Giovedì, 5 Agosto 2021
L'analisi

Il reale problema della variante Delta è che i sintomi sono quelli di un raffreddore

La mutazione "ex indiana" dilaga nel Regno Unito soprattutto tra i giovani non vaccinati e gli adulti parzialmente vaccinati, ma ha una sintomatologia più sfumata rispetto a quella conosciuta finora. E questo aumenta e velocizza la trasmissione inconsapevole. "I vaccini da soli non bastano per sconfiggere la pandemia": cosa fare per arginarla, secondo un team di esperti inglesi

Passeggeri durante le operazioni di controllo nell'ambito delle nuove regole per l'ingresso in Italia dai Paesi dell'Unione europea e da Stati Uniti, Canada e Giappone con i requisiti del certificato verde, all'aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino, 21 giugno 2021. Divieto di ingresso, invece, da India, Bangladesh e Sri Lanka e quarantena di 5 giorni con obbligo di tampone per chi proviene dalla Gran Bretagna. ANSA/ TELENEWS

L'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato che i casi di Covid-19 in Europa hanno ricominciato ad aumentare dopo due mesi di calo e che c'è il rischio di una nuova ondata "a meno che non rimaniamo disciplinati". Colpa della variante Delta, comparsa per la prima volta in India nell'ottobre 2020 e più contagiosa e virulenta, che continua a diffondersi in diversi Paesi e a fare paura. Nelle scorse ore l'Agenzia europea del farmaco ha provato a rassicurare ammettendo che "al momento tutti i vaccini approvati nell'Unione europea (Pfizer, Moderna, AstraZeneca e Johnson&Johnson, ndr) sembrano efficaci nel proteggere coloro che si sono vaccinati da tutte le varianti virali in circolazione nell'Ue", ma i contagi aumentano soprattutto nel Regno Unito (ieri il nuovo picco di casi: quasi 28mila).

La notizia parzialmente confortante è che i primi dati del governo britannico confermano un incremento più contenuto del totale dei ricoveri ospedalieri, grazie soprattutto all'efficacia della campagna vaccinale, e addirittura un calo dei morti. Anche se la variante Delta è più contagiosa e aggressiva, questo per il momento non ha pesato sulle strutture sanitarie con un aumento dei ricoverati, come abbiamo spiegato qui. Negli ultimi mesi l'occupazione delle terapie intensive è crollata anche in Francia, Germania e Spagna: un dato reso possibile soprattutto dalle campagne di vaccinazione.

I sintomi "da raffreddore" e la trasmissione inconsapevole

In un parere aggiornato sul rischio varianti, sulla base delle prove scientifiche disponibili, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha ricordato che questa mutazione è più trasmissibile di altre varianti circolanti e ha stimato che entro la fine di agosto rappresenterà il 90% di tutti i virus Sars-CoV-2 in circolazione nell'Unione europea. Gli esperti concordano sul fatto che, per cercare di arginarla, è necessario tracciare, sequenziare e vaccinare. Spesso, però, questa variante che accumula mutazioni con facilità sfugge al monitoraggio e ad alcuni test di screening. Il reale problema della variante Delta è che è simile a un forte raffreddore: la sintomatologia di questa mutazione è infatti in parte diversa rispetto a quella conosciuta finora. E questo aumenta e velocizza la trasmissione inconsapevole.

Lo studio sui sintomi della variante Delta

Il professor Tim Spector, che guida un progetto chiamato "Zoe Covid Symptom", creato nel Regno Unito per raccogliere la sintomatologia descritta da migliaia di positivi al virus tramite un'app, ha avvertito i suoi concittadini: i principali sintomi che presentano le persone contagiate dalla variante Delta del Covid-19 sono mal di testa, rinorrea (naso che cola) e mal di gola. Come un brutto, banale raffreddore. Al contrario, i classici sintomi dell'infezione da Sars-CoV-2 come la perdita dell'olfatto e del gusto "sembrano meno diffusi". Lo studio dei sintomi dei cittadini che sono stati contagiati dalla variante Delta del Covid-19 è avvenuto proprio attraverso l'applicazione alla quale si sono registrate migliaia di persone. "Dall’inizio di maggio abbiamo analizzato i sintomi più diffusi tra chi è stato contagiato dalla variante Delta e non sono uguali a quelli di prima", ha detto il professor Spector.

