Lunedì, 12 Aprile 2021
Cosa succede

2 milioni di dosi di vaccino anti-covid rimangono in frigo: cosa sta accadendo

Ieri almeno 140mila somministrazioni, nuovo record giornaliero. La forbice tra vaccini consegnati e vaccini somministrati è ampia, con grosse differenze tra Pfizer, Moderna e AstraZeneca. Le criticità ci sono, è evidente. Ma il catastrofismo è fuori luogo

Vaccinati in Italia a quota 1.454.503. Tante sono le persone completamente vaccinate (con le due dosi)  e 4.587.565 dosi somministrate in tutto. Ieri secondo la dashboard, aggiornata costantemente, del ministero della salute almeno 140mila somministrazioni, nuovo record giornaliero, e circa il 25% in più di martedì scorso. Il 20,5% degli over 80 ha ricevuto almeno una dose. Nella sola Lombardia più di 20mila somministrazioni. 

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Fonte grafico: Lorenzo Ruffino/Twitter

I vaccini Covid consegnati e non somministrati in Italia

C'è qualcosa che balza agli occhi di osservatori ed esperti. In Italia ci sono più di due milioni di dosi pronte per essere usate. Restano in frigo a lungo, più a lungo di quanto appaia comprensibile. A giorni (se non ad ore) un altro rifornimento dovrebbe arrivare da Pfizer-BioNTech. I vaccini dunque ci sono. E ne arriveranno sempre di più: entro fine mese l’Italia dovrebbe ricevere circa 9 milioni di dosi. 

Il numero di dosi consegnate e non ancora somministrate continua a crescere. Il numero negli scorsi giorni era stabilmente sopra ai due milioni. Il ricercatore di Ispi Matteo Villa su Twitter fa chiarezza a suon di grafici. Com'è possibile che così tante dosi rimangano "in frigo", se l'obiettivo esplicitato da governo è fare in fretta, il più in fretta possibile? Come si può spiegare tale lentezza? La forbice è ampia. Il primo motivo chiaramente è che le consegne sono aumentate, di molto nelle ultime settimane e soprattutto nell'ultima decade di febbraio, e da questo grafico lo si nota subito.

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Fonte grafico: Matteo Villa (Ispi)/Twitter

Ci sono però differenze sostanziali nelle somministrazioni dei prodotti Pfizer, Moderna e AstraZeneca. Come evidente dai grafici nella gallery che segue, le somministrazioni Pfizer sono rapide. Per quel che riguarda Moderna, come evidenza Villa, "prima delle grandi consegne degli ultimi due giorni ce ne erano arrivate pochissime dosi, e le somministrazioni andavano lentamente. Il sospetto è che, potendo scegliere, chi somministra dà precedenza a Pfizer". Molto diversa la situazione per AstraZeneca: delle circa 357.000 dosi somministrate, solo 83 (lo 0,02%) sono state somministrate a persone di età superiore ai 70 anni. Viene somministrato fino ai 65 anni di età. Le somministrazioni sono in forte aumento. "Il ritardo - commenta Villa - ha riguardato soprattutto decidere cosa fare con AstraZeneca. Ma prima o poi dovremo chiederci se abbia avuto senso, con dosi scarse, somministrarlo ai giovani". Ecco i grafici.

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La media mobile delle somministrazioni è comunque in aumento. Stanno arrivando molte dosi. L'incremento di somministrazione c’è e realisticamente salirà ancora. Nel solo scorso weekend, come emerge chiaramente dal grafico seguente, sono state consegnate 463.200 dosi di AstraZeneca e c'è stata la quarta consegna di Moderna, che in due giorni (domenica e lunedì) raddoppia le dosi consegnate all'Italia, raggiungendo un totale di quasi mezzo milione di dosi. Insomma, il catastrofismo non appare giustificato. Ieri ci sono state 140mila somministrazioni, nuovo record giornaliero, e si dovrebbe andare ben oltre nei prossimi giorni. Le criticità ci sono, evidentemente, ma occorre equilibrio nei giudizi. E ci sono grosse differenze tra le singole regioni. Le regioni con minore percentuale di somministrazione rispetto alle dosi consegnate sono: 1) Calabria 55% 2) Sardegna 55.9% 3) Umbria 59.1%. La somministrazione dei vaccini è in gran parte in mano alle regioni. C'è chi si è organizzato meglio e con tempi rapidi. E chi no. Lanciare "accuse" contro l'ex governo Conte su questo specifico punto (basta dare uno sguardo ai social in queste ore) è ingeneroso. In Italia al tema dell’approvvigionamento e delle lentezze logistiche si sommano poi ritardi cronici legati anche al fatto di aver smantellato la medicina territoriale: un discorso ampio, complesso, e non nuovo.

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Fonte grafico: Andrea Occhi/Twitter

I vaccini Covid in Europa e lo scarto con gli Usa

L'impegno per vaccinare con rapidità il maggior numero di cittadini europei è un obiettivo comune di tutti i Paesi. "Ora la mia battaglia è permettere a tutti i cittadini europei e ai miei amici italiani di avere il più velocemente possibile le dosi di cui hanno bisogno. La capacità di produzione in Europa arriverà a 2-3 miliardi di dosi all'anno: questo è l'obiettivo che abbiamo per fine anno" dice al Corriere della Sera il francese Thierry Breton, commissario al Mercato interno, all'Industria e al Digitale, alla guida della task force creata all'inizio di febbraio dalla Commissione Ue per lavorare con le aziende e i governi per accelerare la produzione di vaccini anti-Covid sul territorio europeo. "In Europa - spiega - abbiamo cercato di fare in modo che i vaccini messi sul mercato avessero tutti l'autorizzazione dell'Ema, l'Agenzia europea per i medicinali. Tutti i Paesi hanno deciso di fare così per ragioni di sicurezza sanitaria, per essere sicuri che non ci fossero effetti secondari. In molti Paesi, tra cui l'Italia e la Francia, c'è un certo numero di cittadini che ha ancora un po' di paura verso i vaccini".

"Se un Paese per delle ragioni di urgenza vuole non aspettare l'autorizzazione dell'Ema può farlo ma a suo rischio e pericolo, e non ha la garanzia totale della sicurezza scientifica fornita dall'Ema. La Gran Bretagna ha scelto questa via e ha dato il via libera almeno un mese prima di noi, che abbiamo atteso di avere la documentazione completa", sottolinea. Quindi "noi abbiamo questo ritardo perché abbiamo voluto essere sicuri al cento per cento che i vaccini non avessero rischi per i cittadini Ue. A oggisono staticonsegnati in Europa circa 43 milioni di dosi, negli Usa circa 96 milioni. Quattro settimane fa gli Stati Uniti erano a 50 milioni. Ecco come nasce lo scarto con gli Usa. Alla fine di marzo il nostro obiettivo è arrivare a 95-100 milioni di dosi. Ma a fronte dei 43 milioni di dosi consegnate ne sono state somministrate 30 milioni 204 mila. All'Italia sono state consegnate 6.542.260 dosi e ne sono state somministrate 4.434.131. Gli Stati membri devono mettere in pratica velocemente la loro politica vaccinale perché la capacità di produzione di dosi aumenta di settimana in settimana. Lo scarto non c'è solo in Italia ma anche in altri Paesi, come Francia o Spagna".

Le regioni italiane in cui 4 dosi di vaccino su 10 restano nei frigoriferi

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