Venerdì, 7 Maggio 2021
Il caso

I medici di base del Lazio lasciati senza dosi

La Regione ha messo in piedi un'organizzazione efficiente basata sui grandi hub, ma ai camici bianchi che lavorano sul territorio le fiale arrivano col contagocce

Un medico di base nel suo studio a Roma, foto di repertorio. ANSA / ETTORE FERRARI

Per la campagna vaccinale il Lazio ha messo in piedi un'organizzazione poderosa ed efficiente, ma finora i medici di base sono stati lasciati in disparte. Dopo l'accordo con i sindacati di categoria, dal 1° marzo i camici bianchi che hanno aderito al bando sono partiti con le somministrazioni, ma i risultati fino ad ora sono stati deludenti. Per un motivo molto semplice: le dosi disponibili bastano a malapena a rifornire gli hub vaccinali, e così ai medici di medicina generale non resta che aspettare fiale che arrivano col contagocce. Già un paio di setttimane fa il sindacato Fimmg Roma e Lazio aveva denunciato lo scarso coinvolgimento della rete dei medici di famiglia spiegando che al 2 aprile erano state "immunizzate nei nostri studi solo 48.971 persone , delle oltre 85mila programmate". Nel frattempo le cose non sono cambiate. Maurizio Pastori, uno dei tanti camici bianchi di Roma che ha aderito con entusiasmo alla campagna di vaccinazione, spiega la situazione paradossale che sta vivendo insieme ad altri suoi colleghi: "I miei pazienti mi chiedono il vaccino, ma non so cosa rispondere" dice parlando al telefono con Today. "Ad oggi ci danno una fiala di vaccino Pfizer a settimana (sei dosi, ndr). Ci avevano assicurato che i vaccini li avrebbe consegnati la Asl e invece dobbiamo andare a prenderceli da soli".

Negli studi dei medici di famiglia le somministrazioni vanno a rilento, eppure potrebbero procedere a ben altra velocità. "Abbiamo le capacità, ma non ci arrivano i vaccini" denuncia Pastori. "Io con l'anti-influenzale ho fatto 600 inoculazioni in 4 giorni, ma oggi noi medici siamo stati quasi esclusi dalla campagna vaccinale e non si capisce bene perché. Eppure - argomenta  - continuano ad aprire nuovi hub, che hanno anche un costo, e parlano del coinvolgimento delle farmacie". Insomma, la tesi è molto chiara. La Regione Lazio continua a preferire i grandi centri vaccinali (proprio oggi avrebbero dovuto aprire due nuovi maxi hub a Tor vergata e Valmontone ma l'inaugurazione è poi slittata a causa della sospensione di Johnson&Johnson) lasciando ai margini quei medici che lavorano sul territorio e che potrebbero dare una spinta decisiva alle somministrazioni.

Come va la campagna vaccinale nel Lazio

A scanso di equivoci va detto che il sistema messo in piedi dal governatore Nicola Zingaretti e dall'assessore alla Salute Alessio D'Amato è di un'efficienza svizzera e che la campagna vaccinale prosegue spedita. Il Lazio è tra le prime Regioni Italia per inoculazioni nella fascia di età 70-79 con oltre il 40% di prime dosi somministrate, ma si procede contemporanamente anche nella vaccinazione dei 60enni. Il sistema funziona, mancano le dosi, o meglio ce ne vorrebbero di più: negli ultimi giorni sono state effettuate circa 30mila inoculazioni al giorno, ma coinvolgendo anche i medici di base e le farmacie si potrebbe verosimilmente andare al doppio della velocità. Lo stesso Zingaretti giorni fa ha spiegato che "se ci fossero i vaccini ne potremmo fare il doppio e arrivare in tempi brevi a 60mila. Merito di una rete che conta nel Lazio più di 120 centri vaccinali, circa 2500 medici si base e i grandi hub". Ai medici di famiglia non resta che aspettare. 

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