La febbre rimane abbastanza comune, ma la perdita dell'olfatto e del gusto non compare più tra i primi dieci sintomi. Secondo il professore britannico, il fatto che la variante Delta funzioni in modo leggermente diverso può creare dei problemi nel riconoscimento dei sintomi. Questo perché le persone potrebbero pensare di avere un raffreddore e continuare una vita normale diffondendo il virus in maniera inconsapevole. La sottovalutazione e l'incapacità di riconoscere i sintomi di questa nuova variante potrebbero essere alcuni degli elementi che, insieme alla maggiore aggressività della mutazione rispetto agli altri ceppi, aumentano e velocizzano la trasmissione. Non è un bel segnale in vista dell'autunno, mentre viviamo un'estate quasi da "liberi tutti" con restrizioni più lasche.

Come arginare la mutazione più contagiosa del covid

Cosa fare? Un gruppo di esperti guidato dal professor Alex Crozier dello University College di Londra ha elaborato una proposta, rilanciata sul British Medical Journal. Con la variante Delta che dilaga soprattutto tra i giovani non vaccinati e gli adulti parzialmente vaccinati, causando sintomi meno gravi e più sfumati, il Regno Unito dovrebbe rivedere la propria politica sui test anti covid, allargando la lista dei sintomi che definiscono i casi sospetti da sottoporre a tampone molecolare e isolamento. Durante la pandemia di Covid-19 i cittadini britannici sono stati istruiti, scrivono gli studiosi: "Se hai la febbre alta, una tosse persistente o hai perso il senso dell'olfatto o del gusto, isolati e fai un test". Ora però la situazione è cambiata e questi sintomi sono solo alcuni dei tanti descritti da coloro che sono stati infettati da Sars-CoV-2. Molte persone con malattia da lieve a moderata non hanno questi sintomi (inizialmente) e altri sintomi spesso si manifestano prima.

Gli esperti spiegano che il Regno Unito aveva scelto di adottare una definizione ristretta del "caso di covid" per facilitare la comunicazione verso il pubblico, evitare confusione con altre infezioni e preservare la capacità di fare test. Lo scenario però è cambiato rispetto ad alcuni mesi fa. Ora la capacità di fare test è elevata. E per scongiurare il rischio di una nuova ondata e mitigare quello di una trasmissione duratura serve un intervento rapido. La prima mossa che  il Regno Unito dovrebbe fare, secondo gli studiosi, è proprio rivedere e ampliare la lista dei sintomi da covid in modo da allinearla a quella di altri Paesi. Gli esperti ricordano come già ora l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e i Centri americani per la prevenzione e il controllo delle malattie (Cdc) includano rispettivamente nove e undici sintomi in più rispetto a quelli presenti nella lista ufficiale britannica.

Anche il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) descrive una serie di sintomi associati ai casi meno gravi, come mal di testa (70%), spossatezza e affaticamento (63%), dolori muscolari (63%), inappetenza (54%), mal di gola e naso che cola (53%). Questi sintomi sono più comuni nei bambini in età scolare, nei giovani non vaccinati e nelle persone che non hanno ancora concluso il ciclo vaccinale, un segmento di popolazione che ora rappresenta una percentuale ancora maggiore di potenziale trasmissione perché le persone anziane sono quasi tutte vaccinate. In poche parole si tratta di soggetti che hanno più probabilità di trasmettere il virus in questa fase della pandemia.

"I vaccini non bastano per sconfiggere la pandemia"

Oggi molte persone infette non presentano i sintomi utilizzati nella definizione di "caso covid" del Regno Unito, dove i contagi di variante Delta stanno dilagando. Ecco perché gli esperti mettono in guardia: "Mentre limitare l'accesso ai test sintomatici ai soggetti con sintomi "ufficiali" può controllare il volume dei tamponi - scrivono sul British Medical Journal -, questa definizione ristretta ora probabilmente impedisce il controllo della trasmissione". In sostanza, osservano, limitare i test molecolari ai pazienti con questi sintomi ufficiali mancherà o ritarderà l'identificazione di molti casi di Covid-19, ostacolando gli sforzi per interrompere la trasmissione.

Gli autori dell'articolo sottolineano che è improbabile che le sole vaccinazioni possano mettere fine alla pandemia. Le nuove varianti, più trasmissibili e in parte resistenti ai vaccini, "potrebbero diffondersi nella popolazione suscettibile causando alti tassi di ricoveri. Per riaprire la società con una maggiore velocità ed equità bisogna migliorare il controllo dei contagi". E tutto dovrebbe partire da una definizione dei casi clinici di covid più ampia e adeguata al contesto attuale, con nuovi criteri di idoneità per i test di controllo e per l'autoisolamento.
 

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