Venerdì, 16 Aprile 2021

Via ai test sierologici per 150mila persone: ma la "patente di immunità" resterà un miraggio

Dal 4 maggio via ai test sierologici a livello nazionale su un campione di 150mila cittadini. Il commissario Arcuri: "Avremo i primi riscontri entro una settimana". Ma l'Oms avverte: "Nessuna prova che i guariti abbiamo anticorpi che proteggono da un nuovo contagio"

Un test per il Sars-Cov-2, Foto Ansa (archivio)

C'è la data di partenza: dal 4 maggio 2020 via ai test sierologici a livello nazionale su un campione di 150mila persone. Lo ha detto il commissario straordinario per l'emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, sottolineando che l'azienda vincitrice del bando offrirà gratuitamente i test. "Questa mattina abbiamo concluso la gara, 4 giorni prima del tempo e solo 9 giorni dopo la richiesta del governo". In tutto sono state 72 le aziende che hanno partecipato e quella che è stata scelta offre la "migliore soluzione oggi esistente sul mercato". "Il vincitore della gara è quello che ha risposto con la migliore qualità ma ha deciso che questi 150mila test debbano essere offerti a titolo gratuito e per una volta la scelta della trasparenza ci ha premiato due volte, perché siamo riusciti ad avere la migliore offerta e a non gravare sulle casse dello Stato" ha detto Arcuri.

Quanto ci vorrà per i risultati? "Avremo i primi riscontri entro una settimana". Arcuri ha anche spiegato che “non esiste al mondo un test che dà il 100% del responso, noi avevamo messo alla base della gara un risultato che fosse pari al 95%, per chi se lo è aggiudicato è superiore al 95% e confidiamo che sia un test assai importante”. I test sierologici, quelli che rilevano l'eventuale presenza di anticorpi al nuovo coronavirus, sono sempre al centro al dibattito. L'eliminazione del virus solitamente si accompagna alla comparsa di anticorpi specifici di tipo IgG per il Sars-CoV-2 prodotti dall’organismo. Ma secondo molti esperti il coronavirus responsabile dell’infezione Covid-19 appartiene alla famiglia dei beta-coronavirus umani che è comunque geneticamente correlata agli alfa-coronavirus umani, che tutti gli anni sostengono diffusamente sindromi respiratorie (il più delle volte lievi) nella popolazione. La prevalenza di soggetti con anticorpi anti-coronavirus è quindi elevata e c'è il rischio che questi test sierologici rilevino anticorpi generati nel passato contro altri virus della stessa famiglia, causando i cosiddetti falsi positivi. Un test sierologico che non sia estremamente specifico darebbe una rischiosa illusione di immunità. E non siamo in ogni caso al punto in cui ci saranno passaporti o patenti di immunità: lo sostiene, come vedremo ora, anche l'Oms.

Oms: "Nessuna prova che i guariti abbiamo anticorpi che proteggono da un nuovo contagio"

Del virus Sars-Cov-2 sappiamo ancora pochissimo. Non ci sono ancora prove scientifiche che le persone che sono guarite dal Covid-19 abbiano anticorpi che proteggono da una seconda infezione. Lo ricorda l'Oms in un documento appena pubblicato, secondo cui "a questo punto della pandemia non ci sono abbastanza evidenze sull'efficacia dell'immunità data dagli anticorpi per garantire l'accuratezza di un 'passaporto di immunità" o un 'certificato di libertà dal rischio'". 

Vari governi, nota l’Organizzazione, hanno suggerito che trovare gli anticorpi al Sars-CoV-2 possa servire come base per un ‘passaporto di immunità’ che può permettere agli individui di viaggiare o di tornare al lavoro con l’assunzione che siano protetti da una reinfezione. Le cose sono però ben più complesse.

“Molti degli studi hanno mostrato che le persone che sono guarite dall’infezione hanno gli anticorpi per il virus. Tuttavia alcuni di questi - scrive l’Oms - hanno livelli estremamente bassi di anticorpi neutralizzanti nel sangue. Al 24 aprile 2020 nessuno studio ha valutato se la presenza degli anticorpi da Sars-CoV-2 possa dare immunità ad una successiva infezione nell’uomo”. La scienza si basa sui dati, e quelli che sono stati raccolti sul nuovo coronavirus non sono sufficienti per giungere  a conclusioni.

Mascherine nella fase 2: sarà fissato un prezzo massimo

Quanto alla disponibilità di dispositivi di protezione individuale, Arcuri ha detto che saranno distribuite "tutte le mascherine che serviranno per gestire la fase 2", sottolineando che al momento sono stati distribuiti 138 milioni di mascherine e che le Regioni hanno ad oggi 47 milioni di mascherine nei magazzini. Arcuri ha poi annunciato che è stato siglato un accordo con 2 imprese italiane per realizzare 51 macchinari che produrranno tra 400 e 800mila mascherine al giorno. Macchine che lo Stato acquisterà. "Arriveremo presto a produrre almeno 25 milioni di mascherine al giorno".

Le mascherine non avranno un prezzo fisso ma un prezzo massimo. "Nelle prossime ore, fisseremo il prezzo massimo al quale le mascherine potranno essere vendute - ha aggiunto Arcuri -. Ne distribuiamo un numero sufficiente per le regioni affinché ne mettano da parte una quota. Stiamo anche lavorando per ridurre fino ad azzerare le importazioni". "Distribuiremo le mascherine anche alla pubblica amministrazione, ai trasporti pubblici, alle forze dell'ordine e a tutti i componenti del sistema pubblico che ricominceranno a vivere dal 4 maggio - ha specificato il commissario straordinario -. Distribuiremo i dpi anche alle Rsa, siano essere pubbliche, poche, o private, molte: è un gesto necessario di solidarietà, vicinanza e sostegno a dei luoghi che sono sempre più l'epicentro di questa grave crisi".

Per quel che riguarda Immuni, la app che avrà il compito tracciare i contagi, il commissario ha spiegato che si sono conseguiti "tre risultati: l'infrastruttura su cui i dati italiani risiederanno sarà pubblica ed italiana, la app rispetterà tutte le norme sulla privacy nazionali ed Ue. Per step successivi arriverà ad essere strumento costruito intorno al diario sanitario di chi la userà, sarà non solo alert ma anche per le politiche sanitarie da remoto. I contagiati e i loro contatti stretti potranno colloquiare col sistema nazionale da remoto. Confido che molti italiani la useranno". Lo ha detto il commissario per l'emergenza, Domenico Arcuri.

La strada da percorrere per superare l'emergenza coronavirus è ancora lunga: "Non abbiamo ancora vinto, oggi è la festa della Liberazione ma, che tutti lo capiscano, non ci siamo ancora liberati dal virus, noi non siamo ancora arrivati al 25 aprile nella guerra con questo nemico. Non abbiamo conquistato tutte nostre libertà e componenti normali della vita tutti noi", ha concluso il commissario straordinario per l'emergenza coronavirus.

Coronavirus e test sierologico: a che cosa serve e perché la cautela è doverosa

Continua a leggere su Today.it

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Via ai test sierologici per 150mila persone: ma la "patente di immunità" resterà un miraggio

Today è in caricamento