Martedì, 27 Luglio 2021
Tema delicato

È giusto vaccinare i bambini e gli adolescenti?

Se il rischio di contrarre il Covid in forma severa è estremamente raro (per non dire quasi nullo), senza l'immunizzazione dei più giovani il virus potrebbe continuare a circolare (ed evolversi). La questione è anche etica

Foto di repertorio

Il tema esiste ed è delicato. È giusto vaccinare contro il Covid anche i bambini e gli adolescenti? Per ora il solo vaccino approvato dall'Aifa per la fascia di età tra i 12 ed i 15 anni è quello Pfizer-BioNTech, ma a breve il semaforo verde potrebbe arrivare anche per Moderna. E come ha anticipato qualche giorno fa il commissario all'emergenza Francesco Paolo Figliuolo "non è detto che non arrivino ulteriori autorizzazioni per arrivare ai 6 anni". Insomma, si tratta di un argomento di cui si parlerà sempre di più. E sul quale i pareri degli esperti non sono tutti allineati.

La prima considerazione da fare è relativa al rischio di ammalarsi gravemente di Covid che in queste fasce di età è molto basso. Secondo i dati dell'Iss, alla data del 28 aprile si erano verificati solo 296 decessi tra le persone con meno di 40 anni, pari allo 0,25% del totale. Solo 41 non avevano patologie di rilievo. E tra gli under 30 il rischio è ancora minore. Secondo una stima dell'Ema (agenzia europea per i medicinali), anche in una situazione di alta circolazione virale (886 casi ogni 100mila abitanti), solo 6 persone ogni 100mila tra i 20 e i 29 anni finirebbero in terapia intensiva, mentre la possibilità di un 20enne di morire a causa del virus è praticamente prossima allo zero.

ema rischio covid-2

Ciò vale a maggior ragione per gli adolescenti che com'è noto solo in casi estremamente rari sviluppano la malattia in forma grave. Tant'è che in Italia sotto i 12 anni non si è registrato nessun decesso. Se il rischio individuale è così basso perché allora è necessario fare il vaccino? Il tema riguarda principalmente i benefici collettivi che deriverebbero dall'immunizzazione dei più piccoli in termini di riduzione della circolazione virale. Solo se il virus circola poco riusciremo a proteggere anche i fragili, gli immunodepressi e chi ha deciso di non fare il vaccino. Un altro argomento usato spesso dagli esperti è che puntando all'immunità di gregge daremo anche meno possibilità al virus di evolvere e creare nuove e pericolose varianti. Infine, non va dimenticato che anche tra i più piccoli ci sono casi - benché molto rari - di pazienti ospedalizzati che potrebbero essere evitati grazie alla vaccinazione. 

Cosa dice l'Ema sul vaccino agli adolescenti

L'argomento è dibattuto. Il 28 maggio scorso l'Ema ha dato il via libera alla somministrazione del vaccino di Pfizer-BioNTech fino ai 12 anni, decisione a cui come ricordavamo sopra si è subito allineata l'agenzia regolatoria italiana (Aifa), ma non quella tedesca che invece ha approvato l'uso del vaccino solo per quei bambini che soffrono di determinate malattie o vivono a stretto contatto con persone a rischio. Negli studi non è stato segnalato nessun effetto collaterale grave del vaccino in queste fasce di età, ma va detto che gli effetti di Comirnaty (Pfizer) nei bambini sono stati studiati in 2.260 bambini di età compresa tra 12 e 15 anni. L'Ema in ogni caso non ha dubbi che il vaccini Pfizer sia "sicuro ed efficace" anche in questa fascia di età e ha assicurato che continuerà a monitorare la possibilità di eventuali effetti avversi. I numeri fin qui disponibili però sono basati su un campione troppo ridotto per valutare l'insorgenza di effetti collaterali rari. 

Crisanti è dubbioso, per Galli più elementi a favore che contro

Che fare? La maggior parte della comunità scientifica si è espressa a favore della vaccinazione per i più giovani, e tuttavia, per quanto i rischi siano bassi, qualche dubbio c'è. Andrea Crisanti, professore di Microbiologia all'Università di Padova, ha posto la questione nei seguenti termini: "Il rapporto rischio-benefici per i giovani non è a favore dei benefici: se per Coronavirus a 18 anni non si hanno decessi, basta un solo caso di morte per vaccino perché il rischio superi il beneficio. La questione è dunque etica". Secondo l'esperto, "se il vaccino causasse la morte o il danno di 1 bambino su 100 o 200mila non sarebbe giustificato". È pur vero d'altra parte che senza vaccinare i più piccoli difficilmente riusciremmo ad arrivare all'immunità di gregge. "Se si vaccinassero tutti gli adulti sarebbe la cosa migliore" taglia corto il microbiologo, "tenendo fuori i bambini".

In parte diversa l'opinione di Massimo Galli, direttore di Malattie infettive all'ospedale Sacco di Milano. Per Galli "il beneficio del vaccino" supera comunque "i rischi che qualcuno prospetta". Perché, ha spiegato, "per quanto sia difficile che l'infezione porti i giovani in terapia intensiva, è anche vero che se non ci si becca questo virus è meglio. Non conosciamo ancora i suoi comportamenti futuri". 

Gian Vincenzo Zuccotti, preside della Facoltà di Medicina dell'università Statale di Milano e direttore di Pediatria dell'Asst Fatebenefratelli Sacco, ne fa anche una questione di fascia di età. "Sarebbe già prudente sotto i 12 anni limitare il vaccino anti-Covid alle categorie a rischio e stare a osservare. Ma dire no ai 17enni e sì a 19enni non lo capisco". Insomma, "fare il vaccino a 16 o a 18 non è che cambi, in due anni non c'è niente di diverso. Io il vaccino ai 12-15enni lo consiglio. Sotto i 12 anni aspetterei anche perché non credo sia una fascia necessaria per raggiungere l'immunità di gregge". 

L'argomento è destinato a diventare sempre più rovente man mano che si abbasserà l'età dei vaccinandi. Del resto sia la Lega che Fratelli d'Italia hanno fatto capire di avere più di un dubbio. Se Salvini ha invitato gli anziani e i fragili a vaccinarsi per evitare di immunizzare i bambini, Meloni ha chiesto di aprire sul tema "un discorso serio, non ideologico". Se ne riparlerà molto presto. 

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