Venerdì, 5 Marzo 2021

Vaccino Astrazeneca, ora è scontro aperto: l'Ue pronta a pubblicare il contratto

La versione di Astrazeneca dopo il taglio alle forniture: "Nessun obbligo verso l'Unione Europea". Ma Bruxelles non ci sta e propone di rendere pubblici i contenuti dell'accordo

Foto di repertorio EPA/Fernando Bizerra via ANSA

La “guerra dei vaccini” è appena iniziata. Dopo le dichiarazioni del capo di Astrazeneca, Pascal Soriot, che a “Repubblica” ha detto testualmente che l’azienda non ha “alcun obbligo verso l’Ue” nella consegna delle dosi, l’Unione Europea avrebbe chiesto lo svincolo dalla clausola di segretezza per poter pubblicare il contratto. Non solo. Secondo fonti di Bruxelles, le affermazioni di Soriot a “Repubblica” avrebbero violato la stessa clausola che impone di non rivelare i contenuti dell'accordo. 

Insomma, tra l’Ue e Astrazeneca il clima è sempre più teso. Ma andiamo con ordine. Il “casus belli” è nato dalla decisione di Astrazeneca di tagliare la fornitura di vaccini diretti in Ue nel primo trimestre per ritardi nella produzione. Secondo fonti Ue l'azienda avrebbe deciso di ridure "ad una frazione, ad un quarto" le dosi previste. L'Italia avrebbe dovuto ricevere 16 milioni di dosi entro marzo, ma stando alle parole del commissario straordinario Domenico Arcuri ne riceverà 3,1 milioni. La risposta di Bruxelles è arrivata per bocca della commissaria Ue alla Salute, Stella Kyriakides, la quale ha ricordato al colosso farmaceutico che l’Ue "ha prefinanziato lo sviluppo del vaccino e la sua produzione e vuole vedere il ritorno". Bruxelles ha quindi minacciato di bloccare le esportazioni di vaccini verso Paesi non Ue se l’azienda non avesse adempiuto ai propri obblighi contrattuali. La risposta dell’amministratore delegato di Astrazeneca è stata netta. "Nel contratto con gli europei c’è scritto chiaramente: 'Best effort'. Ossia: 'faremo del nostro meglio'" ha spiegato Soriot a ‘Repubblica’. "Lo scorso agosto, l’Ue voleva avere la stessa capacità produttiva del Regno Unito, nonostante il contratto firmato tre mesi dopo Londra. Noi di AstraZeneca abbiamo risposto: 'Ok, faremo del nostro meglio. Ma non possiamo impegnarci contrattualmente perché abbiamo tre mesi di ritardo rispetto al Regno Unito'".

Una ricostruzione che l'Ue giudica "non corretta". "Gli sviluppatori dei vaccini hanno obblighi morali e contrattuali" ha detto la commissaria alla salute Ue, sottolineando che il "massimo sforzo possibile"  non è "né accettabile né corretto: abbiamo firmato un contratto di pre-acquisto per far sì che producessero determinati volumi di vaccini prima dell'autorizzazione dell'Ema". Per questo, ha proseguito Kyriakides "rigettiamo la logica del 'chi arriva prima', non c'è clausola di priorità nel contratto di pre-acquisto".

