Venerdì, 26 Febbraio 2021

Terza ondata: che cosa bisogna fare (in fretta) per evitarla

Il professor Andrea Crisanti ha le idee chiare: "Servono la capacità di fare tamponi sufficienti, l'utilizzo di strumenti informatici e un sistema che renda accessibili i test in tutto il paese"

Foto: Ansa

Non ci sono certezze su quanto durerà la seconda ondata. Contro una eventuale 'terza ondata' della pandemia "serve un sistema di sorveglianza con tre elementi, la capacità di fare tamponi sufficienti, l'utilizzo di strumenti informatici e un sistema che renda accessibili i tamponi in tutto il paese": ha le idee chiare il virologo Andrea Crisanti, che ha spiegato la "sua" strategia durante un'audizione al Senato.

Terza ondata in Italia: un rischio concreto

"Contro una eventuale terza ondata bisogna agire su tre elementi - ha spiegato l'esperto ed ex consigliere di Luca Zaia-. Bisogna avere la capacità di fare tamponi sufficienti, mirati, sappiamo che se siamo positivi negli ultimi 5 giorni abbiamo interagito con parenti, amici, colleghi, tutte queste persone vanno testate. Questo va integrato con strumenti informatici che permettano di monitorare in termini spazio temporali come i casi si distribuiscono nelle regioni, integrati con altri parametri come la mobilità delle persone, informazioni necessarie per prevedere quello che succede dopo, come si diffonde il virus. Questo sistema deve avere la logistica per rendere accessibili i test dove sono necessari, in Italia ci sono differenze enormi sul territorio. Se questo l'ha fatto il Vietnam può farlo anche l'Italia".

E poi il professore ricorda il caso di Vo', emblematico. "Se non fossero stati testati tutti e non si fossero isolati i positivi al 30 marzo, l'80% della popolazione avrebbe contratto il virus. Le misure applicate hanno fatto in modo che la capacita' di trasmissione del virus venisse ridotta del 98%, e quindi in pratica al 31 marzo a Vo' non c'erano piu' casi. Quelli che c'erano, erano quelli accumulati dalla data di inizio dell'epidemia dal 4 al 24 febbraio, quindi poche decine di casi".

Crisanti ieri ha sottolineato che l’agenda politica dovrebbe puntare a preparare un piano nazionale per consolidare i risultati delle nuove misure di restrizioni. Se ciò non dovesse avvenire, a febbraio potremmo ritrovarci nella stessa situazione di oggi. Crisanti ha infatti spiegato che se dovessimo adottare un lockdown nazionale molto rigido, in circa sei settimane potremmo vedere un calo dei contagi, proprio vicino al periodo natalizio. Il lockdown "quasi totale" ci sarà solo in alcune regioni considerate nella fascia rossa. Ma un miglioramento, sempre secondo il professore, potrebbe però portare a smollare le misure più restrittive. E le vacanze invernali potrebbero farci ripiombare nella stessa situazione odierna. Si chiede cautela massima.

I problemi della App immuni

L'efficienza dell'app Immuni dipende in maniera drammatica dal numero di persone che la scaricano. Se ora tutti la scaricassimo, in questo momento su 30mila casi, ogni persona ha 10-15 contatti, la app genererebbe 400mila allarmi al giorno: una situazione assolutamente ingestibile" ha detto Crisanti in audizione. "Anche la app Immuni ha una soglia di efficienza che a sua volta è legata a tutto il sistema che avviene a valle della app, alla capacità del sistema di gestire le persone segnalate da contattare e assistere".

"Se il 60% delle persone scaricano la app Immuni, la probabilità che 2 persone che hanno scaricato entrambe la app e entrano in contatto purtroppo è del 36%: quindi in questo momento la app avrebbe purtroppo ancora un impatto limitato e in ogni caso, anche se la scaricassero tutti, bisognerebbe creare a valle di nuovo un sistema per effettuare i tamponi e vedere chi è infetto e chi non lo è", ha concluso.

Seconda ondata: il virus circola in tutte le regioni

In Italia siamo in piena seconda ondata. "La circolazione del virus è particolarmente attiva, sostanzialmente in tutti i Paesi europei. In Italia c'e' un'incidenza molto elevata con un picco significativo nelle ultime settimane. Ci sono regioni dove la circolazione è particolarmente elevata, ma l'idea importante di questa evoluzione e' che il virus, a differenza della prima ondata, circola in tutte le Regioni" dice il presidente dell'Istituto superiore di Sanita', Silvio Brusaferro, in audizione in Commissione Affari Sociali della Camera sul Rapporto dell'Iss e del ministero della Salute 'Prevenzione e risposta a Covid-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale' e sullo stato attuale del monitoraggio e del tracciamento dei contagi.

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