Venerdì, 26 Febbraio 2021
Fallimento / Australia

Cos'è questa storia dello stop a un vaccino Covid per i falsi positivi Hiv

Quello australiano era ancora nella fase 1 della sperimentazione elaborata in modo congiunto dall'Università del Queensland e dalla società biotecnologica Csl: "Non c'è possibilità che il vaccino provochi l'infezione". Tutte le ultime notizie sugli altri sieri in arrivo

Foto di repertorio

Un imprevisto, inatteso ma senza altre conseguenze se non lo stop definitivo allo sviluppo di quello specifico vaccino anti-Covid. Le autorità sanitarie australiane hanno deciso di interrompere la sperimentazione di un vaccino contro il coronavirus dopo che diverse persone che si sono sottoposte ai test sono risultate false positive all'Hiv.

Lo stop al vaccino australiano per i falsi positivi all'Hiv

Il vaccino australiano, che secondo i ricercatori sarebbe stato pronto entro la metà del 2021, era ancora nella fase 1 della sperimentazione elaborata in modo congiunto dall'Università del Queensland e dalla società biotecnologica australiana Csl. Quest'ultima in una nota ha spiegato che non sono state segnalate reazioni gravi nei 216 partecipanti allo studio e che il vaccino ha dimostrato di avere un "forte profilo di sicurezza". Tuttavia, i dati degli studi hanno rivelato che gli anticorpi generati dal vaccino hanno interferito con la diagnosi di Hiv e hanno portato a falsi positivi. Se il vaccino fosse stato lanciato a livello nazionale, secondo la Csl avrebbe provocato danni alla salute pubblica in Australia causando un'ondata di falsi positivi nei test per l'Hiv. 

Il vaccino S-Spike dell'Università del Queensland, basato su una tecnologia detta 'molecular clamp', o 'morsetto molecolare', usa due frammenti di una proteina che si trova nell'Hiv, impiegandoli per tenere insieme la parte chiave del virus SARS-Cov-2 e consentire quindi al sistema immunitario di imparare a riconoscerlo. 

I test di follow-up hanno confermato che non è presente alcun virus Hiv, ma solo un falso positivo su alcuni test Hiv. "Non c'è possibilità che il vaccino provochi l'infezione", precisa la nota della Csl. Il primo ministro australiano Scott Morrison ha quindi spiegato ai giornalisti che il vaccino "non farà più parte del piano vaccinale del paese". A ottobre il governo australiano aveva ordinato 51 milioni di dosi del vaccino Csl. A proposito del vaccino contro il coronavirus elaborato dalla Pfizer e da BioNTech, Morrison ha dichiarato che non sarà disponibile in Australia fino a quando i funzionari sanitari australiani non saranno sicuri al cento per cento che sia sicuro. E questo nonostante il vaccino sia stato già approvato in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e in Canada.

Gli "altri" vaccini anti-Covid

Il ministero della Salute del Vietnam ha autorizzato la compagnia farmaceutica nazionale Nanogen Pharmaceutical Biotechnology ad intraprendere i test clinici del suo vaccino sperimentale contro la Covid-19, rilanciando cosi' gli sforzi dell'azienda con sede a Ho Chi Minh City per la produzione di un vaccino "made in Vietnam" il prossimo anno. Il governo del Vietnam, un paese di quasi 100 milioni di abitanti, intende dare priorita' alla produzione domestica di un vaccino, per assicurarsi di disporre di forniture sufficienti ad estendere la copertura all'intera popolazione nazionale. Secondariamente, il Paese intende avvalersi di eventuali opportunita' di esportazione.

Sanofi e GSK annunciano il nuovo cronoprogramma per un vaccino COVID-19 a base di proteine ricombinanti per migliorare la risposta immunitaria negli anziani. Infatti, si spiega in una nota, "i risultati intermedi dello studio di fase 1/2 hanno mostrato una risposta immunitaria paragonabile a quella dei pazienti guariti dal COVID-19 negli adulti di età compresa tra 18 e 49 anni, ma una bassa risposta immunitaria negli anziani probabilmente a causa di una concentrazione insufficiente dell'antigene". Le aziende hanno in programma pertanto uno studio di fase 2b con una formulazione dell'antigene migliorata, che inizierà a febbraio 2021, incluso un confronto proposto con un vaccino per il COVID-19 autorizzato. La disponibilità del prodotto è ora prevista nel quarto trimestre del 2021 in attesa del completamento con successo del piano di sviluppo. 

Il vaccino della Pfizer BioNtech contro il Covid-19 potrebbe ricevere la piena ”autorizzazione all'uso di emergenza” della Food and drug administration (Fda) già sabato o domenica. Lo afferma oggi il New York Times, citando fonti vicine all'Agenzia. Il commissario della Fda, Stephen Hahn, si è limitato a dire in una intervista che l'ente intende agire «rapidamente». La raccomandazione odierna del comitato di esperti della Fda in favore della approvazione negli Usa della prima immunizzazione contro il Sars-Cov-2 sta facendo scattare il conto alla rovescia: i lavoratori della sanità americani sperano di ricevere le prime dosi già la prossima settimana. I dirigenti di “Operation Warp Speed” hanno garantito la spedizione del vaccino entro 24 ore dall'ok della Fda. Il primo lotto conterrà 6,4 milioni di dosi. Il comitato consultivo della Fda ha votato a favore dell'ok al prodotto con 17 voti a favore, quattro contrari e un astenuto.

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