Lunedì, 1 Marzo 2021

Perché in Uk pensano di dare la prima dose di un vaccino e la seconda di un altro (ma potrebbe essere pericoloso)

La Gran Bretagna valuta se sarà necessario aggiornare a determinate condizioni straordinarie il suo piano vaccinale, per consentire un regime "mix-and-match", con somministrazioni di prodotti diverso al momento del richiamo. Ma si tratta soltanto di un'ipotesi e non è affatto certo che siano intercambiabili

Sono giorni durissimi nel Regno Unito: più di 60mila contagi al giorno, più di 1000 morti in 24 ore. La Gran Bretagna valuta se sarà necessario aggiornare a determinate condizioni straordinarie il suo piano vaccinale, per consentire un regime "mix-and-match". Ovvero? Fare una prima dose a più cittadini possibili, senza badare al fatto che entro un numero prestabilito di settimane deve essere iniettata loro una seconda dose. Se poi al momento del "richiamo" una seconda dose del vaccino originariamente ricevuto da un paziente non è disponibile, o se il produttore della prima dose non è noto, può essere sostituito da un vaccino di un altro produttore. Un'ipotesi per ora: non una certezza. Non una raccomandazione, bensì l'apertura a una circostanza straordinaria.

Covid: perché in Inghilterra si parla di vaccinazioni combinate

Nel manuale per le vaccinazioni fornito dal Servizio sanitario nazionale a infermieri e operatori sanitari viene solo ventilata l'"opzione cocktail". Gli esperti sono titubanti. Tutto inizia con un articolo di una settimana fa pubblicato dal New York Times. Nell’ultima versione di dicembre del Greenbook, considerata la guida alle vaccinazioni del Regno Unito è stato infatti specificato che “se una seconda dose del vaccino ricevuto inizialmente da un paziente non è disponibile o se il produttore della prima dose non è noto”, il vaccino “può essere sostituito”. Si tratterebbe di un’indicazione di senso opposto a quanto dichiarato dai Centers for Disease Control americani, secondo i quali una vaccinazione “dovrebbe essere completata con lo stesso prodotto” perché i vaccini autorizzati, “non sono intercambiabili” e “la sicurezza e l’efficacia di un mix di prodotti non è stata valutata".

Non ci sono al momento dati sufficienti per sapere se abbinare dosi di vaccino diverse tra prima e seconda dose possa avere controindicazioni (anche se non ci sono reazioni avverse dimostrate, perché nessuno al momento ha ricevuto dosi di diversi vaccini). Ma non ci possono essere certezze nemmeno sull'efficacia di una eventuale decisione del genere. Secondo quanto riporta il New York Times, l'opzione di mixare vaccini differenti contenuta nelle nuove linee guida potrebbe essere "preferibile se è probabile che l’individuo sia ad alto rischio immediato o è ritenuto improbabile che partecipi di nuovo" alla vaccinazione. I CDC americani (Centers for Disease Control and Prevention), hanno sempre chiarito che i vaccini "non sono intercambiabili". La sicurezza e l'efficacia di una serie di prodotti misti non sono state valutate. Entrambe le dosi della serie dovrebbero essere completate con lo stesso prodotto.

Una dose Pfizer e una AstraZeneca valgono quanto due dosi Pfizer?

"Non ci sono dati su questa idea", ha detto al quotidiano Usa John Moore, un esperto di vaccini presso la Cornell University. I funzionari in Gran Bretagna "sembrano aver abbandonato completamente la scienza ora". Gli esperti consulenti scientifici dell'Organizzazione mondiale della sanità hanno affermato di non raccomandare che altri paesi seguano l'approccio britannico, ma l'OMS afferma anche di capire perché il Regno Unito ha scelto di seguire questa strada.

Gli scienziati indipendenti che fanno parte del Comitato congiunto per la vaccinazione e l'immunizzazione (JCVI) del Regno Unito hanno dato al governo consigli, nulla più. "Visti i dati che indicano un'elevata efficacia dalla prima dose di entrambi i vaccini Pfizer-BioNTech e AstraZeneca, il comitato consiglia che la consegna della prima dose a quante più persone ammissibili possibile dovrebbe essere inizialmente prioritaria rispetto alla consegna di una seconda dose di vaccino. Ciò dovrebbe massimizzare l'impatto a breve termine del programma. La seconda dose del vaccino Pfizer-BioNTech può essere somministrata da tre a 12 settimane dopo la prima dose. La seconda dose del vaccino AstraZeneca può essere somministrata tra le quattro e le 12 settimane dopo la prima dose".

Ma non è affatto certo che i vaccini siano "mischiabili": l'eventuale "scommessa" del Regno Unito si spiega col fatto che le dosi Pfizer sono contese da tutto il mondo, mentre sulle forniture del vaccino di Oxford ci sarebbero nei prossimi mesi molti meno problemi di reperibilità. Il vaccino Pfizer è stato testato solo con un periodo di tre settimane tra le dosi e la società stessa ha affermato: "Non ci sono dati per dimostrare che la protezione dopo la prima dose sia mantenuta dopo 21 giorni". Sebbene sia possibile che lo scambio di un vaccino con un altro possa ancora insegnare al corpo a riconoscere il coronavirus, è ancora un'ipotesi. Tutta da provare. L'approccio della vaccinazione ibrida sembra "prematuro", secondo Saad Omer, un esperto di vaccini presso l'Università di Yale. Una dose Pfizer e una AstraZeneca valgono quanto due dosi Pfizer? Non c'è una risposta. 

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