Venerdì, 25 Giugno 2021
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Vaccini: cosa succede in estate e quanto è lontana l'immunità di gregge

Entro la fine di giugno avremo dosi sufficienti per immunizzare circa 33 milioni di persone, ma più della metà riceverà un farmaco con efficacia compresa tra il 60 e il 66%. Intanto BioNTech annuncia che consegnerà all'Ue "fino a 75 milioni di dosi in più nel secondo trimestre"

Foto di repertorio ANSA

Quante persone riusciremo a vaccinare prima della prossima estate? E quando potremo dire di essere vicini all’immunità di gregge? Nelle ultime ore, con l’aggiornamento del piano vaccinale e il chiarimento dell’Ue sulle dosi fornite da AstraZeneca le cose sono diventate un po’ meno fumose ed è possibile avere un’idea abbastanza verosimile dello scenario che ci aspetta nei prossimi mesi. Almeno per quanto riguarda gli obiettivi della campagna vaccinale perché, come vedremo, per il resto le incognite restano tante. Iniziamo dai numeri: nei prossimi due trimestri dovremmo ricevere circa 60 milioni di dosi. Di queste oltre 23 milioni arriveranno da Pfizer -BioNTech, quasi 6 milioni da Moderna, 23,5 milioni da AstraZeneca e 7,3 milioni da Jonhon and Jonhson, il cui vaccino ha la particolarità di richiedere una sola somministrazione.

Nel piano vaccinale pubblicato dal Ministero della Salute (che trovate in basso) sono riportati anche i 7 milioni di vaccini in arrivo Curevac anche se in realtà l’azienda farmaceutica ha iniziato la sperimentazione di fase 3 solo un mese e mezzo fa e per completarla serviranno dai 6 ai 9 mesi. Gli 8 milioni di dosi che AstraZeneca avrebbe dovuto inviarci nel primo trimestre (dai 16 iniziali) sono  diventati 5 milioni e 360mila dopo l'ulteriore taglio annunciato dall'azienda. 

piano vaccini-2

Condiserando le dosi di richiamo, avremo a disposizione vaccini a sufficienza per immunizzare circa 33 milioni e 700 mila italiani entro la fine di giugno. Si tratta di poco più del 55% della popolazione italiana: ancora troppo poco per sperare di raggiungere l’immunità di gregge in estate. Né va dimenticato che il vaccino impiega almeno 20 giorni per iniziare ad offrire una protezione adeguata (benché parziale) contro il virus. E dunque le persone vaccinate a fine giugno, saranno ragionevolmente protette solo un mese dopo.

Le incognite del piano vaccinale in Italia

Un’altra incongita è rappresentata dall’efficacia dei vaccini. Gli esperti ci hanno sempre ripetuto che per ottenere l’immunità di gregge bisogna vaccinare almeno il 60-70% della popolazione, ma i dati di efficacia dei vaccini AstraZeneca (60%) e Jonhons and Jonhson (66% di media, ma 72% negli Stati Uniti) non si sono rivelati entusiasmanti come quelli dei vaccini Pfizer e Moderna che per citare Roberto Burioni "sono di un’altra categoria". 

Il problema è che l’Italia per i primi due trimestri avrà a disposizione “appena” 29 milioni di dosi Pfizer e Moderna che basteranno ad immunizzare circa 14,5 milioni di persone probabilmente tra le fasce più anziane della popolazione. Altri 7,3 milioni di italiani saranno vaccinati con il vaccino J&J, mentre con AstraZeneca - salvo ulteriori ritardi e tagli di forniture - sarà possibile immunizzare circa 11 milioni e mezzo di persone sotto i 55 anni di età. Insomma, circa 19 milioni di italiani riceveranno un vaccino con efficacia compresa tra il 60% di AstraZeneza e il 66% di Jonhons and Jonhson. E c’è un altro problema. Come ha spiegato Burioni citando la prestigiosa rivista Lancet, "purtroppo il vaccino Astra-Zeneca utilizzato alle dosi autorizzate non protegge dall'infezione asintomatica", anche se, ha aggiunto , "sono in corso studi con dosi diverse, speriamo bene".

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Così la pensa anche l’immuologa Antonella Viola. "Sto leggendo che il piano di Arcuri prevede di usare AstraZeneca per bloccare i contagi" ha scritto su facebook. "Ebbene non abbiamo dati che dimostrino che il vaccino blocca il contagio. Sappiamo solo che blocca la malattia in circa 6 su 10 vaccinati. Continuo a pensare che l’uso di questo vaccino vada molto ristretto. Io non lo userei sopra i 50 e ovviamente neanche nei giovani a rischio per altre patologie".

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Ma per ora non ci sono molte alternative. Se le cose non dovessero cambiare è evidente che l’immunità di gregge resta lontana. Allo stato attuale delle cose nessun esperto sa dire quale sarà l’impatto della campagna vaccinale sulla curva dei contagi nei prossimi mesi. Le incognite sono ancora troppe: dall’efficacia limitata di alcuni vaccini al possibile ingresso nel nostro Paese di varianti più insidiose. 

Pfizer-BioNTech: "Fino a 75 milioni di dosi in più nel secondo trimestre"

Una buona notizia è arrivata proprio in tarda mattinata con l’annuncio  di BioNTech di una accelerazione delle consegne all'Ue del vaccino anti Covid e la promessa di consegnare all’Ue  “fino a 75 milioni" di dosi in più nel secondo trimestre. Pfizer e BioNTech contano di  "aumentare le consegne a partire dalla settimana del 15 febbraio" ha spiegato il direttore finanziario, Sierk Poetting, consegnando così agli Stati membri "la quantita' di dosi per la quale ci siamo impegnati nel primo trimestre" e "fino a 75 milioni di dosi in piu' nel secondo trimestre".  Ursula Von der Leyen, Presidente della Commissione europea, ha detto oggi che l’obiettivo è quello di riuscire a vaccinare il 70% degli europei entro la fine dell’estate. Contando così di arrivare all’autunno con una percentuale di vaccinati tale da scongiurare un’altra ondata della pandemia.

Un’altra incognita che non possiamo trascurare è rappresentata dalla capacità di somministrazione dei vaccini. Per arrivare a 33 milioni di vaccinati entro giugn, bisognerà inoculare più di 400mila dosi al giorno. È un obiettivo raggiungibile? A quanto pare sì. Lo sta facendo il Regno Unito dove nella giornata di sabato le vaccinazioni sono state oltre 600mila. Insomma, non ci sono scuse. 
 

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