Martedì, 22 Giugno 2021
Attualità

Passaporto sanitario o tampone negativo per le vacanze in Sicilia e Sardegna?

Le isole maggiori più di tutti sembrano porsi la domanda sull'eventualità di introdurre controlli intensificati in vista della prossima stagione estiva. La quadra però non si trova. Intanto sarà un decreto a far nascere il nuovo ministero del Turismo con portafoglio.

Come fare per garantire una stagione turistica "Covid free" nell'estate 2021? Le isole maggiori più di tutti sembrano porsi la domanda sull'eventualità di introdurre un passaporto sanitario o un tampone negativo e controlli intensificati per chi deciderà di trascorrere le vacanze in Sicilia e Sardegna. La soluzione non mai è stata trovata però fino adesso, tra vincoli normativi stringenti e difficoltà pratiche e organizzative.

Le vacanze 2021 in Sardegna e Sicilia con passaporto sanitario?

Se la regione dei Quattro Mori si interroga sulla possibilità di chiedere persino il certificato vaccinale, in Sicilia si discute ora della proposta del deputato regionale Orazio Ragusa, nonché presidente della commissione Attività Produttive all’Ars, per aiutare l’intero settore: "Sulla scia di quanto sta già accadendo in altre regioni italiane ad alta vocazione turistica, sarebbe il caso che anche in Sicilia, oltre a guardare già all’estate 2021, di organizzarsi per fornire le opportune certezze al settore turistico. Urge un potenziamento dei controlli per gli arrivi in Sicilia. Chi arriva deve presentare un certificato di negatività o di avvenuta vaccinazione. Perché tutto questo funzioni, però, è necessario fare partire il sistema dei controlli ben prima dell’inizio della stagione estiva".

Il tema è caldo, e si badi bene: è ora che le decisioni devono essere prese, perché la stagione turistica in Sicilia e Sardegna è questione di lavoro per centinaia di migliaia di persone. Certo, prevedere come procederà l'epidemia è impossibile, ma la vicenda deve essere chiarita per tempo. Non può esistere turismo senza programmazione, se si analizza il tutto dal punto di vista degli imprenditori del settore. La questione è già stata sollevata a livello nazionale in tempi non sospetti e, allo stato attuale, la sensazione è che la proposta del deputato Ragusa non sarà l'ultima del genere.

Vaccini e Recovery Plan. Su queste due direttive prioritarie il governo Draghi ha già cominciato a lavorare mentre l’esecutivo otteneva la fiducia prima al Senato poi alla Camera. Sulla campagna di vaccinazione l’obiettivo – scrive oggi Repubblica – è quello di vaccinare metà degli italiani entro l’estate, in modo da garantire un rimbalzo del Pil anche attraverso la leva del turismo. Il ragionamento è che bisogna arrivare al clou della stagione turistica con il 50% di vaccinati sui 49 milioni di italiani da coprire (esclusi i minorenni), per chiudere poi ad agosto con il 60% del totale. Possibile? Si punta a immunizzare 25 milioni di persone entro luglio, al ritmo di trecentomila vaccinati al giorno, e trenta milioni per la fine dell’estate.

Ma la quadra sul piano normativo per un passaporto sanitario turistico non c'è, ed è estremamente difficile da trovare. Il governatore della Sardegna Christian Solinas ha fatto sapere qualche giorno fa che la Regione è al lavoro per la prossima estate sui controlli per gli arrivi nell'isola. "Chi entra in Sardegna - sottolinea - dovrà presentare un certificato di negatività o di avvenuta vaccinazione, il sistema dei controlli partirà ben prima dell'inizio della stagione estiva". Anche la scorsa estate Solinas aveva chiesto a lungo un "certificato di negatività" per i turisti che volevano trascorrere un periodo di vacanza nell'isola. Non se ne fece nulla, i profili di incostituzionalità erano stati subito sollevati dall'ex ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia: "Rileggete l'articolo 120 della Costituzione - spiegava -. Una Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone". Non è cambiato nulla su quel versante in questi mesi. Di certo non è cambiata la Costituzione. 

Si puntò sull'autocertificazione da compilare prima di arrivare in Sardegna abbinata a una app da scaricare su base volontaria. Anche la Sicilia puntò su una app, che non ha avuto particolare successo. Oggi chi arriva in Sicilia, per le ragioni consentite, è tenuto a registrarsi sulla piattaforma www.siciliacoronavirus.it nella sezione dedicata. Insomma, per l'estate 2021 le due Regioni paiono intenzionate a riprovarci, in qualche modo, andando oltre le autocertificazioni. Molti scienziati sono concordi nel ritenere totalmente inutile un passaporto sanitario, perché portatore di un risultato cosi parziale da poter essere smentito nel giro di poche ore.

