Venerdì, 5 Marzo 2021

La terza ondata di Covid a febbraio 2021

La previsione è del virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell'Irccs Galeazzi, che analizza la situazione: "Il picco di ricoveri dovrebbe arrivare a fine novembre. Se sarà così, forse potremo passare un Natale leggermente più sereno". Che cosa dobbiamo aspettarci

Il Naviglio Grande durante la seconda ondata di Coronavirus a Milano, 11 novembre 2020.ANSA/Mourad Balti Touati

Si parla in questi giorni del picco della seconda ondata e di cosa succederà a Natale, ma chi guarda un po' più in là sul calendario avverte sui rischi legati alla terza ondata dell'epidemia di coronavirus che secondo molti esperti potrebbe essere inevitabile nei primi mesi del 2021. 

Terza ondata: "Arriverà a febbraio 2021"

"Il rischio è che la politica sia tentata di sdrammatizzare la situazione come successo in estate, per rilanciare l'economia. Questo non deve assolutamente succedere. Adesso bisogna organizzarsi per la terza ondata" di Covid-19, "che arriverà a febbraio". In una lunga ntervista a 'Il Giornale', invita a prepararsi nel modo migliore possibile il virologo dell'università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell'Irccs Galeazzi del capoluogo lombardo.

"La misura più estrema" del lockdown nazionale, spiega l'esperto, "sarebbe sicuramente in grado di fermare i contagi. Ma non ce la possiamo permettere". Sul piano sanitario "sarebbe sicuramente una misura più opportuna dal punto di vista dell'efficacia, ma in questo momento per il nostro Paese sarebbe insostenibile". Ora "l'ideale è aspettare di capire in che modo evolve la situazione. Bisogna aspettare i risultati delle nuove misure e valutarne i segnali", ma se la situazione epidemica non migliorerà "bisognerà necessariamente arrivare al lockdown generale. Se non dovessero arrivare risultati in termini di riduzione della curva dei contagi - avverte il virologo - le misure più dure non potranno essere posticipate ulteriormente".

I medici che chiedono da giorni un lockdown totale sono troppo ansiosi? "Assolutamente no - risponde secco Pregliasco - Dal loro punto di vista solo un lockdown può far rientrare la curva dei contagi. Hanno ragione a chiedere questa misura, perché dal punto di vista sanitario è la più opportuna - ribadisce - Sono i medici a osservare la sofferenza quotidiana. Occorre però ponderare bene e cercare un equilibrio fra più elementi". La divisione dell'Italia in tre diverse zone di rischio, secondo Pregliasco "è stato più che altro un compromesso, una mediazione fra i bisogni sanitari e quelli economici e sociali. E' stato necessario valutare la sostenibilità del sistema Paese rispetto a un lockdown che avrebbe più efficacia dal punto di vista epidemiologico - ripete - ma che sarebbe difficile da gestire dal punto di vista sociale".

"La situazione non è affatto semplice, ma si cominciano a intravedere segnali positivi"

"Il numero di casi giornalieri rispetto ai tamponi cresce un po' meno. Inoltre stiamo assistendo a una piccola riduzione del Rt, l'indice di contagiosità" del coronavirus Sars-CoV-2. "Adesso è fermo mediamente a 1,7, e questo al momento è un dato positivo". Comunque "bisogna aspettare ancora, perché il picco di ricoveri dovrebbe arrivare a fine novembre. Se sarà così, forse potremo passare un Natale leggermente più sereno. Un vero primo bilancio, dopo l'ultimo Dpcm, potrà essere fatto solo la prossima settimana".

Nella gestione di questa seconda ondata, ammette l'esperto, "certamente si sarebbe potuto fare molto di più". Soprattutto "manca un'organizzazione migliore della sanità territoriale e una gestione efficiente delle fragilità. In Italia gli anziani rappresentano il 30% della popolazione, ma assorbono il 70% delle risorse del sistema sanitario". In conclusione, "di errori ne sono stati commessi molti. Adesso è il momento di trovare risorse per organizzare servizi intermedi fra i medici di base e gli ospedali. Il Covid ha messo in luce tutte le fragilità del nostro sistema".

Il rischio terza ondata in Italia (o è una certezza?)

"Ci aspetta un lungo inverno e senza programmazione rischiamo una terza ondata a gennaio insieme al picco dell’influenza" ha detto qualche giorno fa Nino Cartabellotta di Gimbe. Di possibile terza ondata aveva parlato a inizio mese anche Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia dell'Università di Padova: "Il vero obiettivo che dovremmo avere ora è mettere in atto misure per evitare la terza ondata. Se ora facciamo un lockdown estremamente rigido di 6-7 settimane, poi a ridosso di Natale i casi saranno diminuiti e ci saranno mille pressioni per rimuovere le misure, perché tutti vogliono andare in vacanza, a pranzo fuori o a trovare amici fuori regione, e a febbraio staremo di nuovo in questa situazione. La vera sfida in questo momento quindi è trovare una strategia per evitare la terza ondata".

"Dovremo prepararci anche ad una terza ondata" di coronavirus, ha detto ieri l'assessore regionale del Lazio alla Sanità, Alessio D'Amato, al termine della visita, insieme al presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, alla centrale del numero verde 800.118.800 gestita dall'Ares. L'assessore ha ricordato che "il picco dell'influenza stagionale classicamente avverrà tra fine gennaio e i primi di febbraio e ciò comporterà un aumento di sintomi analoghi al coronavirus dalla febbre alla tosse, gli occhi arrossati dunque avere la possibilità di distinguere e poter parlare con qualcuno ed avere delle informazioni corrette è un elemento assolutamente importante" ha spiegato facendo riferimento al servizio disposto dalla Regione.

Ci sono Paesi, come il Giappone, nei quali la terza ondata di Covid sembra essere già realtà.

Il Paese che attende la terza ondata di coronavirus

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