Venerdì, 26 Febbraio 2021

Vaccino anti-Covid, Arcuri: “Prime dosi di vaccino in Italia a fine gennaio, ma non sarà subito per tutti”

Priorità a fasce più deboli e più esposte, assicura il commissario per l’Emergenza, tramite un meccanismo centralizzato e non su base regionale perché “non serve averlo in un luogo A piuttosto che in un luogo B”

Foto di repertorio Ansa

“Contiamo di poter vaccinare i primi italiani alla fine di gennaio. Un milione e 700mila nostri cittadini”. È l’annuncio del commissario per l’Emergenza Domenico Arcuri, durante la conferenza stampa settimanale sulla gestione dell’epidemia. Il vaccino “non sarà disponibile da domani né da subito per tutti”, ha specificato Arcuri, aggiungendo: “Dobbiamo fare molto in fretta a individuare le prime categorie a cui somministrare il vaccino e lo faremo in funzione della loro esposizione al virus e in funzione della loro fragilità”. Priorità ad anziani e alle persone che lavorano negli ospedali, mentre la distribuzione non sarà su base regionale, ha detto Arcuri, ma “il governo ha deciso che ci sia una centralizzazione del meccanismo”, individuando le categorie di cittadini per i quali sarà necessario averlo prima. “Non serve avere il vaccino in un luogo A piuttosto che in un luogo B", ha aggiunto. "Confidiamo di avere il target delle prime persone da vaccinare e su questo aspettiamo il piano del ministero”. Già da ieri, ha detto Arcuri, “stiamo organizzando la prima tornata, ma anche le successive”. Il vaccino sarà somministrato “da chi ha uno skilll professionale adeguato”, ha assicurato il commissario.

“Ci sono regioni dove si avvertono i primi segni di raffreddamento dell'epidemia e altre dove la situazione resta critica e bisogna intervenire ancora per contribuire a raffreddare la crescita dei focolai”, ha detto Arcuri. Non è il momento di abbassare la guardia, ha ribadito i commissario e “servono misure non uniformi come quelle che sono state introdotte”. Da ieri" abbiamo superato in Italia il milione di contagiati", ha ricordato Arcuri, "eppure la curva dei contagi sembra iniziare a raffreddarsi ma bisogna avere occhi onesti, mente libera e un po' di pazienza". Intanto  "il rapporto tamponi positivi continua a decrescere, e si trovano tantissimi asintomatici che non sapevano di essere positivi ma hanno continuato a portare in giro il virus".

"Almeno un Covid-Hotel in ogni provincia"

“Dobbiamo allentare la pressione dei pronto soccorso, oggi il governo mi ha chiesto di individuare nuovi spazi fuori gli ospedali, come il Covid Hotel, almeno uno in ogni provincia”, ha spiegato il commissario, per il quale sono necessari “luoghi dove è possibile garantire un tetto, e non stare a casa moltiplicando i contagi all'interno del proprio nucleo familiari, o per assicurare un letto attrezzato e cure adeguate a chi ha sintomi lievi e non va per forza ricoverato in ospedale”.

Federalberghi si è già detta pronta a un'intesa con il governo per mettere a disposizione il più alto numero possibile di Covid hotel al fine di ridurre la pressione sui reparti ospedalieri. "Abbiamo già fatto degli accordi a livello territoriale e, se dovesse venire fuori un accordo a livello nazionale, siamo prontissimi a fare la nostra parte", ha detto all'Agi il presidente degli albergatori Bernabò Bocca. "Al momento stiamo parlando sia con la Protezione civile sia con la Croce Rossa", ha spiegatoAlessandro Nucara, direttore generale della Federazione, aggiungendo: “In genere veniamo in soccorso cercando di stimolare i territori in cui ce n'è necessità. Ribadiamo la nostra disponibilità a un'intesa a livello centrale, ma perchè si possa fare concretamente è necessario che sia chiaro quello che serve e che siano anche chiare le condizioni”.

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