Venerdì, 5 Marzo 2021

Perché è troppo presto per sapere se abbiamo evitato la terza ondata

Nuovo report Altems sull'epidemia di Covid in Italia. La positività nell'ultima settimana scende al 7%. Si registra una minor pressione sugli ospedali. Il professor Americo Cicchetti: "Ne usciamo solo con chiusure più 'aggressive' o una accelerazione nella somministrazione dei vaccini". Le differenze tra le regioni

E' "presto" per dire di avere evitato la terza ondata. Lo mette in chiaro un nuovo rapporto aggiornato e pubblicato oggi. Cala in Italia l'incidenza di nuovi casi, la positività e la pressione sui servizi sanitari. L'incidenza settimanale dell'infezione da Covid-19 ha un valore nazionale pari a 146 ogni 100.000 residenti. La positività nell'ultima settimana scende al 7%. Si registra una minor pressione anche sui servizi sanitari: in settimana ci sono stati -36,99 isolati a domicilio ogni 100.000 abitanti, -1,39 ricoveri ordinari ogni 100.000 abitanti e -0,15 ricoveri intensivi ogni 100.000 abitanti.

Coronavirus: sta calando la pressione sugli ospedali

I dati emergono dall'ultimo numero dell'Instant Report Covid-19, una iniziativa dell'Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell'Universita' Cattolica di confronto sistematico dell'andamento della diffusione del Sars-COV-2 a livello nazionale. "L'andamento settimanale dell'incidenza, della positivita' e della pressione sui servizi sanitari - afferma il professor Americo Cicchetti, direttore dell'ALTEMS - risulta essere in calo, ma e' ancora presto per adagiarsi sugli allori. La pandemia in Italia è in una fase altalenante in termine di numero di nuovi contagi e questo si riverbera sulla mortalita' che si mantiene purtroppo ancora stabile ma alta".

"L'uscita da questa situazione - continua - può dipendere solo da due azioni: chiusure più "aggressive" o una accelerazione nella somministrazione dei vaccini soprattutto in quelle categorie che possono essere, più di altre, veicoli di contagio in quanto socialmente piu' esposte come i docenti, gli stessi studenti, i trasportatori e le forze dell'ordine".

Restano differenze importanti in termini di incidenza della diffusione del Covid-19 nelle diverse Regioni che proseguono anche nella Fase 2. I dati (al 18 gennaio) mostrano che la percentuale di casi attualmente positivi (547.059) sulla popolazione nazionale è pari a 0,92% (in calo rispetto ai dati del 11/01 in cui si registrava lo 0,97%). La percentuale di casi (2.390.102) sulla popolazione italiana è in sensibile aumento, passando dal 3,84% al 4,01%. Nei 7 giorni tra il 9 ed il 15 novembre 2020 i nuovi casi, a livello nazionale, sono stati 366 ogni 100.000 residenti. La settimana appena trascorsa evidenzia un calo dell'incidenza settimanale, registrando un valore nazionale pari a 146 ogni 100.000 residenti.

Covid: le Regioni con maggiore prevalenza

Dove le cose vanno "peggio"? Il primato per la prevalenza periodale (il numero di casi di un evento sanitario relativo a un certo periodo di tempo, ndr) sulla popolazione si registra nella PA di Bolzano (6,32%), in Veneto (6,13%) e in Valle d'Aosta (6,12%), ma e' in provincia di Bolzano (2,27%), Veneto (1,42%) e Puglia (1,40%) che oggi abbiamo la maggiore prevalenza puntuale di positivi, con valori in leggero aumento nelle altre regioni, e con un media nazionale pari a 0,92% (in calo rispetto ai dati del 11/01). Dal report 25 è stata analizzata la prevalenza periodale che corrisponde alla proporzione della popolazione regionale che si è trovata ad essere positiva al virus nell'intervallo di tempo considerato (casi gia' positivi all'inizio del periodo piu' nuovi casi emersi nel corso del periodo). Viene individuata, come soglia di riferimento, il valore massimo che questa dimensione epidemiologica ha assunto in Italia: la settimana tra il 22 ed il 28 novembre e' ad oggi il periodo in cui si e' registrata la massima prevalenza periodale in Italia (1.612 casi ogni 100.000 residenti), mentre nell'ultima settimana la prevalenza periodale in Italia è pari a 1.101 casi ogni 100.000 residenti, in calo rispetto alla settimana precedente.

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Le terapie intensive sono sempre sotto pressione. Siamo ancora in piena epidemia: al 19 gennaio 2021 sette regioni (Puglia, Emilia-Romagna, Lazio, P.A. di Bolzano, Marche, Friuli-Venezia Giulia, P.A. di Bolzano e P.A. di Trento) si posizionano nel primo quadrante, con la più elevata pressione nella P.A. di Trento sia per tasso di saturazione in area non critica che per tasso di saturazione delle terapie intensive. Liguria, Sicilia, Sardegna, Abruzzo, Molise, Toscana, Campania, Calabria, Basilicata e Valle d’Aosta non sono a rischio di sovraccarico in nessuna delle due aree oggetto di valutazione.

Tasso di letalità Covid: le regioni in cui è più elevato

Quanto al tasso di letalità, nell'ultima settimana il dato piu' elevato si registra nella PA di Trento pari a 14,88 x 1.000 e nella Liguria pari a 12,10 x 1.000, nonostante siano ben lontani dal valore massimo registrato a marzo; la letalita' grezza apparente, a livello nazionale, e' pari al 4,16 per 1.000 (in calo rispetto alla scorsa settimana analizzata 4,25 x 1.000). Nell'ultima settimana, la mortalita' grezza apparente, a livello nazionale, e' pari a 4,59% (in calo rispetto alla scorsa settimana analizzata 4,82%). Il Friuli-Venezia Giulia ha superato notevolmente il valore soglia registrando una mortalita' grezza pari a 13,51%, a seguire il Veneto a 8,85% e la PA Trento a 8,62%. Rispetto al carico sugli ospedali, si puo' notare come nella settimana appena trascorsa la maggiore parte della nuova pressione si sia tradotta in nuovi casi isolati a domicilio. Nel complesso, in Italia, ci sono stati -36,99 isolati a domicilio ogni 100.000 abitanti, -1,39 ricoveri ordinari ogni 100.000 abitanti e -0,15 ricoveri intensivi ogni 100.000 abitanti.

Le regioni in cui il virus è "maggiormente diffuso".

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Interessante poi l'analisi e il confronto tra la mortalità negli ultimi 30 giorni rispetto ai trenta giorni precedenti: sta calando, e non poco, pressoché ovunque. Il grafico seguente mostra un confronto per tutte le Regioni italiane in ordine crescente circa la mortalità grezza negli ultimi 30 giorni (20 dicembre – 18 gennaio) e nei 30 giorni precedenti (20 novembre – 19 dicembre); la mortalità grezza corrisponde al numero di pazienti deceduti nell’ambito della popolazione di riferimento nell’intervallo di tempo considerato. È stata individuata, come soglia di riferimento, il valore massimo che questa dimensione epidemiologica ha assunto in Italia: nei 30 giorni tra il 19 marzo ed il 17 aprile 2020 la mortalità grezza, a livello nazionale, è stata pari a 32 per 100.000 abitanti. Si può vedere come, nel confronto tra i due mesi appena trascorsi, la mortalità in Italia sia diminuita

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Il report si può consultare integralmente qui.

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