Mercoledì, 3 Marzo 2021
Il caso

Il vaccino AstraZeneca e l'efficacia "limitata" contro la variante sudafricana

Uno studio condotto dall'università del Witwatersrand (Sudafrica) e dall'università di Oxford pone nuovi interrogativi. Servono più dati sui casi gravi della malattia e nei casi di ospedalizzazione per avere però un quadro completo

Notizie non particolarmente incoraggianti sul fronte vaccinale. Il vaccino Oxford/AstraZeneca ha effetti ridotti contro la variante sudafricana, secondo i risultati dei primi studi e test. Secondo l'azienda stessa il vaccino offre solo una relativa protezione contro sintomi non gravi provocati dalla variante. Servono più dati per avere però un quadro completo.

Il vaccino AstraZeneca e la variante sudafricana

Uno studio condotto dall'università del Witwatersrand (Sudafrica) e dall'università di Oxford mostra come il vaccino abbia modesta efficacia, scrive oggi il Financial Times. "In questa fase ridotta I/II di test, i primi dati mostra efficacia limitata contro la malattia in fase moderata provocata dalla variante sudafricana B.1.351" ha detto un portavoce di AstraZeneca citato dall'FT. "Ma non siamo stati in grado di accertare la sua efficacia contro casi gravi della malattia e nei casi di ospedalizzazione perché i soggetti esaminati erano giovani adulti in salute".

La protezione dei vaccini per le varianti del coronavirus

''Al momento i vaccini sembrano essere pienamente efficaci sulla variante inglese, mentre per quella sudafricana e quella brasiliana potrebbe esserci una diminuzione nell'efficacia''. E' quanto scrive l'Iss nelle faq rispondendo alla domanda se farmaci e vaccini funzionino anche sulle varianti. ''Diversi studi sono in corso nel mondo per rispondere alla domanda'', precisa l'Iss. ''Per quanto riguarda i farmaci in uso e in sperimentazione non ci sono ancora evidenze definitive in un senso o nell'altro; tuttavia alcuni articoli preliminari indicano che alcuni anticorpi monoclonali attualmente in sviluppo potrebbero perdere efficacia - si legge nella faq - I produttori di vaccini stanno anche cercando di studiare richiami vaccinali per migliorare la protezione contro le future varianti. A livello internazionale la comunità scientifica e le autorità di regolatorie stanno monitorando attentamente come cambia nel tempo il Sars-CoV-2 (il virus che causa il Covid-19) e quanto i vaccini Covid-19 possono proteggere le persone da eventuali nuove varianti del virus man mano che compaiono''.

"Al momento non sono emerse evidenze scientifiche della necessità di cambiare le misure, che rimangono quindi quelle già in uso: mascherine, distanziamento sociale e igiene delle mani. La possibilità di venire in contatto con una variante deve comunque indurre particolare prudenza e stretta adesione alle misure di protezione" scrive l'Iss che ha stilato le Faq sul tema varianti. E sui test per individuarle: "Per potere discriminare se un'infezione è determinata da una variante è necessario un test specifico altamente specialistico che è detto sequenziamento, in cui si determina la composizione esatta del genoma del virus".

"Tutti i vaccini oggi disponibili in Italia sono efficaci e sicuri"

"Tutti i vaccini oggi disponibili in Italia sono efficaci e sicuri. Non c'è tempo per aspettare quello ideale. Il virus corre e bisogna proteggersi. La scienza ha fatto un miracolo". Lo dice in un'intervista al 'Corriere della Sera'  Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani e componente del Comitato tecnico scientifico Cts. "In questa fase dell'epidemia - sottolinea Ippolito - credo che vadano accettati senza remore tutti i vaccini che dimostrino un' efficacia relativamente buona e per relativamente buona si intende almeno il 60-70%. È un principio a maggior ragione valido se si accompagna a un profilo di sicurezza adeguato, vale a dire l'assenza di effetti indesiderati gravi". "Non è possibile aspettare il vaccino ideale. Il virus - rileva - va braccato da vicino e battuto sul tempo. La scelta di riservare i vaccini con un livello di efficacia maggiore alle persone con un'età più elevata e che hanno maggiori rischi a causa di patologie concomitanti è la strategia migliore per proteggere al meglio coloro che corrono più da vicino il pericolo di malattia grave e morte. Per coloro che sono meno a rischio vanno bene anche gli altri vaccini disponibili". È vero, spiega, "i vaccini di Pfizer e Moderna hanno mostrato un' efficacia superiore (circa 95%) rispetto a quella con vettore virale, che viene utilizzato solo per il trasporto dell'antigene contro il quale l'organismo svilupperà risposta immunitaria. Gli studi clinici per questi ultimi che sfruttano il sistema tradizionale danno livelli di efficacia che vanno da circa il 60% al 92% del vaccino russo Gamaleya. AstraZeneca, che appunto utilizza il sistema tradizionale, raggiunge un'efficacia che varia e arriva fino all'82% con due dosi somministrate a distanza di dodici settimane. Il vaccino Johnson&Johnson con una dose singola arriva al 72%".

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