L'allarme dell'Unicef: nel mondo una ragazza povera su tre non è mai andata a scuola

Presentato il nuovo rapporto dell'Unicef sull'istruzione realizzato su 42 paesi, Italia compresa. Nel nostro Paese "meno del 20% delle risorse pubbliche per l’istruzione sono destinate ai bambini delle famiglie più povere e più del 20% ai bambini delle famiglie più ricche"

Quasi una ragazza adolescente su tre nelle famiglie più povere al mondo non è mai andata a scuola. Lo rivela un nuovo studio dell'Unicef "Addressing the learning crisis: an urgent need to better finance education for the poorest children", realizzato su 42 paesi con dati disponibili, compresa l’Italia. Secondo l'analisi, che è stata lanciata in occasione dell’incontro dei Ministri dell’Istruzione al forum Mondiale sull’Istruzione e in vista dell’incontro annuale del World Economic Forum, il 44% delle ragazze e il 34% dei ragazzi appartenenti al 20% delle famiglie più povere non ha mai frequentato o ha abbandonato la scuola primaria.

Nei paesi presi in analisi, i fondi per l’istruzione dei bambini del 20% delle famiglie più ricche sono circa il doppio rispetto a quanto destinato ai bambini del 20% delle famiglie più povere mentre Barbados, Danimarca, Irlanda, Norvegia e Svezia risultano essere gli unici paesi della ricerca che distribuiscono equamente i fondi per l’istruzione tra il quintile più ricco e più povero.

Rapporto Unicef sull'istruzione: la situazione in Italia

Quanto all'Italia, da noi "meno del 20% delle risorse pubbliche per l’istruzione sono destinate ai bambini delle famiglie più povere e più del 20% ai bambini delle famiglie più ricche", dichiara Francesco Samergo, presidente di Unicef Italia, sottolineando: "La povertà educativa condiziona l’intera vita di bambini e ragazzi, privandoli di opportunità preziose; investire nella qualità dell’istruzione significa affrontare le cause della povertà alla radice con enormi benefici per tutto il sistema Paese".

L'Unicef porta avanti in Italia il progetto ‘Lost in Education’ rivolto a 4.500 ragazzi e ragazze, 900 famiglie, 600 docenti e 255 attori sociali per il contrasto alla povertà educativa minorile.

Spesa per l'istruzione nel mondo e disparità

Nei 19 paesi ad alto reddito oggetto dell'analisi, il 18,6% delle risorse per l’istruzione è destinato al 20% dei bambini delle famiglie più povere, mentre il 21,7% è destinato ai bambini delle famiglie più ricche. Negli 8 paesi a basso reddito solo il 10,3% delle risorse dedicate all’istruzione viene destinato al 20% dei bambini più poveri, mentre più del 37,9% a quelli delle famiglie più ricche.

Le più alte disparità nella spesa per l’istruzione sono state riscontrate in 10 paesi in Africa (Guinea, Repubblica Centrafricana, Senegal, Camerun, Benin, Niger, Ruanda, Ghana, Togo e Tunisia), dove i fondi destinati ai bambini più ricchi sono 4 volte superiori rispetto a quelli per i bambini più poveri. In Guinea e Repubblica Centrafricana – i paesi con il più alto tasso di bambini che non vanno a scuola – i bambini più ricchi beneficiano rispettivamente, dalle 9 alle 6 volte di più, dei fondi pubblici per l’istruzione rispetto ai bambini più poveri.

Dallo studio emergono disparità nella distribuzione della spesa pubblica per l'istruzione, con relative conseguenze: fondi limitati e distribuiti in modo diseguale causano classi molto numerose, insegnanti scarsamente formati, mancanza di materiali scolastici e scarse infrastrutture. Circostanze che hanno un impatto negativo sulla frequenza, l'iscrizione e l'apprendimento, denuncia l'Unicef, ribadendo che "povertà, discriminazione dovuta a genere, disabilità, origini etniche o lingua di insegnamento, distanza fisica da scuole e scarse infrastrutture rappresentano ulteriori ostacoli che continuano ad impedire l’accesso a un’istruzione di qualità ai bambini più poveri".

"L’esclusione ad ogni passo del percorso scolastico perpetua la povertà ed è uno dei fattori chiave della crisi dell’istruzione a livello globale", sottolinea il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia, rimarcando come questa gravi venga di fatto ampliata dalla "mancanza di risorse disponibili per i bambini più poveri", visto che "le scuole non riescono a garantire un'istruzione di qualità ai loro studenti.

Istruzione, le linee guida dell'Unicef ai governi

Dall'Unicef arrivano infine alcune linee guida ai governi: nel piano di distribuzione delle risorse nazionali, i fondi devono essere ripartiti in modo che i bambini del 20% delle famiglie più povere beneficino almeno del 20% dei fondi per l’istruzione; i fondi pubblici devono dare priorità ai primi anni di istruzione – dove i bambini delle famiglie più povere sono maggiormente rappresentati – e aumentare gradualmente la distribuzione (dei fondi)  agli anni successivi, quando la copertura per i primi anni di istruzione si è avvicinata a livello universale; almeno 1 anno di istruzione prescolastica universale deve essere garantita ad ogni bambino, poiché è proprio l'istruzione prescolastica il fondamento su cui poggia la formazione scolastica. I bambini che hanno completato l’istruzione prescolare apprendono meglio, hanno più probabilità di andare a scuola e contribuire meglio alle economie dei loro paesi e società da adulti. Destinare almeno il 10% dei budget nazionali per l’istruzione aiuterà a raggiungere l’accesso universale all’istruzione di qualità.

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“I paesi ovunque stanno fallendo nel prendersi cura dei bambini più poveri del mondo, e per questo, anche nel prendersi cura del benessere stesso del paese. Fino a quando la spesa pubblica per l’istruzione sarà sproporzionatamente orientata a favore dei bambini delle famiglie più ricche, i più poveri avranno poche speranze di affrancarsi dalla povertà, acquisire le competenze di cui hanno bisogno, avere successo nel mondo di oggi e contribuire alle economie dei loro paesi - dichiara Henrietta Fore, Direttore generale dell'Unicef - Siamo in un momento critico. Solo se investiremo in modo equo e diffuso sull’istruzione dei bambini, avremo la possibilità di aiutarli a uscire dalla povertà, dando loro maggiori competenze, di cui hanno bisogno per accedere alle opportunità e crearne di altre per sé stessi".

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