Vaccino Astrazeneca: la querelle tra l'Ue e il colosso farmaceutico

E ora? Nel tardo pomeriggio è in programma un incontro tra l’azienda e i vertici Ue per tentare di arrivare ad un compromesso. In mattinata sono circolate alcune voci secondo cui Astrazeneca avrebbe deciso di non partecipare, ma nel primo pomeriggio è arrivata la smentita della multinazionale: "Ci incontreremo con la Ue in giornata". Secondo le agenzie di stampa l'’Unione Europea vorrebbe rendere pubblico il contenuto dell'accordo. L’Unione europea "è pronta a pubblicare il contratto con AstraZeneca se la società è d’accordo", ha scritto la giornalista di Euronews Shona Murra su Twitter, citando una fonte Ue. Ma dove sta la ragione? Secondo le fonti citate da Murray, il contratto prevede che Astrazeneca faccia il massimo possibile per produrre le dosi di vaccino previste nell'accordo con la Ue. Questo significa anche l'utilizzo degli impianti che si trovano al di fuori dell'Unione europea per adempiere agli obblighi previsti. Insomma, i vertici di Bruxelles sostengono che la produzione delle dosi per l'Ue non debba per forza di cose essere limitata alla sola fabbrica in Belgio, ma possa avvenire anche nel Regno Unito. In altre parole - questa almeno è la versione della Commissione europea - Astrazeneca sarebbe in grado di fornire più vaccini di quanti ne intende inviare ai Paesi Ue. Dal canto suo Pascal Soriot è stato chiaro: "Il contratto con i britannici è stato firmato prima, il governo Johnson ci ha chiesto 'di rifornire prima noi’ e questo è comprensibile'". Tradotto: l'Uk ha la precedenza. 

Coronavirus, l'Ue: "Daremo informazioni sul contratto con Astrazeneca"

Intanto la vice portavoce capo della Commissione europea Dana Spinant ha fatto sapere che ci sarà una conferenza stampa in cui si potranno "porre domande sulle questioni specifiche legate al contratto con AstraZeneca" per la fornitura di vaccini anti-Covid "sulle quali possiamo dare informazioni e su che cosa ci aspettiamo, come prossimi passi, per assicurarci che le dosi siano consegnate".

"A tutte queste domande verranno date risposte questo pomeriggio, in una sequenza di eventi che stiamo organizzando", conclude la portavoce. Finora la Commissione ha sempre evitato di rispondere alle domande sui contenuti dei contratti siglati con le case farmaceutiche, spiega AdnKronos, sui quali ha mantenuto il più stretto riserbo, motivandolo con la necessità di rispettare le clausole di riservatezza. Solo il contratto siglato con Curevac (anche Pfizer-Biontech ha dato l'ok recentemente) è stato reso disponibile, ma in una versione omissata. 

Il via libera dell'Ema e i dubbi sull'efficacia negli anziani

Il via libera dell’Ema al vaccino Astrazeneca è atteso tra oggi e la fine di gennaio. Il vaccino ha un’efficacia del 62% dunque molto più bassa dei farmaci di Pfizer e Moderna. C’è inoltre chi ha insinuato più di un dubbio che il vaccino avrebbe un efficacia solo dell’8% sugli anziani. Indiscrezioni smentite dall'azienda secondo cui i dati pubblicati su Lancet "dimostrano che gli anziani hanno mostrato forti risposte immunitarie al vaccino, con il 100% che produceva anticorpi specifici" contro la proteina Spike del coronavirus Sars-CoV-2 "dopo la seconda dose".

In realtà però secondo alcuni esperti si tratterebbe di dati parziali. "Lasciando il responso all'Ema, ma è certo che la fascia sopra i 65 anni non era molto rappresentata negli studi validativi” ha detto oggi il presidente dell'Aifa Giorgio Palù, ospite di Buongiorno su Sky TG24 commentando il processo di validazione del vaccino AstraZeneca. “Quando è uscito Lancet nel novembre 2020 c'erano pochi casi che poi sono stati incrementati ma è oggetto di valutazione. Se così non fosse, coprirebbe comunque soggetti in attività lavorativa fra i più esposti come anche gli insegnanti". L'Ema sul vaccino AstraZeneca “si è presa del tempo fino a fine gennaio e sembra che venerdì prossimo possa essere una data utile - ha aggiunto - Poi ci sarà l'approvazione della Commissione Europea e poi passa in Aifa il cui giudizio non sarà sull'immissione in commercio, come altri farmaci, ma solo di equivalenza e sovrapponibilità con gli altri vaccini. E potrà entrare nel merito delle categorie per età a cui somministrare questo vaccino".

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