Domenica, 16 Maggio 2021
Cosa può insegnare la Russia sul Covid

L'Europa avvia l'esame per il vaccino russo: sarà prodotto in Germania

Lo Sputnik V inizialmente osteggiato da Bruxelles potrebbe presto arrivare ad arricchire le nostre armi contro la Covid-19. Ma intanto Mosca sta per lanciare la prima vera cura a lungo periodo

La Russia è pronta per avviare la sperimentazione clinica del suo terzo vaccino contro il Covid, il Mir-19 messo a punto dall'Agenzia federale per la biologia. La particolarità di questo vaccino è la capacità di assicurare - almeno teoricamente - una immunità di lungo periodo, dai 13 ai 17 anni, secondo la direttrice dell'Agenzia federale per la biologia, Veronika Skvrotsova. Se la sperimentazione darà esito positivo sarà un vero e proprio gamechanger anche perché, vale la pena ricordarlo, tutti i vaccini per ora approvati necessitano di un richiamo al termine della prima immunizzazione che potrebbe non garantire la difesa dal Covid-19 oltre i 12 mesi.  Come spiega l'agenzia di stampa moscovita Tass il nuovo vaccino utilizzerebbe una nuova teconologia a micro-RNA capace di bloccare alcune parti dell'RNA virale sviluppando una immunità cellulare più durevole di quella indotta dagli anticorpi.

Intanto l'Unione Europea muove i primi passi di apertura verso il vaccino russo Sputnik già utilizzato in molti paesi del mondo. Il comitato per i medicinali umani (Chmp) dell'Agenzia europea del farmaco ha avviato una revisione del vaccino denominato Gam-Covid-Vac su rischiesta della R-Pharm Germany GmbH.  Gli studi clinici indicherebbero la capacità dello Sputnik V di innescare la produzione di anticorpi e cellule immunitarie che prendono di mira il coronavirus Sars-CoV-2 e possono aiutare a proteggere dal Covid-19.

La revisione continua proseguirà fino a quando non saranno disponibili prove sufficienti per la domanda formale di autorizzazione all'immissione in commercio.

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Il fatto che dietro l'avvio della procedura vi sia un'azienda tedesca non stupisce: già a inizio gennaio la cancelliera Angela Merkel si era detta “aperta all’idea” di mettere a disposizione l’industria tedesca per aumentare i volumi di produzione delle dosi russe. Di diverso avviso la presidente della Commissione europea, la sua ex ministra Ursula von der Leyen, che fino a pochi giorni fa aveva fatto capire di non fidarsi delle iniezioni provenienti dal Paese guidato da Vladimir Putin.

Di contro, mentre la campagna di vaccinazione europea va a rilento e dai Paesi membri si sono alzate accuse contro Bruxelles, alcuni governi hanno cominciato a trattare con Mosca, seguendo l'esempio dell'Ungheria, che già da settimane ha annunciato l'acquisto di dosi del vaccino russo. Dopo Budapest, anche la Repubblica ceca ha di recente annunciato un pre-accordo per ottenere lo Sputnik. 

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Intanto secondo quanto apprende  il Financial Times l'Italia avrebbe bloccato l'export di un loto di vaccini di AstraZeneca versa l'Australia. Si tratta del primo caso in Ue di blocco di esportazione di dosi.

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