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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
L'altra epidemia

Vaiolo delle scimmie in Italia, i casi continuano a crescere

Infettati 652 uomini e 10 donne. Distribuite alle regioni circa quattromila dosi di vaccino

Continuano ad aumentare i casi di vaiolo delle scimmie in Italia: salgono infatti a 662 quelli confermati, con un incremento di 18 casi rispetto all'ultima rilevazione del 12 agosto scorso. Lo evidenzia l'ultimo bollettino del ministero della Salute, pubblicato oggi. I casi collegati a viaggi all'estero sono 185. L'età mediana delle persone infettate è di 37 anni: si tratta di 652 uomini e 10 donne.

DATI REGIONALI
Regioni Casi confermati Incremento rispetto all'ultima rilevazione
Abruzzo 2 0
Basilicata 0 0
Calabria 0 0
Campania 21 0
Emilia - Romagna 70 1
Friuli - Venezia Giulia 11 0
Lazio 121 3
Liguria 13 0
Lombardia 291 8
Marche 4 0
Molise 0 0
Piemonte 25 0
Puglia 14 1
Sardegna 4 1
Sicilia 5 1
Toscana 31 1
PA. Bolzano 1 0
PA. Trento 3 0
Umbria 0 0
Valle d'Aosta 0 0
Veneto 46 2

Il primo caso in Italia è stato confermato il 20 maggio 2022 il 13 luglio l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l'emergenza sanitaria globale formulando una serie di raccomandazioni. Va ricordato pertanto che i segni più frequenti dell'infezione sono linfonodi ingrossati ed eruzioni o lesioni cutanee. L'eruzione cutanea in particolare di solito inizia entro tre giorni dalla comparsa della febbre e le lesioni possono essere piatte o leggermente rialzate, piene di liquido limpido o giallastro, possono formare croste, seccarsi e cadere. Predominano le lesioni ano-genitali, seguono tronco, braccia e gambe, viso e palmi delle mani e dei piedi. L'eruzione cutanea può anche essere riscontrata sulla bocca, sulla zona perigenitale e sugli occhi.

I sintomi - che scompaiono da soli senza trattamento - in genere durano da 2 a 4 settimane e comprendono di solito febbre, sonnolenza, mal di testa, dolori muscolari. Il virus si trasmette attraverso un contatto stretto con un caso sintomatico. L'eruzione cutanea, i fluidi corporei (come liquido, pus o sangue da lesioni cutanee) e le croste sono particolarmente infettivi. Ulcere, lesioni o piaghe della bocca possono essere infettive e il virus può diffondersi attraverso la saliva o attraverso droplet (goccioline respiratorie) in caso di contatto prolungato faccia a faccia (a maggior rischio gli operatori sanitari, i membri della stessa famiglia e altri contatti stretti dei casi confermati). Anche indumenti, lenzuola, asciugamani o stoviglie contaminati dal virus di una persona infetta possono contagiare altre persone.

Al fine di proteggere se stessi e gli altri, il Ministero della Salute nella Circolare del 2 agosto 2022 prevede che i casi confermati e sospetti di MPX si mettano in autoisolamento. Chiunque abbia sintomi riferiti al vaiolo delle scimmie deve contattare immediatamente il proprio medico. Specifici antivirali possono essere presi in considerazione a giudizio del medico curante, in casi selezionati. Ci sono evidenze che essere immunocompromessi può aumentare il rischio di contrarre l'infezione se esposti al virus del vaiolo delle scimmie e di contrarre una forma grave di malattia o morire. Molti anni di ricerca sulle terapie per il vaiolo hanno portato a sviluppare prodotti utilizzabili anche per il trattamento del vaiolo delle scimmie. Un antivirale sviluppato per il trattamento del vaiolo (tecovirimat) è stato approvato per il trattamento del vaiolo delle scimmie, nel gennaio 2022, dall'Agenzia europea per i medicinali (EMA).

Il vaccino contro il vaiolo

A seguito dell’arrivo della prima tranche di donazione del vaccino antivaiolo Jynneos, da parte della Commissione Europea il Governo ha suddiviso le dosi di vaccino attualmente disponibili tra le Regioni con il più altro numero di casi segnalati (Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Veneto). Una successiva tranche è attualmente prevista per la seconda metà del mese di agosto.

Tenuto conto dell’attuale scenario epidemico e della limitata disponibilità di dosi, le prime categorie alto rischio a cui verrà offerta inizialmente la vaccinazione, come profilassi pre-esposizione, sono individuate tra il personale di laboratorio con possibile esposizione diretta e a persone gay, transgender, bisessuali che negli ultimi 3 mesi hanno avuto più partner sessuali e hanno partecipato a eventi di sesso di gruppo.  Tali soggetti a più alto rischio potrebbero essere identificati tra coloro che afferiscono agli ambulatori PrEP-HIV dei centri di malattie infettive e dei Check Point, ai centri HIV e ai centri per il trattamento delle malattie sessualmente trasmissibili, utilizzando anche indicatori di comportamento ad alto rischio simili a quelli utilizzati per valutare l'idoneità alla profilassi pre-esposizione all'HIV, ma applicati indipendentemente dalla presenza o meno di infezione da HIV.

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