In Umbria la giunta di centrodestra decide lo stop all'aborto farmacologico in day hospital

Ha suscitato polemiche la decisione della giunta guidata dalla leghista Tesei di obbligare le donne che scelgono l'aborto farmacologico a programmare un ricovero ospedaliero di almeno tre giorni. "Difendo le donne", dice oggi a Repubblica, ma le opposizioni e le associazioni insorgono

In Umbria non sarà più possibile effettuare l'aborto farmacologico in day hospital. La giunta di centrodestra guidata dalla leghista Donatella Tesei ha stabilito che chi dovrà sottoporsi a un'interruzione di gravidanza con RU846 dovrà programmare un ricovero in ospedale per almeno tre giorni, abrogando quanto emanato in precedenza dalla giunta di Catiusca Marini che garantiva la possibilità di fare ricorso alla pillola in day hospital o tramite assistenza domiciliare.

La decisione di Tesei ha fatto esplodere nuovamente le polemiche sul tema. "Io difendo le donne: per l'aborto farmacologico ci vogliono tre giorni di ricovero. Io mi limito ad applicare le linee guida del ministero della Sanità", ha dichiarato oggi Tesei a Repubblica, rispondendo alle critiche sollevate dalle opposizioni secondo cui molte donne rifiutano il ricovero in ospedale per la Ru486. Per Tesei che regioni che hanno scelto il day hospital "non hanno abbastanza a cuore la tutela delle donne". "In Italia c'è una legge, la 194, la applico - precisa Tesei - Le donne sono libere di scegliere, ma in sicurezza. Ma credo sia naturale voler difendere la vita. L'aborto farmacologico è una cosa delicata. Seguo le linee guida del ministero. Se dovessero cambiare, mi adeguerò". Quanto alla possibilità di esporre, con il ricovero, le donne al contagio da coronavirus, "l'Umbria è ormai una regione quasi Covid free", ha sottolineato. "Perché cercate motivazioni politiche quando la mia scelta è esclusivamente sanitaria e garantista nei confronti delle donne? Sono un'avvocata, credo nelle leggi e le applico", è la replica di Tesei, che ha incassato tra i primi messaggi a sostegno quello del compagno di partito Simone Pillon, da sempre contrario alla legge 194. "La salute viene prima di tutto. Nessuna donna rifiuterebbe un ricovero se dovesse sottoporsi a un'operazione di qualunque tipo. Non entro nella libertà personale, qui non ci sono in gioco le mie idee. Perché vi meravigliate tanto?", ha concluso la presidente della Regione Umbria.

"La presidente della Regione, Donatella Tesei avrà la responsabilità storica di aver riportato indietro le lancette della storia ai tempi in cui venivano negati i diritti delle donne, al solo scopo di assecondare il volere dell'ultraconservatore Senatore Pillon, suo collega di partito", accusano in una nota congiunta di a, i consiglieri regionali Tommaso Bori, Simona Meloni, Fabio Paparelli, Donatella Porzi e Michele Bettarelli (Pd), Thomas De Luca (Movimento 5 Stelle) e Vincenzo Bianconi (Misto), secondo i quali la delibera "complica in maniera strumentale l'accesso all'interruzione di gravidanza farmacologica" e rende " volutamente ad ostacoli il percorso per ottenere l'opzione farmacologica, aumentando le spese del sistema sanitario regionale e, in epoca Covid, allungando paradossalmente le degenze".  I consiglieri hanno ricordato inoltre come ad aprile la stessa Società Italiana Ginecologi ed Ostetrici (SIGO) si fosse dichiarata favorevole a una maggiore diffusione dell'aborto farmacologico, "a tutela della salute e dei diritti delle donne, che rischiano di essere negati a causa dell'emergenza sanitaria in corso".

“Secondo i leghisti della Regione Umbria si raggiunge il paradiso rendendo difficile la vita delle donne, la loro libertà, la loro autodeterminazione. La maggioranza di destra del Consiglio regionale umbro ha abrogato la delibera regionale faticosamente ottenuta nel dicembre 2018, dopo 8 anni di insistenza e di lotte anche contro la recalcitrante giunta Marini. Si dava così indicazione agli ospedali umbri di organizzare con day hospital il servizio per la interruzione volontaria della gravidanza farmacologica, dando la possibilità alle donne che decidevano di interrompere la gravidanza, di poter scegliere, il metodo meno invasivo per loro, che meglio si adatta alle loro esigenze e farlo in modo accessibile. Invece, in Umbria non sarà più così" dicono in una nota Non una di meno Perugia e Gubbio, associazione nazionale Vitadidonna, associazione Terni donne, Udi Perugia.

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In Italia la legge solo il 18% delle donne scelte l'aborto farmacologico con il mifepristone (meglio conosciuto con il nome di RU486), contro il 60% delle francesi e il 90% delle donne nel nord Europa.  

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