Martedì, 2 Marzo 2021
Un bel pastrocchio e un orizzonte cupo

I vaccini in ritardo per l'Italia e un piano che rischia il flop: cosa succede ora con Pfizer

Il commissario Arcuri ha parlato di un'ulteriore riduzione delle consegne, dopo che nel corso di questa settimana sono arrivate il 29% di dosi in meno. Partono le azioni legali. La distribuzione andrà riorganizzata per non lasciare nessuna regione scoperta

Ottenuta la fiducia con 156 voti e senza una maggioranza assoluta in Senato, il governo farebbe bene a pensare ad altri numeri: quelli drammatici dei morti per covid, quelli delle aziende fallite, quelli a rilento delle vaccinazioni. Sono 1.226.321 le dosi di vaccino contro il coronavirus somministrate finora in Italia, solo 5.864 le persone che hanno ricevuto sia la prima che la seconda dose (il dato è aggiornato alle 11 di mercoledì mattina). Ma c'è un grosso problema.

Dall'azienda farmaceutica Pfizer è arrivata una nuova (e a quanto pare inaspettata) frenata unilaterale nella consegna dei vaccini destinati all'Italia. La prossima settimana "non solo non verranno consegnate in Italia le dosi che sono state unilateralmente e senza preavviso non consegnate in questa settimana, pari al 29%, ma ci sarà una pur lieve e ulteriore riduzione delle consegne". Ad affermarlo è il commissario per l'emergenza Domenico Arcuri, nel corso di un vertice con le regioni, sottolineando anche come la comunicazione della Pfizer sia giunta solamente ieri e confermando inoltre un'azione legale contro la stessa azienda farmaceutica americana.

Cosa è successo? I ritardi ulteriori nelle consegne del vaccino anti covid prodotto da Pfizer sarebbero dovuti ad assestamenti nella produzione, secondo l'Agenzia europea dei medicinali (Ema). L'azienda farmaceutica sta cercando di aumentare la produzione e, a fronte dei molti ordini ricevuti, non avrebbe avuto la possibilità di fare scorte di materie prime. Domenico Arcuri è su tutte le furie. "Ho ricevuto un’unanime solidarietà da parte di tutti i presidenti delle regioni e delle province autonome nel corso della riunione con i ministri Speranza e Boccia - ha detto -. La tutela della salute dei cittadini italiani non è una questione negoziabile. La campagna vaccinale non può essere rallentata, tantomeno per le somministrazioni delle seconde dosi ai tanti italiani a cui è stata già somministrata la prima".

Le azioni legali del governo italiano contro Pfizer

E dopo una serie di comunicazioni con Pfizer, proseguite per tutto l’arco della giornata di ieri senza aver "sortito gli effetti che auspicavamo", è arrivata la decisione di procedere con le azioni legali per tutelare gli italiani "in tutte le sedi, civili e penali, in cui ciò sarà possibile”. Come confermato da Arcuri, infatti, "si è unanimemente deciso che tali azioni verranno intraprese a partire dai prossimi giorni in un quadro unitario". Il commissario per l'emergenza coronavirus ha spiegato di valutare la presentazione di un esposto alla Procura "per impatto sulla salute per inadempimento del contratto pubblico".

Il ministro per gli Affari regionali e le autonomie Francesco Boccia ha spiegato che sarà attivato un contenzioso attraverso l'avvocatura dello Stato e che ci sarà un'azione legale congiunta tra commissario straordinario all'emergenza, Stato e regioni contro la Pfizer. "Abbiamo l'urgenza, legata alla scelta unilaterale della Pfizer di ridurre la distribuzione dei vaccini in questa settimana in Italia, di intraprendere azioni legali concordate perché pretendiamo chiarezza e rispetto per il nostro Paese sugli accordi europei presi. Anche se siamo primi in Europa nella somministrazione del vaccino, abbiamo la necessità di chiarezza sulle distribuzioni settimanali senza più riduzioni unilaterali senza preavviso", ha detto Boccia, aggiungendo che "resta confermato il piano trimestrale ipotizzato con le altre case farmaceutiche appena l'Ema darà il via libera sui nuovi vaccini. Se il 29 gennaio Ema autorizzerà AstraZeneca, sono confermate le 8 milioni di dosi per il trimestre successivo".

Perché il piano di distribuzione dei vaccini va rivisto

Fatto sta che tra ritardi e disguidi il piano vaccini rischia di essere (già) un flop. La distribuzione andrà riorganizzata per non lasciare nessuna regione scoperta. Tra le ipotesi messe in campo c’è quella di una sorta di accordo di solidarietà tra le regioni per garantire i richiami a tutti: chi ha conservato più dosi di vaccino Pfizer-BioNtech dovrebbe cederne una parte a quelle che hanno somministrato di più senza tenere le scorte (con Campania e il Veneto su tutte). Il punto è che tra i governatori non c'è una linea comune, soprattutto perché le regioni "virtuose" fanno resistenza e non accettano una penalizzazione per aver rispettato le indicazioni date dallo stesso governo. "Il taglio dei vaccini sia uguale per tutte le regioni", ha detto Luca Zaia. Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle regioni, ha chiesto che le riduzioni "siano solo temporanee" e che sia il governo e non l'azienda Pfizer a decidere dove devono andare i vaccini. Ecco perché, considerando i ritardi, l'ipotesi al momento più concreta è di rivedere il piano della distribuzione in modo che siano gli uffici del commissario staordinario a stabilire la rimodulazione delle quantità e dei luoghi di consegna, per garantire meno dosi ma per tutti in maniera equa e sulla base dei criteri già definiti.

"La campagna di vaccinazione non si concluderà prima dell'estate 2022"

Insomma, un bel pastrocchio e un orizzonte cupo. Con questi ritardi la campagna di vaccinazione in Italia non si concluderà prima dell'estate 2022: è la previsione formulata dal direttore sanitario del Galeazzi di Milano, Fabrizio Pregliasco, in un'intervista a La Stampa. "La vaccinazione è partita bene e con le dosi necessarie continuerà a ritmi crescenti con l'obiettivo ambizioso, ma necessario per coinvolgere tutti, di finire entro l'anno - ha sottolineato Pregliasco -. Il mio timore è che dopo una prima fase dedicata alle categorie a rischio i più giovani non sentano la necessità di vaccinarsi. Non è facile assumere un farmaco quando si sta bene e non si teme la forma grave della malattia. Entro febbraio è realistico completare medici, infermieri e Rsa. Per gli over 80 molto dipende dalle forniture. Pfizer si può fare soprattutto in ospedale, mentre altri vaccini si somministrano anche a casa o dal medico di base. In ogni caso, non penso finiremo prima dell'estate 2022".

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