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Martedì, 5 Dicembre 2023
I primi dati

Vaiolo delle scimmie: c'è una buona notizia

Secondo le prime analisi sulle prime sequenze effettuate in Portogallo, Belgio e Usa non sono state evidenziate mutazioni rispetto al ceppo del 2018, con il virus che ha mantenuto immutata la sua trasmissibilità. Anche i primi tre casi italiani risultano affini al ceppo africano

Dopo quanto osservato con il Covid, che nel corso di due anni è mutato diverse volte, dando vita a nuovi ceppi, spesso in grado di eludere le difese immunitarie o con maggiore contagiosità, anche nel caso del vaiolo delle scimmie, il timore degli scienziati era che l'improvviso aumento dei casi fosse legato ad un cambiamento nel virus. La diffusione della malattia in così tanti Paesi è sicuramente un campanello d'allarme: se il virus fosse mutato, divenendo più trasmissibile, saremmo stati di fronte ad una nuova emergenza sanitaria. Perché un virus cambi le proprie caratteristiche è necessario che avvenga una mutazione nella sequenza di DNA o RNA.

Vaiolo delle scimmie, il virus non è mutato

Il SARS-CoV-2 è un virus a RNA, mentre il vaiolo delle scimmie ha un genoma a DNA, che confrontato con i campioni degli anni passati ha dato una prima, buona notizia: nelle prime sequenze analizzate in Portogallo, Usa, Belgio e Germania, non risultano mutazioni rispetto al virus del 2018. In poche parole, il virus è più o meno il medesimo, motivo per cui gli scienziati ritengono che abbia mantenuto anche le sue caratteristiche relative alla trasmissibilità. Anche i primi tre casi registrati in Italia (al momento sono cinque in totale), sono risultati affini al ceppo africano, come sottolineato in una nota dello Spallanzani di Roma: "I ricercatori dello Spallanzani hanno completato la prima fase dell'analisi della sequenza del Dna del Monkeypox virus dei primi tre casi di vaiolo delle scimmie osservati in Italia e seguiti presso l'Istituto romano. I campioni risultati postivi al Monkeypox virus sono stati sequenziati per il gene dell'emoagglutinina (Ha), che consente l'analisi filogenetica del virus, e sono tutti risultati affini al ceppo dell'Africa Occidentale, con una similarità del 100% con i virus isolati dei pazienti in Portogallo e Germania. Potremmo essere anche in Italia di fronte a un virus 'paneuropeo' correlato con i focolai osservati in vari Paesi europei, in particolare quello delle Isole Canarie".

"Improbabile che il virus sia mutato"

L'Oms li ha definiti "casi anomali" e il fatto che il virus non sia mutato lo rende un nemico più "conosciuto" e quindi più facile da arginare e sconfiggere. Anche secondo il virologo Pasquale Ferrante, professore alla Temple University di Philadelphia negli Usa, direttore sanitario e scientifico dell'Istituto clinico Città Studi di Milano, è improbabile che ci siano state delle mutazioni: "Prima di ipotizzare cambiamenti nel genoma del virus e nelle sue molecole di superficie, direi che bisogna aspettare, e molto. Il motivo principale per cui serve cautela, è il fatto che il virus del 'monkeypox', così come quello del vaiolo umano, è un virus a DNA a doppia elica, fra l'altro molto grosso per dimensioni".

"All'epoca del vaiolo - sottolinea Ferrante - il virus lo si poteva quasi osservare al microscopio ottico, per quanto era grande la particella. Questa caratteristica significa qualcosa anche da un punto di vista biologico: vuol dire stabilità. Essendo un virus a Dna a doppia elica, per di più appunto di dimensioni ragguardevoli, quello del vaiolo delle scimmie, come anche gli herpesvirus tra cui la varicella, è uno di quei virus che non va facilmente incontro a mutazioni, ma che anzi si sono dimostrati finora assolutamente stabili. Al contrario dei coronavirus come il Sars-CoV-2 di Covid-19, virus a Rna inclini a mutare" per assenza di 'correttori di bozze', ossia i meccanismi che durante la replicazione limitano il rischio di errori casuali dai quali originano le varianti".

I casi in Italia diventano cinque

Intanto sono saliti a cinque i casi confermati di vaiolo delle scimmie nel nostro Paese. Il quinto caso è un italiano tornato dalla Germania, che adesso si trova in isolamento a casa a Roma. La notizia è stata confermata dalla direzione Welfare della Regione: "Il laboratorio di Microbiologia clinica, virologia e diagnostica dell'Ospedale Sacco ha confermato la diagnosi di positività del campione prelevato da un paziente che presentava sintomi riconducibili al vaiolo delle scimmie". Quest'ultimo caso è seguito a domicilio a Roma, altri tre si trovano ricoverati, sempre nella Capitale, e uno a d Arezzo.

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