Sabato, 27 Febbraio 2021

Vaccino anti-Covid: ritardare la seconda dose può essere pericoloso?

La strategia scelta da Regno Unito e Danimarca mette sul chi va là gli studiosi. Che avvertono: "Così rischiamo di far mutare il virus"

Foto di repertorio

Distanziare le due dosi del vaccino Covid, aspettando fino a 12 settimane tra la prima e la seconda somministrazione, per poter immunizzare quante più persone possibili. È questa la strategia adottata dal Regno Unito per proteggere la popolazione più debole dal coronavirus in un momento in cui il Paese è alle prese con una variante più contagiosa che sta mettendo in ginocchio gli ospedali. Un approccio simile potrebbe essere tentato anche dalla Danimarca il cui governo, vista la scarsità dei vaccini, sembra intenzionato a ritardare la seconda dose fino a sei settimane.

La scelta del Regno Unito è stata avallata dall'agenzia del farmaco Mhra tra lo scetticismo di molti virologi e studiosi di virus. Il governo britannico ha di recente pubblicato sul proprio sito un comunicato nel quale viene riportato il parere degli scienziati che operano come consulenti di Boris Johnson nella lotta contro la pandemia e secondo i quali entrambi i vaccini di Astrazeneca e Moderna "offrono una protezione considerevole dopo una singola dose, almeno a breve termine", mentre  "la seconda dose completa il ciclo ed è probabile che sia importante per la protezione a lungo termine".

Stando ai trial, il vaccino Pfizer-BioNTech offre una protezione del 52% a due settimane dalla prima iniezione. I test tuttavia sono stati condotti solo con un periodo di tre settimane tra le dosi e la società stessa ha affermato: "Non ci sono dati per dimostrare che la protezione dopo la prima dose sia mantenuta dopo 21 giorni".

Vaccini: perché ritadare la seconda dose potrebbe non essere una buona idea

Ma al di là dell’efficacia del vaccino, gli esperti sono preoccupati che ritardare troppo la seconda dose possa innescare pericolose mutazioni del virus. La virologa Isabel Sola ha spiegato a “El Pais” che “se la risposta immunitaria indotta non è del tutto ottimale, al virus viene data l'opportunità di mutare  e diventare resistente agli anticorpi". D’altra parte “i virus sono come l'acqua, che cerca sempre una fessura attraverso in cui infilarsi", ha avvertito la virologa. 

E così la pensa anche il biologo Andrew Read , che "El Pais" descrive come uno dei massimi esperti mondiali sull'evoluzione dei virus. Secondo Read, in presenza di “risposte immunitarie meno marcate o più brevi” le mutazioni del coronavirus Sars-Cov-2 saranno più probabili. Anche per l’immunologo americano Shane Crotty (La Jolla Institute for Immunology) “creare situazioni con un’immunità parziale può favorire la selezione di mutazioni che sfuggono [ai vaccini] ". Insomma, la schiera di chi pensa che la strategia di ritardare la seconda dose sia pericoloso è piuttosto nutrita.

Ma c’è anche chi non è del tutto d’accordo. Per l'epidemiologo Marc Lipsitch , direttore del Center for Dynamics of Infectious Diseases dell'Università di Harvard (USA), il rischio esiste, ma "a mio parere, l'urgenza di ridurre i decessi e i ricoveri  supera le preoccupazioni" che ritardare la seconda dose "possa accelerare i processi di mutazione del virus". Lo studioso ha però aggiunto che servirebbero ulteriori studi per aver risposte più soddisfacenti. Dobbiamo preoccuparci? Per Lucy van Dorp , ricercatrice all'University College di Londra, è comunque "improbabile" che un vaccino possa diventivare inefficace di colpo. "Le mutazioni del virus potrebbero portare a perdite parziali di efficacia" e dunque secondo la studiosa ci sarà comunque il tempo di modificare i vaccini. 
 

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