Giovedì, 25 Febbraio 2021

I problemi del vaccino AstraZeneca

Un caso di Serendipity che mette in allarme gli scienziati: il siero funziona meglio se si riducono le somministrazioni. E c'è anche un altro fattore finora non emerso da considerare: la fascia d'età. Ma l'Europa e l'Italia hanno già prenotato milioni di dosi

Il candidato vaccino per il coronavirus SARS-CoV-2 elaborato dall'università di Oxford in collaborazione  con l'Irbm di Pomezia e AstraZeneca richiede "studi supplementari": l'annuncio che è arrivato ieri da Pascal Soriot, numero uno dell'azienda farmaceutica, ha provocato il crollo delle azioni in Borsa e, soprattutto, l'apertura di una falla nel processo che doveva portare alla rapida validazione del siero per un primo utilizzo sperimentale a gennaio. 

I problemi del vaccino AstraZeneca

L'annuncio di Soriot è arrivato a pochi giorni dalla pubblicazione dei primi risultati sulla sperimentazione che indicavano un'efficacia del 70%, frutto di un'elaborazione che dipendeva dai tipi di dosaggio (i picchi erano 62 e 90%): l'esito migliore è legato al dosaggio in due diversi momenti di mezza dose e di una dose intera (il cosiddetto richiamo) mentre, secondo i dati della stessa AstraZeneca, con la classica doppia dose l'efficacia era ridotta. Si tratta di una scoperta avvenuta casualmente - la cosiddetta "serendipity" - che però adesso richiederà uno studio supplementare di approfondimento, come ha spiegato il Ceo dell'azienda: "Abbiamo individuato quelle che sembrano essere le migliori condizioni di efficacia del dosaggio, ma dobbiamo validarle", ha riconosciuto, sorvolando sul fatto che tutto ciò è successo casualmente. E anche sul fatto che il candidato vaccino è stato già ordinato in decine di milioni di dosi dal governo del Regno Unito - che ha in gran parte finanziato la ricerca - così come dagli Usa e dall'Unione Europea, Italia inclusa, in vista della somministrazione ad anziani, pazienti vulnerabili, medici e infermieri. 

I trial in corso, estesi su oltre 60.000 volontari dopo la recente conclusione di quelli realizzati su un totale di 23.000 persona, proseguono comunque in Europa, come negli Stati Uniti, in Brasile e in Sudafrica. Mentre Soriot ha sostenuto che "l'errore" iniziale sul dosaggio "non è un vero errore", visto che l'inoculazione con la mezza dose in prima battuta è stata immediatamente sanata con un cambiamento dei protocolli sperimentali approvato dalle autorità indipendenti di regolazione e controllo. Il Corriere della Sera e la Bbc però raccontano oggi che c'è un secondo elemento ancora più preoccupante: ad avere i risultati positivi al di sopra del 90% è stata una fascia d'età non esattamente a rischio, ovvero un piccolo gruppo di pazienti al di sotto dei 55 anni. Per questo, secondo alcune indiscrezioni, le autorità americane della Food and Drug Administration a questo punto potrebbero non concedere l’autorizzazione al vaccino di Oxford, limitandone la distribuzione nel mondo. 

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Il vaccino di AstraZeneca e gli altri candidati

Finora tutte le notizie che erano arrivate sul fronte Oxford-AstraZeneca erano positive. Rispetto a quelli di Pfizer e Moderna si basa su un concetto più tradizionale e risulta più facile da conservare (a temperature da frigorifero, senza necessità di congelamento a livelli bassissimi), da stivare e quindi da distribuire. Il prezzo annunciato è di 3 euro a dose, mentre per gli altri si arriva a 25 dollari. Quello di Pfizer e BionTech è invece un vaccino a Rna e va conservato a -70°C. Anche quello di Moderna è un vaccino a Rna: studi su 30 mila pazienti (Usa) rilevano un’efficacia del 94,5%. Si conserva a -8°, ma anche per varie ore a temperatura ambiente. Il vaccino cinese Coronavac dell'azienda Sinovac secondo le prime sperimentazioni può restare stabile fino a tre anni e per ora lo sperimentano in Brasile (il trial è stato sospeso a causa di alcuni effetti avversi, ma la definizione è stata contestata dall'istituto carioca che se ne occupa). 

"Si tratta di capire perchè una vaccinazione con metà dose prima (dose prime) e successivamente il richiamo con una dose completa funzioni meglio che cominciando con una dose alta. Quindi lo studio dovrebbe essere di tipo biologico, ossia sulla risposta del sistema immunitario", ha detto ieri all'agenzia di stampa Ansa Stefano Vella, infettivologo, docente di Salute globale all'Università Cattolica di Roma ed ex presidente di Aifa. Che ha aggiunto: "La notizia che ci vorrà più tempo preoccupa perchè si allontana il momento della consegna, dall'altro rassicura perchè ci garantisce". Dello stesso parere il virologo dell'ospedale Sacco di Milano Massimo Galli: "Su queste cose è giusto ragionare molto bene, lo dico senza scetticismo alcuno ma con realismo". E aggiunge: "E' bene avere prima i dati e poi le date, e questo vale per tutti i vaccini. Ritengo che le dosi arriveranno, ma serve la certezza su efficacia e sicurezza, e questo implica tempo". 

Edit: secondo l'agenzia Agi, che cita fonti di AstraZeneca, i nuovi test non dovrebbero rallentare l'iter che porta all'approvazione del candidato vaccino. Entro due settimane i dati di fase 3 saranno pubblicati su una rivista scientifica "e nel giro di poco i dossier saranno presentati all'Ema per l'approvazione". 

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