Giovedì, 13 Maggio 2021
L'indagine di PVA

“Perché i vaccini che abbiamo potrebbero essere inefficaci entro un anno”

L’allarme in una nuova indagine, rilancia da Oxfam ed Emergency, che mette in guarda dal rischio rappresentato dalle varianti: impossibile sconfiggere la pandemia senza una campagna vaccinale di massa a livello globale

Un anno al massimo. Questo l’orizzonte temporale a disposizione prima che i vaccini anti Covid 19 di prima generazione risultino inefficaci e siano necessarie nuove formulazioni per contenere le mutazioni del virus.  Senza una campagna vaccinale di massa a livello globale e in tempi brevi, infatti, le varianti di Sars-Cov-2 prenderanno il sopravvento e la fine della pandemia sarà sempre più lontana: è l'allarme contenuto in una nuova indagine realizzata dalla People’s Vaccine Alliance (PVA), di cui fanno parte anche Oxfam ed Emergency insieme ad altre organizzazioni umanitarie.  

Secondo Pva, garantire l’accesso ai vaccini antiCovid il prima possibile anche a chi vive nei paesi più poveri è un elemento cruciale nella lotta contro Covid-19, poiché l’attuale disuguaglianza di accesso non fa che dare il tempo alle varianti del virus di moltiplicarsi, allungando ancora di più l’uscita dalla pandemia e aumentando il numero dei contagi e delle vittime. 

"Meno di 12 mesi per non vanificare l'efficacia dei vaccini già approvati"

PVA ha condotto l’indagine intervistato 77 epidemiologi provenienti da 28 paesi diversi: due terzi di loro ritengono che ci sia tempo al massimo un anno per non vanificare l’efficacia dei vaccini di prima generazione fin qui sviluppati e contenere le mutazioni del virus.

Per un terzo degli intervistati invece questa finestra è ancora più ridotta (9 mesi, anziché 12) e solo uno su 8 ritiene che i vaccini a disposizione funzioneranno qualunque sia la mutazione. Per la stragrande maggioranza degli epidemiologi coinvolti, ossia l’88% del totale, non aumentare la campagna vaccinale in molti paesi potrebbe favorire l’insorgenza di nuove varianti del virus resistenti al vaccino. 

Secondo i calcoli della PVA, al ritmo attuale soltanto il 10% della popolazione nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo sarà vaccinata entro il prossimo anno e quasi tre quarti degli esperti coinvolti sonno convinti che la condivisione della tecnologia e la sospensione della proprietà intellettuale siano gli strumenti per aumentare la produzione mondiale di dosi.

L'importanza di una campagna vaccinale globale di massa per sconfiggere la pandemia

“Questa è una guerra che i paesi ricchi non possono vincere da soli”, sostiene Antonino Di Caro, virologo dell’Istituto Nazionale di Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma, che ribadisce: “Fino a quando soltanto una parte della popolazione mondiale avrà accesso ai vaccini, il virus avrà la possibilità di circolare, di replicarsi velocemente e quindi di mutare”.

“Nonostante sia ormai evidente che solo la condivisione della tecnologia e la sospensione della proprietà intellettuale possano garantire un aumento di dosi disponibili, assistiamo ancora alla difesa dei monopoli di Big Pharma da parte dei paesi ricchi, con la conseguenza che una manciata di colossi farmaceutici decidono chi debba vivere o morire”, denuncia Sara Albiani, responsabile salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, Presidente di Emergency, che mette in guarda sugli scenari futuri: “In questo momento i milioni di persone che si sono già vaccinate negli Usa, nel Regno Unito o nei paesi europei si sentono più al sicuro, ma come dimostrano i risultati dell’indagine presentata oggi, c’è il rischio altissimo che senza un cambio radicale nelle politiche di accesso ai vaccini, tutti gli sforzi fatti fin qui potrebbero essere vani. Rendere accessibili i vaccini anche nei paesi poveri significa oggi più che mai proteggerci tutti”.

Senza un cambio di rotta anche l'Italia rischia di vendere i propri sforzi vanificati

Albiani e Miccio mettono in guardia: anche l’Italia e l’Ue non possono permettersi ritardi: “Se anche l’Italia, insieme alle Ue, non si impegneranno a fondo per un cambio di impostazione sulle cause che stanno determinando la carenza di dosi, ogni sforzo per i prossimi mesi rischia di essere vano”. Per questo motivo è “cruciale” fare adesso pressione “sui colossi farmaceutici perché rinuncino ai diritti di proprietà intellettuale sui vaccini”. Albiani e Miccio ricorrono a un esempio per chiarire la situazione: “Se fossimo in guerra con un paese chiamato Covid, i governi lascerebbero decisioni vitali su produzione, fornitura e prezzo nelle mani delle aziende produttrici di armi?”. L’appello è quindi rivolto ai leader mondiali affinché assumano “decisioni politiche che invertano la tendenza e consentano a tutte le aziende in grado di poter produrre i vaccini di partecipare allo sforzo per vincere questa battaglia”. 

Il timore per il futuro è che anche i vaccini di seconda generazione possano “essere soggetti al regime di monopolio garantito all’industria farmaceutica, quindi ancora una volta potremo andare incontro a scarsità di produzione e disuguaglianza nell’accesso. Un circolo vizioso che vedrà la fine solo rendendo i vaccini un bene pubblico globale”. 

La richiesta è quella di un “autentico cambio di rotta”, proprio a partire dalla prossima riunione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, in programma ad aprile: PVA chiede a governi e aziende farmaceutiche di “condividere la tecnologia e i piani di sviluppo dei vaccini attraverso il Covid Technology Access Pool (CTAP) dell'OMS”. 

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