Sabato, 6 Marzo 2021

Coronavirus: chi dice no al vaccino

Oggi è il V-Day: comincia il piano di vaccinazione con la distribuzione delle prime 9750 dosi. In settimana ne arriveranno altre 470mila. Ma i sondaggi dicono che c'è chi si oppone all'immunizzazione. E lavora proprio in uno dei settori più a rischio: le Rsa

"Il vaccino è gratuito per tutti ma non obbligatorio": il commissario straordinario Domenico Arcuri ha annunciato così l'inizio della vaccinazione all'Istituto Spallanzani di Roma, dove sono partite le prime tre vaccinazioni anti Covid-19. La somministrazione di Comirnaty, il nome del preparato Pfizer-BioNTech, è iniziata stamattina e una delle prime a sottoporsi alla somministrazione della prima dose è stata Maria Rosaria Capobianchi, direttrice del Laboratorio di virologia dell'Inmi Spallanzani: "Mi sento benissimo, sono emozionata, ma ancora più che emozionata sono inorgoglita", ha detto lei. 

Coronavirus: chi non vuole il vaccino

E mentre le altre dosi sono arrivate in tutta Italia per il V-Day delle prime 9750 dosi, c'è però chi il vaccino non lo vuole proprio fare. Repubblica racconta che gli infermieri e gli operatori sanitari delle Residenze Sanitarie Assistenziali, ovvero le strutture che oggi accolgono gli anziani (la categoria più a rischio per il coronavirus Sars-CoV-2), non hanno alcuna intenzione di sottoporsi alla profilassi. In Piemonte l'associazione Anaste ha realizzato un sondaggio su mille dipendenti e 3800 lavoratori in servizio: il 70% ha dichiarato di essere contrario all'immunizzazione. "La metà si dichiara vicina alle posizione dei No-Vax — racconta Michele Assandri, presidente di Anaste Piemonte — Gli altri ritengono di essere poco informati sugli effetti collaterali. Aggiungono che potrebbero cambiare idea ma solo dopo chiarimenti scientifici più rassicuranti".

E non c'è solo il Piemonte: il consorzio Obiettivo sociale, tre cooperative e 1.000 posti letto in Piemonte, conferma i numeri dopo un controllo dipendente per dipendente: "Ci sono situazioni migliori, dove non si supera mai il 50 per cento, e altre dove otto su dieci non ne vogliono sapere. Abbiamo un caso dove, su 50 dipendenti, 48 ci hanno comunicato di essere contrari", dice il presidente Paolo Spolaore, numero due di Confindustria Piemonte per l’area della sanità. Nel Lazio il personale sanitario delle Rsa, che arriva attualmente a 25mila persone, è della stessa idea: le direzioni hanno inviato mail ai dipendenti per chiedere l'adesione e hanno risposto solo uno su dieci. Tanto che c'è chi, come Luca Degani di Uneba, l'associazione che riunisce i due terzi delle strutture in Italia e in Lombardia conta su 400 case di riposo, comincia a parlare di possibili licenziamenti: "Se qualche operatore non si vaccina, il problema vero sarà come accettarlo a lavorare in una struttura per anziani". Sulle stesse posizioni anche i sindacati: "Se c’è un posto dove si devono vaccinare tutti sono proprio le Rsa. Il disastro non deve ripetersi". 

Il V-Day del 27 dicembre

Intanto anche Claudia Alivernini, infermiera e prima a sottoporsi al vaccino, ha lanciato un appello ai colleghi: "Lo dico col cuore: vacciniamoci per noi, per i nostri cari e per la comunità". Il terzo vaccinato è stato l'operatore sociosanitario Omar Altobelli, mentre Arcuri ha promesso 470mila dosi già per la prossima settimana: "Penso che i numeri dei vaccinati saranno molto più alti di quello che pensiamo. Gli italiani sono molto migliori di come proviamo a rappresentarli". Entusiasta anche il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico Agostino Miozzo: "Questo vaccino è un miracolo scientifico. Più andremo avanti più i dubbi diminuiranno. Abbiamo ancora diversi mesi davanti, almeno sei prima di raggiungere un buon livello di immunizzazione della popolazione". La distribuzione vera e propria - fa sapere il ministero della Salute in una nota - partirà dalla settimana che inizia il 28 dicembre e all'Italia arriveranno circa 470mila dosi ogni settimana. Basterà?

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