Venerdì, 18 Giugno 2021
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AstraZeneca "criticata dai tuttologi" e le nuove linee guida di Figliuolo per la campagna vaccinale

"Ci siamo impegnati a produrre un vaccino che salvasse le vite. E così, ricevere critiche tutti i giorni, a volte giuste, a volte da tuttologi che dicono la loro su tutto, è mortificante" dice l'amministratore delegato, il francese Pascal Soriot. In Italia intanto oltre 30 milioni di dosi somministrate e il Generale aggiorna le linee guida: cosa cambia

Ad AstraZeneca il personale "cerca semplicemente di dare il meglio di sé. Ci siamo impegnati a produrre un vaccino che salvasse le vite. E così, ricevere critiche tutti i giorni, a volte giuste, a volte da tuttologi che dicono la loro su tutto, è mortificante". L'amministratore delegato, il francese Pascal Soriot, dice la sua per la prima volta da quando la Commissione europea ha annunciato ricorso contro le mancate forniture di vaccini del gruppo.

Soriot (AstraZeneca): "Noi criticati da tuttologi che dicono la loro su tutto, è mortificante"

"Potete guardare al bicchiere mezzo vuoto: abbiamo fornito all'Europa meno vaccini del previsto. Oppure guardare al bicchiere mezzo pieno - dice in una lunga intervista al Financial Times - abbiamo fornito oltre 400 milioni di dosi a livello globale e salvato tante vite". Il manager rivendica che AstraZeneca fornisce i due terzi delle sue dosi a Paesi a reddito medio mentre "Pfizer si concentra su Usa, Europa e pochi altri Paesi: speriamo che presto forniscano anche loro i Paesi poveri". "Non mi fraintendete: sono un europeo e amo l'Europa. Ma l'Europa fa parte del mondo, non è l'intero mondo. E nel mondo - dice - molti Paesi vogliono il nostro vaccino, che quindi ha un futuro".

Secondo il manager il preparato AstraZeneca mostra infatti solo un limitato calo di efficacia rispetto alla variante indiana e le sperimentazioni animali mostrano che un nuovo richiamo funziona bene contro altre varianti. La società sta trattando con il governo Gb e con latri Paesi si nuovi contratti per i richiami. E sulla polemica attorno alle mancate forniture all'Ue a fronte di approvvigionamenti regolari al Regno Unito, secondo Soriot la priorità accordata al Regno è legata all'accordo che Londra ha stipulato finanziando l'Università di Oxford, che ha creato il vaccino (poi prodotto da AstraZeneca). "Ovviamente, quando fai una cosa di questo tipo non la fai gratis. Quello che vuoi in cambio, ed è abbastanza equo, è avere la priorità" (qualcosa di analogo a quando fatto dagli Usa con Moderna).

Critica di fatto anche le modalità con cui l'Ue ha condotto le trattative sui contratti: parla infatti di "un gran lavoro" del governo Gb che ha scelto di affidare questo incarico a una esperta di venture capital "e non a un manager che si mettesse a tirare sul prezzo o a riempire fogli di calcolo". Soriot, poi, respinge la tesi secondo cui il ritardo nell'Ue sulle vaccinaizoni sarebbe colpa delle mancate forniture di Asrazeneca: negli Usa "sono più avanti e non usano il nostro vaccino", dice. E ribadisce che i risultati di test e sperimentazioni mostrano che su AstraZeneca gli effetti collaterali sono allineati con quelli dei vaccini di altre case farmaceutiche.

Infine lo sfogo sui tuttologi (armchair generals). Il manager dice di essere in grado di passare oltre ma rileva che le migliaia di persone che lavorano al vaccino AstraZeneca si sono sentite mortificate. "Ma dobbiamo guardare alle migliaia di vite che abbiamo salvato". Ma poi ammette "l'autogol" delle comunicazioni incomplete alle autorità Usa, imputandole alla "fretta". E si difende dalle critiche su bonus e gratifiche ai dirigenti, che hanno ricevuto forti percentuali di voti contrari da parte degli azionisti, affermando che al di là di quelle che riguardano lui, le gratifiche servivano ad attrarre personale altamente qualificato. Infine, il top manager fa capire che lascerà, assieme a altri due dirigenti chiave, ma senza specificare i tempi. "Al momento appropriato", dice, aggiungendo unicamente di aver "concordato la sequenza con cui ci ritireremo" assieme al presidente, Leif Johansonn e al direttore finanziario, Marc Dunoyer.

