Croce Rossa ma sfollata trova ospitalità da quello che ora è diventato suo marito e anche vigile del fuoco nella loro nuova L'Aquila

 

"Sono venuto a vivere a L'Aquila nel 2012 per restare insieme alla mia compagna conosciuta subito dopo il terremoto che il 6 aprile di 10 anni fa sconvolse il capoluogo Abruzzese". L'agenzia di stampa Dire racconta la storia di Angelo, una storia che intreccia tragedia, amore e speranza. Sì perché proprio quella ragazza che lui aveva accolto sfollata dopo il terremoto de L'Aquila è diventata sua moglie e Angelo un vigilie del Fuoco.

Iniziamo dall'inzio: Angelo il 6 aprile del 2009 dormiva nel suo letto ad Ancona, circa 200 km da L'Aquila, che, alle 3.32 della notte, sarebbe stata sconvolta da uno dei terremoti più forti mai registrati in Italia.

Nonostante la distanza, anche il letto di Angelo un pochino si muove quella notte e lui di quei momenti conserva ancora lo stupore che ebbe nel vedere di li' a poco in tv i danni che l'evento sismico aveva provocato, ignaro che, 15 giorni dopo, avrebbe constatato con i suoi occhi l'avvenuto. Il suo migliore amico, infatti, soccorritore della Croce Verde, l'8 aprile 2009 si reca nel capoluogo abruzzese per prestare soccorso alla popolazione. Sul posto ad aiutarlo ci sono anche molti aquilani, tra cui Maria Elisa, volontaria della Croce Rossa. Qualche giorno dopo a offrire un posto dove dormire alla ragazza sarebbe stato proprio Angelo, che da lei non si sarebbe più separato.

"A L'Aquila sono venuto due settimane dopo il terremoto, dopo aver ospitato a casa quella che ora è diventata mia moglie (lei in quei giorni aveva bisogno di un letto dove dormire e di un bagno nel quale lavarsi). Sono partito per L'Aquila con una tenda e del cibo perché mi aveva detto che non c'era niente", racconta Angelo. "Appena arrivato ho pensato 'cavolo che casino'. C'era tanto bisogno d'aiuto, ma anche tanta voglia di dare aiuto. Ricordo il dolore della gente che incontravo, il senso di smarrimento delle persone che ho conosciuto in quei giorni, ma anche un grande amore verso il prossimo, il desiderio di rendersi utili e di farsi forza l'un l'altro. Non essendo stato toccato direttamente dal terremoto ho avuto la fortuna di vedere il lato umano che c'era in quei giorni. Ed è stata un'emozione grande, che difficilmente potrà ripetersi".

Angelo subito dopo il trasferimento inizia a darsi da fare per cercare lavoro. Lo trova prima nei cantieri della ricostruzione e poi in uno dei pochi bar che riaprono in centro. Nel 2015 finalmente riesce a raggiungere il suo obiettivo ed entra a far parte del corpo dei Vigili del Fuoco. Inizia cosi' il suo peregrinare per varie citta' d'Italia (Roma, Mantova, Ancona), ma il suo 'porto sicuro' resta sempre L'Aquila, dove torna ogni volta che può.

"Qui tuttora manca una quotidianità che è difficile creare perché non ci sono dei punti d'aggregazione per la città, una piazza da poter condividere con la gente, non ci sono molte attività", spiega Angelo.

"La paura c'è, pero' l'Italia è tutta sismica, devi sapere dove vivi. Ci vuole un po' di consapevolezza, è ora che la riscopriamo un po' tutti".

A settembre 2019 Angelo ha ottenuto l'agognato trasferimento in Abruzzo e ora lui e sua moglie aspettano 'un piccolo aquilano'. 

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