Lunedì, 1 Marzo 2021
Il caso

Quelli che rifiutano il vaccino AstraZeneca: "Errore che può costare caro"

Andrea Gori, direttore di Malattie infettive al Policlinico di Milano, avverte: "Molte delle persone candidate si lamentano di essere state dirottate su un vaccino scadente. Si chiedono perché ai medici è stato fatto quello migliore. Che se non lo fanno a così tante categorie, qualcosa dietro ci sarà". No, non è così

"Ma perché non posso scegliermi il vaccino da fare?". Lo chiedono in tanti ad Andrea Gori, direttore di Malattie infettive al Policlinico di Milano, qualcuno in modo pressante al telefono, altri con messaggini, via mail, e lui non si stanca di rispondere che "AstraZeneca non è il vaccino di serie B". In un'intervista pubblicata sulle pagine milanesi del 'Corriere della Sera', l'esperto racconta che "in troppi rifiutano" il siero anti-Covid prodotto dall'azienda anglo-svedese.

Vacini: dire no ad AstraZeneca è "un errore che può costare caro"

Per AstraZeneca l'Agenzia italiana del farmaco Aifa ha appena dato il via libera all'uso fino ai 65 anni in persone senza rischi specifici di progressione della malattia verso forme gravi. Dire no a questo vaccino, avverte Gori, è "un errore che può costare caro". "Molte delle persone candidate a quel vaccino si lamentano di essere state dirottate su un vaccino scadente - spiega l'infettivologo - Si chiedono perché ai medici è stato fatto quello migliore. Che se non lo fanno a così tante categorie, qualcosa dietro ci sarà".

Ebbene, "la sensazione è che in troppi abbiano male interpretato i dati: il fatto che Pfizer e Moderna abbiano efficacia al 94% e AstraZeneca al 65% non significa che quest'ultimo non funziona. E' un ottimo vaccino che evita la malattia", assicura lo specialista. "Dobbiamo chiederci qual è la finalità di questa vaccinazione: è importante che protegga dallo sviluppo di forme gravi - precisa - quindi dalla morte e dal ricovero in ospedale. E in questo senso l'efficacia è al 100%. Posso avere una forma di infezione lieve se sono sfortunato, ma non è un dramma per nessuno avere un po' di febbre". Il clima nato intorno al vaccino AstraZeneca "penso dipenda da una certa pubblicità negativa o comunque dalla leggerezza con cui questi dati sono stati illustrati. Si sposta l'attenzione da una certezza che abbiamo: non stare male. Invece c'è chi fingerà una patologia immaginaria per farsi dirottare su un altro farmaco", prospetta Gori.

"AstraZeneca ha livello di tossicità inferiore, in particolare in occasione della seconda dose"

"Bisogna credere in questo vaccino - esorta l'infettivologo del Policlinico di Milano - E' l'unico che può portarci all'immunità di gregge", anche perché è quello di cui l'Italia ha opzionato più dosi. "Non solo: se puntiamo a fare una vaccinazione di massa in un breve periodo di tempo, l'efficacia della singola somministrazione non conta sia al 65 o al 94% - sostiene Gori - Quello conterebbe nel caso di una campagna diversa, più ristretta e mirata ad alcune fasce della popolazione". Ci sono altri vantaggi dello 'scudo' AstraZeneca che la gente sottovaluta? "Rispetto a Pfizer, ad esempio - risponde l'esperto - ha un livello di tossicità inferiore, in particolare in occasione della seconda dose. Significa che può generare reazioni avverse minori e in molti meno casi. E poi ha un altro grande vantaggio che la gente non ha colto. Se vogliamo cambiare passo e accelerare la campagna di vaccinazione, cosa decisiva in questo momento per arginare l'impatto delle varianti" del virus Sars-CoV-2, "AstraZeneca consente di distanziare il richiamo. Se per Pfizer e Moderna è tassativa la seconda dose a 21 giorni, il vaccino inglese si potrà fare dopo 12 settimane. Importante per allargare la platea della gente immunizzata nel breve periodo. Con un'efficacia garantita già dalla quarta settimana. Per quella di Pfizer tocca aspettare una settimana dopo il richiamo, quindi quasi un mese".

A proposito della Commissione tecnico scientifica dell'Aifa, che ha ribadito la possibilità di somministrare il prodotto anche oltre i 55 anni, fino ai 65, per Gori è un buon segno, "ma credo che serva ancora 'limitare le limitazioni'. Aifa, rispetto a Ema, aveva sconsigliato l'uso anche su soggetti con patologie troppo comuni sopra i 55 anni. Dall'ipertensione al diabete, in molti sarebbero stati tagliati fuori senza un rischio realmente concreto". Ma negli altri Paesi che succede? Il medico cita il caso dell'Inghilterra, "dove la campagna di immunizzazione è molto avanti: hanno iniziato con Pfizer e ora stanno procedendo con AstraZeneca. Nessuno ha detto niente".

A oggi sono 3.208.254 le dosi di vaccini antiCovid somministrate in Italia. 1.308.947 le persone a cui sono state somministrate la prima e la seconda dose di vaccino.

L'immunologo Alain Fischer, coordinatore della campagna di vaccinazione in Francia, ha difeso il vaccino anti-Covid sviluppato da AstraZeneca dalle critiche per gli effetti collaterali osservati in alcuni pazienti, soprattutto giovani. Quello di AstraZeneca è "un buon vaccino, che protegge bene e che è sicuro", ha dichiarato 'monsieur vaccin' in un'intervista a 'Europe 1'.

Il mercato parallelo dei vaccini Covid

Alcune Regioni come il Veneto intendono approvvigionarsi di vaccini anti-Covid al di fuori delle forniture ufficiali dell'Unione europea. C'è da fidarsi? "No, tutt'altro: bisogna stare molto attenti perché i rischi sono altissimi". Mette in guardia Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, intervistato da 'Il Mattino'.

"Ci sono due ordini di problemi - spiega - Il primo è la contraffazione: chi garantisce sulla qualità del vaccino, sugli studi clinici, sul rispetto dei criteri di conservazione, sull'efficacia e su eventuali effetti collaterali? Secondo: questo sistema rischia di immettere in circolazione vaccini, sia pure certificati, ma rubati e fatti transitare sul mercato parallelo". "Le aziende che hanno registrato la produzione di vaccini hanno firmato con l'Ue un contratto di approvvigionamento e fornitura - ci tiene a chiarire Scaccabarozzi - Si tratta di un accordo importante perché consente all'Ue di assicurare, al di là dei singoli accordi tra Stati, un'equa distribuzione dei vaccini. L'accordo a livello europeo prevede 1,5 miliardi di dosi, poi un'ulteriore fornitura di 700 milioni di dosi in aggiunta ad altre 200 milioni garantite da Pfizer. All'Italia spetta una quota pari al 13,46%". La corsa a trovare altre dosi "è un atteggiamento molto pericoloso - ammonisce il manager, presidente e amministratore delegato per l'Italia di Janssen, farmaceutica del gruppo Usa Johnson & Johnson che ha appena chiesto il via libera Ue al proprio candidato vaccino contro Sars-CoV-2 - I vaccini devono essere approvati dalle agenzie regolatorie che sono l'Ema e l'Aifa. Chi si assume la responsabilità di acquistare e somministrare un vaccino non certificato? Stiamo scherzando".

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