In Italia 30 milioni di dosi somministrate

Mentre sono oltre 30 milioni le dosi di vaccino anti-covid somministrate in Italia fino ad oggi, arrivano le nuove linee guida con il commissario Paolo Figliuolo che esorta le Regioni a fare di più per coinvolgere medici di base, farmacisti e altri operatori. In Italia 10 milioni di persone che hanno già completato il ciclo vaccinale, pari al 16,87% dei cittadini. 

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Linee guida per la prosecuzione della campagna vaccinale

Una delle indicazioni arrivate da parte di Figliuolo è l'invito alle Regioni ad "aumentare in maniera graduale il contributo assicurato" da medici di Medicina generale, pediatri di libera scelta, farmacisti ed altri operatori del Servizio sanitario nazionale alle "vaccinazioni giornaliere, mantenendo, in una fase intermedia e di transizione dello sviluppo del piano, completamente operativi gli hub vaccinali”

"In una fase successiva, in previsione di eventuali ulteriori richiami, si dovrà valutare la possibilità di ricondurre l’attività vaccinale quanto più possibile nell’alveo di tutte le strutture ordinarie del Servizio sanitario nazionale arrivando a coinvolgere la totalità dei medici di medicina generale, pediatri di libera scelta farmacisti e altri operatori del Ssn, al fine di realizzare un sistema di vaccinazioni sostenibile e stabile nel tempo, senza dover ricorrere a misure emergenziali", scrive ancora Figliuolo.

Nella premessa all'invito Figliolo rileva che "il numero dei medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, farmacisti e altri operatori del Ssn che hanno espresso la volontà di aderire alla campagna vaccinale è già oggi considerevole e permetterebbe di incrementare notevolmente la capacità di inoculazione giornaliera, pur tenendo in debito conto le maggiori difficoltà logistiche connesse con la distribuzione e conservazione dei vaccini, alla soluzione delle quali ha conferito un contributo significativo l’Ordinanza del ministero della Salute del 20 maggio 'Tracciabilità dei contenitori dei flaconi di vaccini'", che, in particolare, consente ai grossisti e alle farmacie territoriali, ove richiesto dalla Regione o dalla Provincia autonoma, di detenere e trasportare eccezionalmente i flaconi di vaccino nei contenitori predisposti dalle farmacie ospedaliere delle strutture sanitarie, opportunamente tracciato mediante apposizione di un codice.

Vaccinazioni domiciliari e delocalizzate: cosa succederà

"Il graduale passaggio da vaccinazioni effettuate in maniera centralizzata presso gli hub vaccinali verso un sistema di 'vaccinazioni delocalizzate', molto più capillare e prossimo ai cittadini, permetterà di completare l’immunizzazione delle categorie più fragili, degli over 80, dei cittadini con comorbilità e ridotta mobilità, non ancora completamente intercettate dell’attuale modalità organizzativa e che potranno essere raggiunti a domicilio e comunque in luoghi ad ed esso prossimi", scrive Figliuolo.

"Lo svolgimento dell’attuale campagna vaccinale anti Sars-Cov-2 individua di circa 2600 punti vaccinali nazionali, operanti in ospedali, hub regionali, delle Province autonome e strutture sanitarie della Difesa, il punto nevralgico per la somministrazione di vaccini. Questa organizzazione, grazie a una progressiva implementazione di risorse e procedure, ha consentito di raggiungere e superare il traguardo delle 500.000 somministrazioni giornaliere, contenendo l’impatto sul sistema di distribuzione anche in funzione del non elevato numero dei siti presso i quali conferire vaccini", si spiega nel testo.

"Gli studi sinora condotti - spiega ancora Figliuolo - indicano che, ai fini della tutela della salute e della funzionalità degli ospedali, l’efficacia della campagna vaccinale direttamente correlata la rapidità con cui viene svolta (approccio quantitativo) ma anche alla immunizzazione efficace dei target di popolazione più suscettibili di sviluppare una forma di malattia (grave approccio qualitativo). Pertanto vaccinare rapidamente il maggior numero di persone è un requisito importante tenendo sempre prioritario il completamento della copertura della popolazione vulnerabile e fragile".

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