Obiettivo potrebbe essere in alternativa un test anti Covid (negli aeroporti e nei porti?) per chi entra in Sardegna e Sicilia. Ma mettere in piedi una macchina organizzativa del genere è molto complesso, anche se si trovasse una quadra normativa. Sarà una stagione difficile, perché Sicilia e Sardegna puntano anche sul turismo estero. Come comportarsi con chi proviene dalle tante zone estere che nei prossimi mesi potrebbero ancora essere considerate a rischio? Stop totale ai viaggi turistici da una lista di Paesi ben definita? Oppure un obbligo di quarantena per un periodo di 10 giorni? Difficile, così come la possibilità di sottoporsi a un test trascorsi 5 giorni dall’arrivo per ridurre la durata della quarantena (siamo nel campo delle ipotesi). Avere informazioni chiare e averle per tempo, in un senso o nell'altro: la richiesta degli imprenditori del settore (e dei vacanzieri), comprensibile, è questa.

Il nuovo ministero del Turismo con portafoglio

Sarà un decreto a far nascere il nuovo ministero del Turismo con portafoglio. E' questa, secondo quanto apprende l'Adnkronos, la soluzione cui starebbe lavorando il governo per l'istituzione del dicastero affidato al leghista Massimo Garavaglia. Con il nuovo dl la direzione generale che oggi ricade nel ministero dei Beni culturali e del Turismo (Mibact) dovrebbe essere così trasferita nel nuovo ministero. Ma per istituire il nuovo dicastero del Turismo occorre introdurre una norma per modificare il numero dei ministeri con Portafoglio, attualmente previsto per legge e questa potrebbe essere prevista nello stesso decreto legge. Inoltre, bisognerà capire la struttura stessa che avrà il nuovo ministero se articolato in direzioni generali o in dipartimenti, se avrà un segretario generale, un direttore generale. Al ministero del Turismo inoltre, bisogna dare quanto prima una sede. Inizialmente sembra che potrebbe trovare accoglienza presso la sede dell'Enit in via Marghera a Roma, dove era stata posizionata la capo dipartimento del Turismo Caterina Cittadino, durante il primo governo Conte quando il Turismo passò ad un altro leghista, Gian Marco Centinaio, ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Il turismo è uno dei motori propulsori dell'Italia essendo un comparto che rappresenta il 14% del Pil, in tempi normali, prima della pandemia, come ha ricordato il presidente Draghi nelle sue dichiarazioni programmatiche, nell'indicare la necessità di un cambio di passo per il ''modello di turismo''.

Quando il ministero sarà istituito per decreto si dovranno trasferire i fondi assegnati al Mibact, specifici per il turismo, tra cui tutti i ristori previsti nei bandi per operatori turistici e agenzie di viaggio, tema questo che si porrà subito sul tavolo dell'esecutivo Draghi. Quanto tempo servirà per ricreare il ministero del Turismo non è dato sapere, l'ultima volta nel passaggio da agricoltura al turismo ci vollero circa 5 mesi. La partita del turismo, comunque, si gioca soprattutto nel Recovery Plan che, in base alla bozza del governo Conte II prevede una dote finanziaria di 8 miliardi di euro da dividere addirittura con la Cultura. Un capitolo quindi, tutto da riscrivere e su cui gli operatori del settore sono pronti a contribuire alla stesura di un Piano che tenga in considerazione le problematiche del settore sotto diversi punti di vista e a fronte di una crisi che ha divorato in questo ultimo anno energie e risorse come mai prima.

Gli allarmi sulla tenuta del settore arrivano da più parti. "Apprezziamo l'attenzione che il presidente Draghi ha riservato al turismo, certamente nel suo discorso in Senato ma soprattutto nell'istituire un ministero ad hoc per questo settore che, come giustamente ricordato, rappresenta quasi il 14% del Pil italiano" dice Manuela Aloisi imprenditrice e delegata al Turismo di Confimi Industria. ''Un cambio di passo importante -sottolinea Aloisi- che ci auguriamo possa portare con sé anche risposte immediate: il settore non è praticamente mai ripartito. Perché se le località di mare e di montagna hanno potuto tirare un sospiro di sollievo la scorsa estate, le città d'arte che ci caratterizzano nel mondo, sono ferme da quasi un anno'', tiene a ricordare l'imprenditrice di Confimi Industria. ''Le nostre città d'arte sono le mete preferite dal turismo straniero -spiega la delegata al Turismo di Confimi- è necessario riattivare i voli e i trasporti internazionali''.

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